La maggioranza difende il ritorno dell’area mercatale in via Parigi e accusa Futuro di populismo, proteste strumentali e attacchi alle istituzioni
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Sul caso del mercato di Rende arriva una replica durissima dei capigruppo di maggioranza in Consiglio comunale, che rispondono al consigliere Marco Ghionna ribaltando completamente il quadro politico tracciato dall’esponente di Futuro. Nel mirino finiscono il metodo dell’opposizione, il contenuto della critica e il tono utilizzato contro amministrazione, giunta e maggioranza.
La linea dei capigruppo è netta: sul ritorno del mercato nella sua sede naturale non ci sarebbe alcuna forzatura, ma una scelta coerente con il programma elettorale del sindaco, con gli atti approvati dal Consiglio comunale e con un percorso già illustrato pubblicamente ai cittadini. Per la maggioranza, dunque, il vero problema non sarebbe il merito della decisione, ma il tentativo dell’opposizione di cavalcare la protesta senza avanzare proposte alternative credibili.
La maggioranza: «La nota di Ghionna non contiene nulla»
L’affondo iniziale è diretto e senza sfumature. I capigruppo di maggioranza sostengono che la nota firmata da Marco Ghionna non contenga alcuna idea, alcuna proposta e neppure una critica di merito, tanto da richiamare lo stesso passaggio del testo in cui il consigliere affermava che il punto non fosse il contenuto della singola scelta.
Da qui la lettura politica della maggioranza, secondo cui l’intervento di Ghionna risponderebbe solo all’esigenza di visibilità del gruppo Futuro, descritto come una presenza politicamente inconsistente e incapace di incidere davvero nel dibattito cittadino. Il tono della replica è fortemente polemico e non risparmia neppure riferimenti alla recente mobilitazione promossa dall’opposizione, definita in modo sprezzante una presenza minima fatta di pochi commercianti e di una ristretta cerchia di sostenitori.
Il mercato deve tornare nella sua “sede naturale”
Nel merito, la maggioranza difende la decisione di riportare il mercato nell’Area Mercatale di via Parigi, definita la sua sede naturale. Nella replica si insiste sulla collocazione strategica dell’area, descritta come centrale, vicina al Municipio, alla chiesa di San Carlo Borromeo, a via Rossini e allo svincolo autostradale.
I capigruppo elencano anche gli elementi logistici a sostegno della scelta: accesso per le automobili, parcheggio a pochi metri dagli stand, area recintata e sicura, prossimità ai Vigili del Fuoco, presenza di bagni pubblici e di un punto ristoro. Tutto questo viene contrapposto alla sistemazione in piazza Robert Kennedy, giudicata innaturale e ormai non più sostenibile.
Secondo la maggioranza, continuare a mantenere lì il mercato sarebbe stato improprio anche per un’altra ragione: nella piazza affaccia il Museo del Presente, destinato a breve a interventi di ristrutturazione, e nello stesso spazio è prevista la futura realizzazione della sala della musica.
«Via Parigi era nel programma del sindaco»
Uno degli argomenti centrali utilizzati dalla maggioranza è di natura politica e amministrativa insieme. Il ritorno del mercato in via Parigi viene infatti presentato come un impegno contenuto nel programma elettorale del sindaco, già approvato dal Consiglio comunale e ribadito pubblicamente dallo stesso primo cittadino nel rapporto annuale ai cittadini del 1 febbraio scorso al Cinema Garden.
Per i capigruppo, dunque, non si tratterebbe di una scelta improvvisa né imposta senza legittimazione, ma dell’attuazione di un indirizzo politico già noto, formalizzato e confermato nel tempo. È su questo punto che la maggioranza prova a smontare l’accusa di un metodo arbitrario o calato dall’alto.
Il ruolo dell’assessore Stellato e il nodo della morosità
Nella replica viene chiamata in causa anche l’assessore Stellato, che secondo la maggioranza avrebbe ricevuto e incontrato più volte associazioni di categoria e ambulanti per confrontarsi sui servizi e sul metodo di assegnazione degli spazi, ribadendo sempre però il trasferimento del mercato in via Parigi.
I capigruppo sottolineano inoltre un dato che definiscono significativo: 50 espositori su 59 sarebbero morosi, non avendo pagato la tassa di abbonamento annuale per il 2025.
L’accusa di populismo e attacco alle istituzioni
La parte più dura del documento è quella in cui la maggioranza accusa apertamente Ghionna di fare populismo, di cavalcare la protesta e di mostrare una mancanza di rispetto verso le istituzioni. Per i capigruppo, criticare atti che vengono presentati come coerenti con la legge e con gli impegni assunti davanti ai cittadini significherebbe mettere in discussione il principio stesso della democrazia rappresentativa.
«Respinte le offese personali a giunta e maggioranza»
Nella nota si respingono poi con fermezza quelle che vengono definite offese personali rivolte da Ghionna ai membri della Giunta e ai consiglieri di maggioranza. Su questo punto i capigruppo rivendicano un metodo interno fondato sul confronto continuo, spiegando che giunta, consiglieri e sindaco si riuniscono quasi quotidianamente per discutere e assumere insieme le decisioni di competenza.
Il rilancio finale: «Rende è tornata centrale»
Nella parte conclusiva, la maggioranza allarga ancora il discorso e prova a collocare la polemica sull’area mercatale dentro un quadro generale di rilancio della città. I capigruppo rivendicano che la Rende di oggi sia figlia della classe dirigente che governa il Comune e che questa amministrazione abbia restituito alla città centralità nell’area urbana e nella regione.
A sostegno di questa tesi vengono richiamati una serie di risultati e prospettive: ospedale, casa di comunità, aziende, studentati, servizi di valenza provinciale e altri interventi che, secondo la maggioranza, dimostrerebbero una ripresa forte della corsa di Rende negli ultimi mesi.

