Sin dall’inizio il Governo ha parlato di rischi di un contagio da parte della delinquenza più o meno organizzata. Il Procuratore di Napoli, invece, dice di aver visto gente pulita protestare per ragioni condivisibili. Ma la protesta sociale non si può trasformare sempre in questione di ordine pubblico
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Una protesta democratica, legittima. Il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, non si accoda al coro del Governo che sin dall’inizio della manifestazione ha insinuato il dubbio che il blocco messo in atto da autotrasportatori e agricoltori calabresi fosse infiltrato dalla criminalità più o meno organizzata.
Un meccanismo per sminuire la portata di una rivendicazione che ha una base concreta e che il Governo è riuscita a sbloccare da un lato stanziando dei fondi ma dall’altro usando il solito pugno duro con oltre 1600 manifestanti che sono stati identificati. «Non ci faremo intimidire», ha detto la premier Giorgia Meloni come se le difficoltà sociali si dovessero affrontare solo con soluzioni di ordine pubblico. Insomma è quasi un miracolo che le proteste meridionali non abbiano prodotto il nono decreto sicurezza di questo Governo.
«Ai presidi ho visto gente pulita, persone normali che protestavano. Non posso sopportare che si dica che le manifestazioni siano organizzate dalle mafie, perché semplicemente non è vero», ha detto il procuratore Gratteri che come al solito non usa perifrasi quando parla.
«Io non sono nelle condizioni, oggi, di dire se nelle proteste ci siano mafiosi o no, se c'è la 'ndrangheta - ha continuato il procuratore - Ma mettiamo il caso in cui in un blocco stradale ci siano due-tre 'ndranghetisti che vogliono intestarsi la protesta: ovviamente ci sono anche la Procura e la Polizia giudiziaria che avviano le indagini».
Già le indagini che dovrebbero essere il presupposto in uno Stato di diritto. In questo caso abbiamo visto accadere il contrario. Il sottosegretario agli Interni, Wanda Ferro, ha parlato da subito di infiltrazioni criminali. Gli ha fatto eco il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida mentre il senatore, sempre di FdI, Marco Silvestroni chiedeva alla presidente della commissione parlamentare Antimafia, la sua collega Chiara Colosimo di attivare l’organo parlamentare per verificare la veridicità di queste infiltrazioni. La presidente ha subito detto che «Dalle prime verifiche emersi importanti elementi di riscontro e circostanze che appaiono meritevoli di approfondimenti». Una dichiarazione che ha lasciato un po’ perplessi anche perché è difficile capire quali fossero questi elementi visto che non era stata svolta nemmeno un’audizione. Non a caso la stessa Colosimo, ospite dopo tre giorni del Festival del Sud a Vibo Valentia, ha leggermente modificato la sua posizione, parlando più prudentemente di verifiche da svolgere.
L’impressione è proprio quella ovvero che si sia gettato il carro davanti ai buoi. Se davvero ci sono state infiltrazioni della criminalità nelle proteste queste devono essere accertate dagli organi di Polizia e perseguite. Parlarne genericamente a priori significa criminalizzare un movimento che, nonostante i disagi creati, ha avuto un riscontro favorevole fra la gente visto che il prezzo del gasolio per tutti è arrivato a livelli insostenibili, sia per le famiglie sia per le imprese.



