Il presidente Usa conferma la scadenza delle 20 per un accordo su Hormuz, mentre Israele annuncia nuovi raid su larga scala in Iran e Riad riferisce di avere abbattuto droni e missili diretti verso la Regione orientale
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Il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran entra in ore decisive. Il presidente americano Donald Trump ha confermato che la scadenza fissata per oggi resta valida e che il termine per un accordo con Teheran non sarà ulteriormente esteso. L’obiettivo dichiarato dagli Stati Uniti è la riapertura dello Stretto di Hormuz e il raggiungimento di un’intesa più ampia sul fronte militare e nucleare.
A rendere ancora più pesante il clima è stato lo stesso Trump, che in un messaggio pubblicato su Truth Social ha scritto che «stanotte morirà un’intera civiltà» se non si arriverà a un’intesa entro la deadline. Nelle stesse ore il presidente americano ha anche continuato a evocare scenari di cambio di regime in Iran, alzando ulteriormente il livello dello scontro politico e militare.
Sul terreno, intanto, la guerra continua ad allargarsi. Le Forze di difesa israeliane hanno annunciato di avere completato una nuova ondata di attacchi aerei su larga scala contro «decine di siti infrastrutturali» in varie aree dell’Iran. Parallelamente, secondo Reuters e Axios, forze americane e israeliane hanno colpito anche obiettivi sull’isola di Kharg, snodo strategico per il petrolio iraniano e per i flussi energetici mondiali.
Il dossier più delicato resta però quello regionale. Il ministero della Difesa saudita ha fatto sapere di avere intercettato nelle ultime ore altri quattro droni, dopo avere già annunciato l’abbattimento di 18 droni e 7 missili balistici diretti verso la Regione orientale del regno. In precedenza erano stati segnalati anche altri quattro missili balistici intercettati nella stessa area. Secondo Riad, alcuni detriti sono caduti nei pressi di infrastrutture energetiche e la stima dei danni è ancora in corso. Questi dati sono stati riportati da più agenzie e testate internazionali nelle ultime ore.
Sul fronte diplomatico, lo spazio per una mediazione appare sempre più stretto. Le ultime ricostruzioni indicano che l’Iran ha sospeso i canali di comunicazione, compresi quelli indiretti, con gli Stati Uniti. Reuters riferisce che Teheran ha respinto le proposte di tregua temporanea e continua a chiedere non solo la fine dei bombardamenti, ma anche garanzie più ampie e riparazioni.
Da Washington, però, arriva anche una linea che punta a presentare come già centrati gli obiettivi militari principali. Il vicepresidente JD Vance, secondo quanto riferito nelle ricostruzioni di giornata, ha sostenuto che gli Stati Uniti avrebbero già ottenuto il risultato militare prefissato e che adesso la conclusione del conflitto dipenderebbe soprattutto dalle scelte dell’Iran. Questa impostazione si accompagna al tentativo della Casa Bianca di escludere dal quadro l’ipotesi di un ricorso ad armi nucleari, che viene negato ufficialmente.
Nel frattempo, nel Regno Unito fa discutere un nuovo affondo di Trump contro Londra. Il presidente americano ha criticato il mancato sostegno diretto britannico alla guerra contro l’Iran e, senza citare apertamente Keir Starmer, ha detto che gli Stati Uniti «non vogliono un altro Neville Chamberlain», frase interpretata da più giornali britannici come un paragone pesantissimo con il premier dell’appeasement verso Hitler. La polemica rilancia le tensioni già aperte nella relazione tra Washington e Londra, anche in vista della visita di Stato di re Carlo III negli Usa prevista a fine aprile.
Restano invece non confermate da fonti primarie internazionali affidabili le notizie circolate sul presunto stato di incoscienza della Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei. Al momento, su questo punto, non risultano conferme indipendenti da parte di Reuters o Associated Press.

