«Da mesi aspetto farmaci che mi spettano, ma continuo a comprarli con i miei soldi». È l'appello affidato alla nostra redazione da una pensionata cosentina che denuncia i ritardi nella fornitura di medicinali prescritti per il trattamento di una patologia cronica e invalidante.

La donna racconta di aver ricevuto il 10 febbraio 2026 il piano terapeutico dall'ospedale Mariano Santo di Cosenza, dopo una diagnosi già formulata al Policlinico Gemelli di Roma e successivamente confermata anche da specialisti di Verona. Convinta di poter ritirare i farmaci, si è recata – tramite il marito – alla farmacia territoriale di Rende. Qui, però, sarebbe emerso che il piano terapeutico doveva essere preventivamente approvato dalla commissione dell'Asp di Cosenza.

Da quel momento, secondo la ricostruzione fornita dalla paziente, sarebbe iniziata una lunga attesa. «Ogni volta ci veniva detto che la commissione non si era ancora riunita», racconta. Dopo numerosi accessi agli uffici, la donna afferma di aver inviato solleciti via e-mail e di aver interessato anche il presidente Occhiuto e il suo capo gabinetto.

La commissione, sempre secondo quanto riferito, si sarebbe riunita il 4 giugno, approvando il piano terapeutico. La paziente, tuttavia, contesta che l'autorizzazione sia stata riconosciuta soltanto per il periodo residuo di validità e non a partire dalla data di emissione del piano, il 10 febbraio. Inoltre, sostiene che, nonostante l'approvazione, i farmaci non le siano ancora stati consegnati.

Nel frattempo, spiega, è stata costretta ad acquistare personalmente i medicinali, pur ritenendo di averne diritto gratuitamente. Per questo chiede che vengano accertate eventuali responsabilità e che le venga riconosciuta la copertura dell'intero periodo previsto dal piano terapeutico.

La paziente ha dichiarato di essere in possesso di tutta la documentazione relativa alla vicenda e di essere pronta a metterla a disposizione.

La redazione resta naturalmente disponibile a pubblicare l'eventuale replica dell'Asp di Cosenza, qualora l'Azienda sanitaria intenda fornire chiarimenti, precisazioni o smentire la ricostruzione dei fatti fornita dalla paziente.