Da una riunione di ieri diramato un pesante documento politico: «Bevacqua e Locanto tengono in ostaggio la Federazione. Dobbiamo arrivare all’irrilevanza?»
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«L'esito elettorale delle ultime elezioni amministrative costituisce un'ulteriore prova della residualità del PD calabrese. Le sconfitte subite nelle città capoluogo di Reggio Calabria e Crotone, ma anche quelle di Palmi, San Giovanni in Fiore e Castrovillari, sono la risultante di un percorso che negli ultimi anni, sconfitta dopo sconfitta, ha condotto il PD verso una condizione di minoritarismo che nella sua storia non ha mai conosciuto». Lo affermano in una nota i rappresentanti della mozione “Riparte da Noi” che all’ultimo congresso sostenne Pino Le Fosse quale segretario.
Ieri pomeriggio hanno tenuto una lunga riunione in cui hanno analizzato non solo l’esito disastroso delle urne, ma anche gli scenari che si prospettano per la Federazione bruzia dopo le dimissioni di Matteo Lettieri e le manovre in atto per cercare di creare intorno alla figura di Francesco De Luca una nuova maggioranza. Dalla discussione è emerso un documento politico che cristallizza la posizione del gruppo e che critica fortemente le recenti scelte effettuate. Mettendo ovviamente in guardia da quelle future.
«Nonostante questa condizione - si legge - il PD calabrese è tenuto da tempo ostaggio di inerzie e pratiche di gestione rivolte solo a tutelare qualche strapuntino istituzionale a livello regionale e nazionale. In questo contesto, lo stato in cui versa il PD della provincia di Cosenza è caratterizzato da una crisi strutturale politico-organizzativa che si va progressivamente aggravando, con il rischio della irreversibilità. Le tardive dimissioni del segretario provinciale sono la punta dell'iceberg di questa condizione».
Per la mozione “Riparte da Noi” «sconfitte elettorali, iscritti al lumicino, circoli abbandonati, scarso radicamento e una crescente irrilevanza politica ed elettorale stanno spingendo il PD verso una marginalità che, in molti territori, è già realtà». «Da mesi - ricordano - avevamo segnalato questi rischi, avanzando proposte e offrendo piena disponibilità a costruire una fase nuova. Abbiamo trovato invece chiusure e, soprattutto, abbiamo registrato una testarda volontà di un gruppetto oligarchico che fa capo all'ex capogruppo regionale Domenico Bevacqua e alla presidente regionale del partito, nonché vicesindaco di Cosenza, Maria Locanto, a voler tenere ostaggio la federazione provinciale di logiche che nulla hanno a che fare con i principi basilari dell'etica e della responsabilità politica».
«Ciò che è più grave è che, nonostante il drammatico quadro di crisi, si vorrebbe proseguire come se nulla stesse accadendo. La crisi avrebbe dovuto essere affrontata già dopo il congresso provinciale. Invece - scrivono i firmatari - si sono persi mesi preziosi e le dimissioni sono state trascinate troppo a lungo. È necessario rompere quel patto di potere attraverso cui si vorrebbe oggi eleggere, con forzature e violazioni statutarie, a segretario provinciale colui (Francesco De Luca) che, su nomina di Lettieri, ha gestito e guidato il colpevole disastro organizzativo del PD cosentino nella conduzione della campagna elettorale regionale».
«Altro che rinnovamento! – tuonano – Sarebbe un errore pensare che basti cambiare un nome per archiviare una crisi così profonda. Oltretutto il problema non è decidere chi debba gestire il declino, ma se riusciamo a catalizzare ancora la volontà e la forza di fermarlo. Per questo sarebbe incomprensibile affrontare anche questo passaggio con una corsa alle firme, maggioranze sul filo dei numeri o candidature costruite per garantire continuità a gruppi di potere e prospettive personali. Dopo tutto quello che è accaduto, il PD cosentino non ha bisogno dell'ennesima maggioranza numericamente sufficiente ma politicamente fragile. Ha bisogno, e subito, di una soluzione autorevole e largamente condivisa. Il rischio non è soltanto perdere ancora. È l'evaporazione del Partito Democratico».
Per la mozione “Riparte da Noi” «serve da parte di tutti un supplemento di responsabilità e di generosità. L'Assemblea provinciale ha una responsabilità decisiva: individuare rapidamente una figura autorevole e riconosciuta, dentro e fuori dal partito, che appartenga a tutto il partito e non a una sola parte, capace di guidare una vera ricostruzione politica oggettiva e organizzativa, non una semplice tregua tra gruppi dirigenti». «La domanda da cui ripartire è semplice – evidenziano -come restituire credibilità, forza e funzione politica al Partito Democratico della provincia di Cosenza, in vista delle elezioni amministrative del 2027 e delle elezioni politiche? Noi continueremo a batterci per un partito aperto e plurale. Ma il rinnovamento non può essere una copertura dietro cui vecchie logiche e antiche ambizioni cercano semplicemente nuovi interpreti».
«Le energie nuove vanno valorizzate, non piegate. Altro che rinnovamento di facciata. In questi mesi abbiamo più volte richiamato l'attenzione del livello regionale e nazionale sulla gravità della situazione della più grande federazione calabrese. Il partito regionale ha ora l'occasione di dimostrare di aver compreso gli errori compiuti e di saper finalmente esercitare quel ruolo di guida e di coordinamento politico che una fase tanto delicata richiede. Se anche questa occasione venisse utilizzata per riproporre schemi e metodi che ci hanno condotti fin qui - concludono gli scriventi - vuol dire che stiamo scegliendo di accompagnare definitivamente il PD cosentino verso una condizione di irrilevanza dalla quale potrebbe essere molto difficile tornare indietro».


