«Non è una vicenda che può essere circoscritta al locale e al “civismo”. Nei fatti si sostiene una candidata che viene dalla Lega col benestare della Federazione: inaccettabile»
Tutti gli articoli di Politica
PHOTO
Quello che sta accadendo a Villapiana non è una vicenda locale qualsiasi e non può essere coperto dalla parola “civismo”. Qui il Partito Democratico non è semplicemente assente, ma si nasconde dietro il mancato uso del simbolo mentre nei fatti sostiene una candidata che viene dalla Lega. Questo è il punto: non si tratta di una sfumatura o di un’interpretazione, ma di ciò che sta realmente accadendo, e il Pd non può fare una cosa del genere. Ancora più grave è che tutto questo venga giustificato dal circolo locale, coperto dalla federazione provinciale e di fatto consentito dal livello regionale.
Non si può dire di essere alternativi al centrodestra e poi, quando conta davvero, stare da quella parte. Non si può usare il “civismo” per rendere accettabile ciò che politicamente non lo è. Dentro questo quadro si è prodotta inevitabilmente confusione: candidature diverse, iscritti che si muovono in direzioni opposte, senza una posizione chiara del partito. Eppure proprio lì stava il punto. C’erano già in campo più candidature riconducibili a un’area progressista: era lì che il Pd doveva stare, lavorando per costruire una coalizione e rafforzare, anche in una competizione locale, i valori democratici e progressisti. Non è pluralismo, ma una situazione che non si è voluta affrontare o che non si è stati in grado di governare.
E se non si avverte nemmeno che qui c’è un problema politico serio, allora il problema diventa ancora più grave. Un partito serve esattamente a questo: a dire da che parte sta. Quando questo viene meno, il partito non guida più nulla e ognuno si regola da sé. A pagare sono sempre gli stessi: iscritti, militanti, amministratori che tengono in piedi il Pd nei territori e che oggi si trovano davanti a scelte che non riescono a spiegare e che non possono difendere. È da qui che nasce una delusione vera, profonda.
Villapiana, però, non è un caso isolato. Arriva dopo mesi in cui si sono accumulate scelte sbagliate, decisioni mai condivise e passaggi politici gestiti senza confronto e senza responsabilità. Arriva dentro una situazione in cui la federazione provinciale non ha svolto il suo ruolo: non ha coordinato, non ha tenuto una linea, non ha saputo prevenire né gestire situazioni come questa. Per questo la domanda diventa inevitabile: come è possibile che si continui così? Come è possibile che una struttura che dovrebbe tenere insieme il partito nei territori consenta scelte di questo tipo senza mai intervenire, senza assumersi una responsabilità e senza rimettere ordine?
È esattamente così che si producono queste situazioni. Ci sono ancora poche ore, prima della presentazione delle liste, per fare chiarezza ed evitare che tutto questo si compia fino in fondo. Serve una parola chiara, adesso. Il livello regionale del partito e il segretario Nicola Irto devono dire se tutto questo è accettabile oppure no. E lo stesso vale per il livello nazionale del Partito Democratico. Perché qui non è in discussione una scelta locale, ma la credibilità del Pd.
*Pino Le Fosse, dirigente del Partito Democratico

