Lo stato di conservazione di alcuni immobili comunali storici e strategici torna al centro del dibattito politico a Rende. A sollevare la questione è la consigliera comunale del gruppo di opposizione “Rende Azzurra”, Stefania Galassi, che punta il dito contro la gestione del patrimonio pubblico locale, focalizzandosi in particolare su tre strutture del territorio.

Attraverso una nota ufficiale, la consigliera ha espresso forte preoccupazione per la situazione in cui versano diversi stabili comunali, evidenziando come l’incuria influisca negativamente sulla crescita sociale del territorio: «L’abbandono del patrimonio pubblico non rappresenta soltanto un problema di decoro urbano - ha detto - ma è il segnale di una città che rischia di smarrire la propria identità e di rinunciare a importanti opportunità di sviluppo sociale, culturale ed economico. Nel territorio comunale di Rende esistono almeno tre strutture emblematiche che oggi versano in uno stato di grave degrado e che meritano un’immediata attenzione da parte dell’Amministrazione comunale».

I tre casi: Santo Stefano e le ex scuole elementari

Nel dettaglio, l'esponente di opposizione individua tre specifici complessi edilizi attualmente inutilizzati: «La prima è l’ex Ospizio di Santo Stefano, edificio di grande valore storico e simbolico per l’intera comunità rendese. Da anni la struttura versa in condizioni di evidente abbandono: vegetazione incontrollata, degrado strutturale e totale assenza di un progetto concreto di recupero. Un immobile che potrebbe diventare un centro culturale, un polo sociale o uno spazio dedicato ai servizi per la cittadinanza continua invece a deteriorarsi giorno dopo giorno».

«A questa situazione – dice – si aggiunge quella delle due ex scuole elementari di via Svezia, nel quartiere di Santo Stefano, e di via Norvegia, anch’esse oggi inutilizzate e lasciate all’incuria. Edifici che per decenni hanno rappresentato luoghi di formazione, crescita e aggregazione per intere generazioni di cittadini e che oggi appaiono come simboli di un patrimonio pubblico dimenticato».

Il divario tra centro e quartieri periferici

Secondo l'analisi di Stefania Galassi, le problematiche dell'area di Santo Stefano riflettono uno squilibrio più ampio nella pianificazione e negli investimenti degli ultimi decenni. «Santo Stefano rappresenta una delle periferie della nostra città e, purtroppo, il suo stato di abbandono non costituisce un caso isolato. È il riflesso di una condizione che accomuna molte aree periferiche di Rende, progressivamente dimenticate nel corso degli anni. Negli ultimi decenni – prosegue ancora l’esponente di Forza Italia - le diverse amministrazioni che si sono succedute hanno concentrato gran parte degli investimenti e dell’attenzione sullo sviluppo della città nuova, trascurando progressivamente i quartieri periferici. Le conseguenze sono oggi sotto gli occhi di tutti: edifici pubblici lasciati al degrado, servizi sempre più carenti e un patrimonio comunale che, anziché essere recuperato e valorizzato, è stato progressivamente abbandonato».

La consigliera comunale conclude sollecitando un cambio di rotta amministrativo basato sulla mappatura delle strutture e sull'intercettazione di finanziamenti dedicati alla rigenerazione urbana. «È inaccettabile che immobili pubblici, costruiti con risorse della collettività, rimangono inutilizzati mentre il territorio manifesta la necessità di nuovi spazi per associazioni, giovani, anziani, attività culturali, servizi educativi e iniziative sociali. Il recupero di queste strutture non può più essere rinviato. È necessario avviare una ricognizione sul loro stato di conservazione, individuare le risorse economiche disponibili attraverso fondi regionali, nazionali ed europei e predisporre un programma di riqualificazione che restituisca questi immobili alla città».

«È arrivato il momento – la chiosa del suo intervento - di invertire questa tendenza e di tornare a investire concretamente nelle periferie, restituendo dignità ai quartieri e ai cittadini che vi abitano. Lo sviluppo di Rende non può essere a due velocità: ogni parte della città merita la stessa attenzione, gli stessi servizi e le stesse opportunità. Come consigliera comunale continuerò a sollecitare l’Amministrazione affinché vengano fornite risposte chiare sul futuro di questi edifici e affinché si passi finalmente dalle promesse ai fatti. Una città che lascia morire i propri edifici pubblici rinuncia a una parte della propria memoria e delle proprie potenzialità».