L’esponente del Pd punta il dito contro la gestione del contenzioso: «Il decreto ingiuntivo non fu opposto nel 2020. Così il debito è raddoppiato per effetto degli interessi»
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Carlo Guccione, componente direzione nazionale del Pd
«Un sistema che ha pagato la stessa fattura due e tre volte e, in alcuni casi, fatture non presenti nella contabilità dell'Asp di Cosenza». È la dura denuncia dell’esponente del Pd Carlo Guccione, che interviene sulla deliberazione n. 14/2026 del Commissario ad acta relativa al contenzioso tra l'Azienda sanitaria provinciale di Cosenza e la società Spv Project Srl.
Al centro della vicenda c'è un esborso complessivo di 2.445.453,72 euro, di cui 1.218.889,33 euro di capitale e 1.183.646,90 euro di interessi moratori, oltre alle spese legali, alle spese del giudizio di ottemperanza e all'imposta di registro. Secondo Guccione, il dato più significativo è proprio l'entità degli interessi, quasi pari all'importo originariamente dovuto.
L'origine della vicenda risale al 2020, quando il Tribunale di Cosenza emise un decreto ingiuntivo nei confronti dell'Asp. Secondo quanto evidenziato nella deliberazione del Commissario ad acta, l'azienda sanitaria non propose opposizione entro i termini di legge, consentendo al provvedimento di diventare definitivo. Da quel momento il mancato pagamento avrebbe determinato la maturazione degli interessi per circa sei anni.
Nel 2026, a seguito del ricorso per ottemperanza promosso dalla società creditrice e della successiva sentenza del Tar Calabria, il Prefetto di Cosenza ha nominato un Commissario ad acta per dare esecuzione al giudicato.
Uno degli aspetti più controversi della vicenda, secondo Guccione, riguarda la ricostruzione contabile del debito. Dagli atti emerge infatti che gli uffici dell'Asp avrebbero attestato un debito residuo pari a zero, spiegando che una parte delle fatture risultava chiusa mediante "note di credito figurative", mentre altre fatture non sarebbero risultate registrate nella contabilità aziendale.
Per l'ex consigliere regionale questa circostanza apre interrogativi sulla rappresentazione del debito nei bilanci dell'Azienda sanitaria e sulla correttezza delle scritture contabili adottate nel corso degli anni.
Guccione richiama inoltre un passaggio della deliberazione del Commissario ad acta, secondo cui il decreto ingiuntivo, non essendo stato opposto nei termini, è divenuto definitivo e non più contestabile. Da qui la considerazione che le contestazioni formulate successivamente dagli uffici non avrebbero potuto incidere su un giudicato ormai consolidato.
L'ex consigliere pone quindi una serie di interrogativi: chi fosse responsabile della mancata opposizione al decreto ingiuntivo nel 2020; per quale motivo, se le fatture erano ritenute contestabili, ciò non sia stato fatto valere davanti al giudice; chi abbia disposto le note di credito figurative che hanno azzerato contabilmente il debito e come sia stato possibile che alcune fatture non risultassero registrate nella contabilità dell'Asp.
«Non spetta a noi stabilire eventuali responsabilità erariali o di altra natura - conclude Guccione - ma riteniamo che gli elementi contenuti nella deliberazione meritino un approfondimento da parte degli organi competenti. Oltre un milione di euro di interessi moratori rappresenta il costo di anni di inerzia amministrativa e, in una sanità sottoposta a piano di rientro, significa sottrarre risorse ai servizi destinati ai cittadini».

