Raffaella Caruso, architetto, è componente della segreteria provinciale di Avs. Il partito da qualche tempo ha avviato una riflessione sulle future amministrative a Cosenza. Il punto di partenza è un giudizio politicamente negativo sull’esperienza amministrativa a guida Franz Caruso.

Perché architetto?

«E’ un’amministrazione che non ha dato i frutti che speravamo, anche se all’epoca come gruppo avevamo candidato Valerio Formisani»

Avs all’epoca non era ancora nata…

«Si, Formisani era più espressione civica, ma dentro c’era Rifondazione comunista, Sinistra Italiana, altre persone che poi abbiamo aderito ad Avs. Insomma non c’era il simbolo, ma il gruppo è rimasto quello che poi è confluito in Avs. Tornando a Caruso, avevamo dato come indicazione per il ballottaggio di votare l’attuale sindaco e abbiamo rispettato i nostri impegni»

Difatti il sindaco aveva offerto un assessorato a Formisani…

«Si ma per una questione di opportunità non ha accettato»

Non vedo questa opportunità, comunque avevate l’occasione quanto meno di realizzare un pezzo di programma…

«Questo non lo so, perché l’autonomia degli assessori è limitata. Se guardiamo l’azione di questa amministrazione ha fatto solo piccoli interventi che riguardavano poi i suoi impegni elettorali, cioè togliere alcune isole pedonali, come nel caso di via Roma, ha tolto le piste ciclabili, anche perché  erano fatte in maniera sbagliata. La città ormai, riversa in uno stato abbastanza di degrado. Anche dal punto di vista culturale non mi pare che ci siano attività di rilievo. Poi ha fatto l'errore di affidare a un privato la Casa delle Culture. Uno spazio creato da me e dalle visioni di Franco Dionesalvi come spazio culturale collettivo, una specie di porta sul centro storico. Così si è chiuso uno spazio comune»

Questo introduce la delicatissima questione del centro storico

«Capisco che sul centro storico non è facile intervenire, perché ci vorrebbero degli interventi molto forti dal punto di vista strutturale, però ricordiamoci pure che siamo una zona sismica, facciamo tutti gli scongiuri del caso, però è così e ci dobbiamo fare i conti»

A parte questo cosa proponete dal punto di vista urbanistico?

«Il principio di fondo resta quello del consumo di suolo zero. Quello che ci sta sconvolgendo è proprio il fatto che si sta costruendo in maniera anche repentina… hai uno spazio libero dopo praticamente  un mese c'è già un cantiere. La domanda allora è perché si costruisce? Se c’è il decremento demografico, non ci sono giovani, ci sono molti anziani chi compra queste case? Il consumo del suolo non fa altro che togliere spazio alla città, nel senso che il suolo è uno spazio pubblico ok? Allora tu imprenditore, tu costruttore vai ad occupare uno spazio che è pubblico, che in realtà potrebbe essere di tutti e tu me lo vai ad occupare perché ovviamente l’hai comperato. Nello stesso tempo noi abbiamo un problema evidente di cambiamento climatico. Allora noi proponiamo nel nostro programma una cosa simile alle Fondazioni americane»

Cioè?

«Le fondazioni americane sono un sistema filantropico, cioè praticamente la legge americana impone alle fondazioni che sono private, ovviamente, di redistribuire ogni anno, mi pare che sia il 5% del loro patrimonio, sotto forma di servizi. Così la ricerca, per esempio, soprattutto nel campo delle scienze mediche, sono tutte finanziate dalle fondazioni. Perché? Perché praticamente, come dire, c'è una forma di obbligo morale verso l'altro. Questa cosa la vorremmo riproporre in una nuova chiave: se costruisci mi devi dare qualcosa in cambio»

Aree verdi?

«Per esempio. Oppure interventi di ripristino di spazi comuni o di case popolari di proprietà del Comune. Su questo non possiamo non citare Cecchino Principe. Lui quando fece il piano regolatore a Rende applicò un sistema che appunto si chiama perequazione, che viene utilizzato in urbanistica. I proprietari dei terreni edificabili, in pratica avevano un patrimonio molto più fruttuoso e produttivo di chi era proprietario di terreni agricoli . Per non penalizzare quelli che avevano una rendita bassissima dei terreni, Principe obbligava quelli che costruivano a comprarsi pezzi di terreno agricoli. In questo modo è nato il Parco Robinson, proprio dalla perequazione dei terreni prevista dal piano regolatore»

Insomma insistete sul concetto di verde

«In base a un decreto ministeriale ogni abitante ha diritto almeno a 18 metri quadrati di servizi di quartiere: verde pubblico 9 metri quadrati ad abitante, istruzione 4,5 metri quadrati ad abitante, parcheggio 2,5 metri quadrati ad abitante, attrezzature di interesse comune 2 metri. Ogni imprenditore quindi può decidere recupero un edificio, realizzo un pezzo di strada, realizzo una panchina. Io abito alle Paparelle, un quartiere che è completamente abbandonato, con marciapiedi disastrati e un senso complessivo di abbandono. Qui alcuni problemi sono più acuiti che in altri quartieri. Penso alla carenza d’acqua. Quasi tutti i condomini moderni hanno cisterne condominiali, qui non è possibile realizzarli per l'architettura dei palazzi. La nostra proposta allora è creare delle cisterne di quartiere».

Poi?

«Poi la vecchia storia di piantare un albero per ogni neonato. La nostra città ha un rapporto un po’ strano con gli alberi, soprattutto sul tipo di alberi che vengono piantati che non sono particolarmente produttori di ombra. Le strade come Corso Umberto e Viale degli Alimena, sono bellissime, hanno i tigli, hanno i platani. Anche le panchine realizzate su piazza Bilotti sono una miniatura di quello che dovrebbe essere un’isola Harris. Questo tipo di realizzazioni sono enormi perché in grado di ospitare alberi importanti. Queste sono striminzite. Mi dice quale abbattimento di calore possono produrre?»

Questo quindi è un punto del programma? E il candidato?

«Tante cose sono fatte male o non sono fatte proprio. Noi proponiamo una maggiore cura per la città e in particolar modo per gli spazi comuni. E allora noi per esempio ci stiamo vedendo con altri gruppi del centro-sinistra. E' chiaro che la nostra posizione è quella di stabilire prima i programmi e dopo i candidati. Intanto noi abbiamo, come indirizzo nazionale, questo programma che si apre a tutti i cittadini, un dibattito in cui si accettano consigli per migliorare i programmi, per affrontare le priorità.