Un servizio di emergenza ancora disomogeneo, con criticità organizzative e tempi d’intervento contestati dalle associazioni che operano sul territorio. Carlo Guccione, componente della Direzione nazionale del Partito democratico, torna ad attaccare la gestione del 118 in Calabria e chiede una svolta strutturale.

La presa di posizione collega le difficoltà del sistema di emergenza-urgenza al ritardo nella nomina dei direttori generali delle Aziende sanitarie provinciali e delle Aziende ospedaliere.

Secondo Guccione, il centrodestra sarebbe concentrato sul confronto interno per l’assegnazione degli incarichi mentre il servizio continua a mostrare limiti che si ripercuotono sui cittadini.

La contestazione sui 24,5 milioni spesi

L’esponente del Pd sostiene che sul progetto di riorganizzazione del 118 calabrese siano stati investiti 24,5 milioni di euro senza ottenere servizi tempestivi e uniformi in tutta la regione.

«Sono stati spesi 24,5 milioni di euro sul progetto di riorganizzazione del 118 calabrese, eppure il sistema resta inefficiente e disomogeneo», afferma Guccione, definendo fallimentare il risultato raggiunto.

La cifra e la valutazione sull’efficacia della riorganizzazione sono contenute nella nota politica. Guccione contesta in particolare la scelta di trasferire in Calabria un modello ispirato all’organizzazione lombarda senza adattarlo alle caratteristiche geografiche e operative del territorio regionale.

«Non basta copiare dalla Regione Lombardia per realizzare un modello efficiente di urgenza-emergenza», sostiene.

Le segnalazioni delle associazioni del Terzo settore

Nel documento vengono richiamate anche le denunce delle associazioni che collaborano con il servizio 118.

Secondo quanto riferito da Guccione, le organizzazioni avrebbero segnalato il mancato rispetto della territorialità e dei tempi di intervento, oltre alla disapplicazione degli impegni assunti durante gli incontri svolti nei mesi scorsi.

Le criticità organizzative contribuirebbero inoltre ad aumentare la tensione durante gli interventi, esponendo operatori sanitari e volontari al rischio di aggressioni.

Per Guccione, il confronto con le realtà del Terzo settore dovrebbe diventare parte integrante della riorganizzazione, valorizzando l’esperienza maturata quotidianamente sul campo.

«Nomine ferme mentre il servizio rischia di non reggere»

La polemica investe anche la guida delle Aziende sanitarie e ospedaliere calabresi. Guccione denuncia il ritardo nell’assegnazione degli incarichi di direzione generale e accusa la maggioranza regionale di essere impegnata in uno scontro sulle nomine.

A suo giudizio, questa situazione alimenterebbe l’immobilismo proprio mentre il sistema dell’emergenza richiede decisioni rapide e una responsabilità amministrativa chiaramente definita.

«Il tempo degli alibi è finito», afferma l’esponente democratico. «È ora che chi governa la Regione si assuma la responsabilità delle proprie scelte e lasci spazio alle competenze».

La proposta per riorganizzare il servizio

Guccione indica tre elementi sui quali costruire una nuova organizzazione del 118: competenze professionali, prossimità territoriale e utilizzo corretto delle risorse disponibili.

Un modello più capillare, secondo l’esponente del Pd, permetterebbe di ridurre i tempi di intervento e assicurare una copertura più omogenea, soprattutto nelle aree interne e nei territori distanti dai principali presìdi ospedalieri.

La riforma dovrebbe inoltre eliminare gli sprechi che, nella sua valutazione, gravano sulla sanità regionale senza produrre un miglioramento proporzionato dei servizi.

Il richiamo al diritto alla salute

La critica politica si concentra infine sulle conseguenze che le inefficienze del 118 possono avere sulla tutela dei cittadini.

«Quando il 118 non funziona non si perde soltanto efficienza», sottolinea Guccione. «Si mette a rischio il diritto costituzionale alla salute e, troppo spesso, la vita delle persone».

L’esponente della Direzione nazionale del Pd chiede quindi di sostituire quelle che definisce logiche clientelari con criteri fondati sulla competenza, affinché il sistema calabrese possa diventare un servizio pubblico moderno e realmente adeguato alle necessità del territorio.

«La Calabria non può essere considerata una colonia, né un territorio a cui sottrarre risorse», conclude Guccione.