Doveva essere la prova di forza definitiva, per il centrodestra invece il referendum sulla giustizia si è trasformato in una Caporetto. Per parafrasare Matteo Renzi in Senato quel no degli italiani più che riaccendere la coalizione rischia di suonargli il de profundis. Lo sa Giorgia Meloni, ma sopratuttto i suoi alleati. In particolare in Forza Italia i nervi sono ormai a fior di pelle.

Marina e Piersilvio Berlusconi hanno deciso di andare fino in fondo nel rinnovamento del partito. Facce nuove per cercare di arrivare a quel 20% che molti danno per raggiungibile ma che nella tiepida gestione di Antonio Tajani sembra una chimera.

Il Ministro degli Esteri e vicepremier è stato convocato giorni fa ad Arcore e in molti gridano alla scandalo. In una democrazia matura è alquanto singolare che imprenditori privati, tecnicamente nemmeno tesserati del partito ma generosi finanziatori, convochino il segretario nazionale e vicepremier del Governo per imporre la linea politica. Soprattutto per dire che in casa Azzurra di congressi non se parla proprio, mica siamo come i partiti tradizionali in cui contano tessere e dibattito.

Tajani però ha dovuto abbassare il capo ed ingoiare il cambio alla guida dei senatori con Maurizio Gasparri che ha ceduto il posto a Stefania Craxi e soprattutto alla Camera dove il consuocero di Tajani, Paolo Barelli ha lasciato a favore di Enrico Costa. Proprio quel Costa inviso alla classe giornalistica perché estensore dell’emendamento che vieta la pubblicazione delle ordinanze di custodia cautelare (a tacere del famoso lodo Alfano).

La cosa non è andato affatto giù a Tajani che ha dovuto fare di necessità virtù, anche se i retroscenisti raccontano di un ministro degli Esteri sempre più nervoso. Il prossimo consiglio dei Ministri dovrebbe nominare i nuovi Sottosegretari e nel valzer è compreso quello del Lavoro visto che il leghista Claudio Duringon sembra destinato al Mef. Il nome è quello di Chiara Tenerini, fedelissima del Ministro degli Esteri, ma su di lei è già iniziato il fuoco di fila della minoranza del partito. Ma non sono solo le prime file a litigare. Sullo sfondo c’è stata la grande lite fra le due celebri ex: Francesca Pascale e Marta Fascina. La seconda ha accusato la prima di non contare niente in Forza Italia nonostante il suo attivismo in politica. Lei ha replicato che la deputata ha perfettamente ragione «Io non conto nulla, mica come lei che conta 20mila euro al mese per non andare in Parlamento»

In questo clima si inserisce anche l’arrabbiatura di Marina Berlusconi verso “Il Fatto Quotidiano”. Dopo le rivelazioni del giornale di Travaglio sulla volontà della figlia del Cavaliere di scendere direttamente in campo (accompagnata per la verità da un ritratto di lei davvero poco carino), la Marina ha scritto a Dagospia tutto il suo disappunto per un articolo definito sessista e con punte di body shaming. Resta però il dato che l’azionista di maggioranza avrebbe dato mandato all’amministratore delegato Fininvest, Danilo Pellegrino, di cercare volti nuovi per rinfrescare l’immagine del partito. Un po’ come fece il padre nel 1994 quando dopo aver escluso l’appoggio ai partiti in campo decise di farsene uno tutto suo partendo proprio dai manager di Publitalia, la sua concessionaria di pubblicità.

Insomma molto si muove dentro gli Azzurri ed è difficile capire in che direzione perchè tutto dipende dagli umori dei Berlusconi e quindi c’è poco di politico. Di certo come abbiamo già scritto all’interno del Governo si sta muovendo con forza la necessità di recuperare il rapporto con la componente sociale e imprenditoriale del Nord. D’altronde il Sud ha tradito nel referendum dando ampio consenso al no alla riforma della giustizia. Un fattore che ha tagliato le gambe ad esempio al nostro presidente Roberto Occhiuto, soprattutto se a scendere in campo sarà davvero Marina in prima persona.