L’inchiesta diocesana sulla vita e la fama di sanità del religioso originario di Morano Calabro ha ottenuto parere favorevole. Il postulatore della causa don Enzo Gabrieli: «Abbiamo interrogato 57 testimoni, adesso la corposa documentazione è stata depositata in Vaticano»
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Il percorso di beatificazione avviato dal postulatore, don Enzo Gabrieli, sulla figura di don Carlo de Cardona, il sacerdote capace di interpretare con estrema concretezza ed efficacia, le istanze della Rerum Novarum per l’elevazione sociale dei contadini, ha compiuto un determinante passo in avanti. Il Dicastero delle cause dei Santi ha attribuito piena validità all’inchiesta diocesana condotta sulla vita, la virtù, la fama di santità e di segni del Servo di Dio del religioso originario di Morano Calabro.
La decisione apre la seconda fase che dovrebbe condurre presto al riconoscimento della venerabilità. Nel nostro spazio intervista, proprio don Enzo Gabrieli ha tratteggiato il profilo di don Carlo illustrando inoltre i passaggi salienti di questa procedura che ha rafforzato l’attenzione verso De Cardona, considerato il più alto esempio di prete sociale e il cui insegnamento rappresenta ancora oggi una bussola per la Chiesa, soprattutto in questa fase di smarrimento dei valori morali e civili che impone il ripristino di un rapporto fervido e filiale con i fedeli.
«Ha vissuto tra la fine dell’ottocento e l’inizio del novecento - ha ricordato don Enzo Gabrieli - Il presule di Cosenza di allora, l'arcivescovo Camillo Sorgente, intuì, capì che in quel sacerdote c'era stoffa. Don Carlo era moranese quindi appartenente alla diocesi di Cassano all’Ionio. Però studiò a Cosenza e chiese quindi il permesso a monsignor Sorgente di tenerlo come suo segretario e di inserirlo nel clero cosentino.
Quelli erano gli anni della Rerum Novarum, della grande sfida di Papa Leone XIII e della Chiesa che si riapriva al mondo dopo quella chiusura conseguita dopo l'Unità d'Italia e la breccia di Porta Pia, superando un certo irrigidimento sia culturale che magisteriale.
L’arcivescovo Sorgente e De Cardona individuarono la grande difficoltà dei contadini di ottenere credito presso le banche: senza questo supporto non potevano comprarsi l’appezzamento di terreno che coltivavano, rimanendo così soggetti al potere dei baroni e dei padroni cui rimettevano una parte consistente del raccolto. Un’altra parte serviva per pagare l’affitto e a loro non rimanevano che le briciole». È la genesi delle casse rurali. Ne nacquero a decine e furono affidate alla gestione dei parroci locali: «La Chiesa si faceva garante e i contadini poterono acquistare un pezzo di terra, una casa, l’attrezzatura per la coltivazione.
Di Casse rurali ne nacquero a decine. Erano federate per cui si sostenevano a vicenda. Don Carlo poi si impegnò molto nel mondo del giornalismo come fondatore de La Voce Cattolica ed editorialista su Parola di Vita. E poi aveva una visione rispetto alla presenza dei cattolici in politica. All'epoca i sacerdoti potevano ricoprire cariche elettive. Fu consigliere comunale a Cosenza ed assessore provinciale e si adoperò anche per il progresso – ha messo in evidenza don Enzo Gabrieli – Insomma, applicò con concretezza e praticità i dettati della dottrina sociale».
Tornando alla causa di beatificazione, tutti questi elementi sono stati raccolti nella corposa documentazione depositata in Vaticano: «Un fascicolo composto da 23 volumi. Tutte le carte sono state prodotte in triplice copia. Sono stati interrogati 57 testimoni, fra questi personaggi noti della Democrazia Cristiana.
Adesso inizia adesso la fase romana: il postulatore insieme ad un relatore e ad un'equipe potrà preparare la posizio, un riassunto della documentazione depositata. Questo fascicolo sarà sottoposto al vaglio di una commissione di teologi. A valle di questo procedimento si potrà arrivare, se Dio vuole, alla venerabilità. Per la beatificazione ci vorrà un segno del cielo, il famoso miracolo. In quel caso si dovrà riaprire un altro processo».

