Il bando dell'Università della Calabria per l'accesso al cosiddetto "reddito di merito" per l'anno accademico 2026/2027 accende lo scontro politico. A intervenire sono i Giovani Comunisti/e di Cosenza e Rifondazione Comunista Calabria, che parlano di una misura «ingiusta» e destinata ad accentuare le disuguaglianze tra gli studenti.

Secondo Giuseppe Gaudio, coordinatore provinciale dei Giovani Comunisti/e, e Domenico Passarelli, responsabile regionale Scuola e Università di Rifondazione Comunista, i timori espressi nei mesi scorsi dopo l'approvazione della misura promossa dal presidente della Regione Roberto Occhiuto avrebbero trovato conferma nei requisiti contenuti nel bando.

Per gli studenti già iscritti, osservano, l'accesso al beneficio è subordinato al conseguimento di una media ponderata di almeno 27/30 e al superamento di tutti gli esami previsti entro tempi definiti particolarmente stringenti.

«Si tratta di criteri – sostengono – che rischiano di incentivare una competizione esasperata e di orientare il percorso universitario più verso l'accumulo di crediti formativi che verso una preparazione completa, critica e di qualità».

Le critiche riguardano anche le future matricole. Il bando, infatti, richiede un voto di maturità non inferiore a 95/100 e il superamento del TOLC con un punteggio tale da collocare il candidato nel 10% dei migliori risultati. Requisiti che, secondo gli esponenti di Rifondazione Comunista, introducono una logica competitiva fin dall'ingresso all'università.

Nel mirino finisce anche l'obbligo di svolgere ulteriori attività previste dal programma, il cui mancato adempimento comporterebbe la perdita del beneficio.

Per Giovani Comunisti ed esponenti di Rifondazione Comunista il provvedimento favorirebbe soprattutto chi può dedicarsi esclusivamente agli studi.

«Questa misura – affermano – premia chi parte da condizioni economiche favorevoli. Gli studenti che lavorano o provengono da contesti meno abbienti non riceveranno alcun sostegno, nonostante gli sforzi compiuti. Si continua così a ignorare le differenze sociali, privilegiando operazioni dal forte carattere propagandistico».

Secondo le due organizzazioni, il reddito di merito non affronta le cause dell'emigrazione giovanile né rafforza concretamente il diritto allo studio.

Nel comunicato vengono inoltre richiamate le recenti dichiarazioni del presidente Occhiuto sulla prospettata no tax area per gli under 35, rispetto alla quale, sostengono gli esponenti della sinistra, non sarebbero ancora state chiarite le coperture finanziarie.

Da qui il rilancio della campagna "1% Equo", che propone una maggiore tassazione dell'1% più ricco della popolazione per finanziare servizi pubblici e welfare, a partire da scuola e università.

«Il diritto allo studio – concludono Gaudio e Passarelli – deve essere garantito a tutte e a tutti, indipendentemente dalle condizioni economiche di partenza. Solo investimenti strutturali nell'istruzione pubblica e una redistribuzione più equa delle risorse possono costruire un sistema realmente dalla parte dei giovani».