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Due minuti prima delle otto e trenta, sono venti le persone già in fila per entrare in uno dei grandi supermercati di Rende. E altre ne arrivano, parcheggiano e aspettano nelle proprie auto che si aprano le porte. Con i carrelli parati, si mantengono le distanze, qualcuno è bardato con la sciarpa, quasi tutti con i guanti.
Aprono le saracinesche, commessi e vigilantes, lavorano con le protezioni sul viso e sulle mani, di continuo sui pavimenti è passato il macchinario che ripulisce le mattonelle. Nessuno parla, qualcuno alla fine, esasperato, la mascherina la toglie; si fa la spesa con fretta e avidità. Acqua, pane, surgelati, farine e legumi secchi. Gli scaffali della pasta sono decimati, quello del pesce fresco è pieno, ma le persone puntano i cibi a lunga conservazione.

In fila alle casse si tenta di mantenere le distanze giuste. Una voce registrata rompe gli intermezzi musicali della radio ogni minuto. Chiede di rispettare il metro e mezzo tra un cliente e l’altro, di evitare affollamenti. Tre casse sono aperte e la fila a singhiozzo arriva fino al reparto surgelati. C’è paura a pacchi, mescolata alla voglia di sbrigarsi prima possibile per tornare a casa. Impossibile immaginare qualche settimana fa uno scenario surreale come questo, da pellicola post atomica.
Si accendono gli animi. La guardia giurata accorre, cerca di placare la stupida lite per un posto in fila. Intanto arriva altra gente da fuori. Il vigilante si precipita alle porte a vetri e blocca l’ingresso. «Solo quindici alla volta». Fuori restano in attesa carrelli vuoti, persone silenziose, con le mani guantate strette sulle barre, fino a ieri volti completi, oggi occhi spaventati sopra una mascherina azzurra.

