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Più che la festa dell’unità sarà la ricorrenza alla discordia. A Corigliano Rossano non sembrano spirare venti benevoli sul Pd, corroso e logorato dalle mille correnti. La diatriba interna in atto è stare con Stasi o no. Quindi puntare sul sindaco uscente quale candidato a sindaco oppure percorrere altre vie. Il segretario Franco Madeo propone le primarie di partito ed eventualmente di coalizione per calmierare gli animi, ma la storia dem insegna che anche quelli sono strumenti ulteriormente ed estremamente divisivi.
Come lo sarà la festa dell’unità, organizzata dal partito in programma domani e domenica, 30 settembre e 1 ottobre, in piazza Salotto a Corigliano. Una festa alla quale stranamente non è stato invitato il sindaco o qualcuno che rappresenti l’amministrazione comunale. Un’anomalia tutta interna al centrosinistra, poiché proprio di centrosinistra si considera l’ala che circonda e sostiene Flavio Stasi, per come più volte sottolineato dallo stesso sindaco, che anche in consiglio comunale ha spesso dichiarato come la sua sia un’amministrazione di centrosinistra (seppur con qualche eccezione). Di fatto potrebbe non trattarsi di un banale invito non recapitato o dimenticato, ma di un segnale, anche perché Stasi era stato presente ad altre edizioni negli anni scorsi.
A sottolineare lo “sgarbo” istituzionale ci ha pensato Alberto Laise, membro dell’assemblea nazionale del Pd. «In una città che ha, volenti o nolenti, un’amministrazione di centrosinistra si organizza la “Festa dell’Unità” senza invitare il sindaco né qualche amministratore», pur dovendo considerare che «molti di loro hanno persino avuto la tessera del Pd, ovvero guardano al Pd con interesse», scrive in un post su Facebook, poi commentato da tanti altri tesserati (o ex) delusi.
«Ne hanno persino votato le liste alle ultime amministrative» e «come se non bastasse – sottolinea Laise – non ci saranno nemmeno i consiglieri regionali eletti in questa provincia. Però poi si fa intervenire chi più volte è stato indicato come possibile candidato del centrodestra alla carica di sindaco, ovvero a persone, rispettabilissime senz’altro, ma che non hanno mai votato a sinistra. E con un dibattito sulla città e sugli effetti della fusione, ad esempio, dove non c’è la parte che l’amministra».
«Ed allora – si chiede il rappresentante dem – che senso abbia partecipare. Che senso ha continuare un percorso poco chiaro ed a cui non si riesce a fornire la più semplice, ed aggiungerei più importante e legittima a otto mesi dal voto: chi vuole candidarsi a sindaco?». Laise conclude facendo (auto)critica: In questo Pd «non si cambia nulla da dieci anni, racimola sempre meno voti e le sezioni sono sempre più vuote ma in questa fase, a pochi mesi dal voto, si continua a discutere del sesso degli angeli».

