L'esponente del Pd replica al governatore sul caso del commissariamento: «Tre mesi persi, rilievi della Corte dei Conti ignorati e bilanci ancora pieni di ombre. La vera farsa è la gestione del settore in Calabria»
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Roberto Occhiuto, presidente della Giunta regionale della Calabria
Dopo i gufi, Occhiuto ha sdoganato (sempre via reel) una nuova categoria della politica: gli sfigati. L’opposizione sembra esserci cascata in pieno visto che si è incamminata sullo stesso terreno di sfida arato dal presidente. Il rischio però è che in questo duello a suon di parole, si perdano di vista i fatti.
Guccione, lei è uno sfigato?
«Sfigato è colui il quale non ne azzecca una. Questo aggettivo mi sa che rischia di ribaltarsi su Occhiuto»
In che senso?
«Questa vicenda da una parte è una farsa, dall’altra sembra una sorta di Corrida, ovvero di dilettanti allo sbaraglio»
Chi sono i dilettanti?
«Ripercorriamo i fatti. Il 9 aprile il Consiglio dei Ministri decreta l’uscita dal commissariamento…»
Lei parte dal 9 aprile? Qualcuno dal 28 marzo quando Calderoli, uscito da un CdM, annuncia la fine del commissariamento per la Calabria…
«Il problema è proprio questo: il DPCM è frutto di un compromesso che va al di là dei dati oggettivi, dall’analisi se esistano o meno i presupposti dalla fuoriuscita dal commissariamento. Tutto avviene nel momento in cui c'è uno scambio, il governatore dice sì alla preintesa sull'autonomia differenziata, la Meloni annuncia nel comizio finale della campagna elettorale che si sta procedendo ad adottare i provvedimenti per la fuoriuscita dal commissariamento della Calabria, Calderoli senza averne la competenza propone la fine del commissariamento per la Calabria».
Dov’è la farsa? Dov’è il dilettantismo?
«Ma se era vero come ha sostenuto il sottosegretario Figliolia che non c'era bisogno del passaggio della Corte dei Conti perché si sono giustificati tre proroghe per l’approvazione dei bilanci ? Addirittura a un certo punto si manda una circolare, dopo la terza proroga, e si dice alle aziende: non possiamo procedere alla protezione dei bilanci fintanto che non c'è la bollinatura della Corte dei Conti. Alla nostra intervista che è stata fatta 20 giorni fa in cui abbiamo annunciato che la Corte dei Conti aveva richiesto elementi integrativi, il Governatore ha risposto: tra pochi giorni ci sarà la bollinatura della Corte. Oggi all’improvviso scopriamo che questo passaggio non era obbligatorio. Ma se era così perché si è aspettato tre mesi? Io voglio prendere atto che ha ragione Occhiuto e il suo consulente, il nulla osta della Corte dei Conti non è necessario. Però i rilievi dei magistrati contabili restano e sono pesanti. Allora la reazione scomposta e nervosa di Occhiuto è incapace di entrare nel merito, di spiegare ai calabresi perché si è dovuto attendere tutto questo tempo per avviare il riparto delle risorse alle aziende ospedaliere e sanitarie. e dare via libera all'approvazione dei bilanci. Perché non spiega che cosa è accaduto? C'è stato un corto circuito alla Cittadella? O forse c'è dilettantismo? O siamo sempre alla farsa che si gioca sulla pelle dei calabresi?»
A che pro questa farsa?
«Non so, lo dovrebbe spiegare Occhiuto. Intanto come le dicevo restano i rilievi della Corte e non poteva non essere così. E’ evidente che sulla vicenda del commissariamento e della situazione della sanità calabrese ci sono state forzature anche legislative. La prima, le due grandi Asp di Cosenza e Reggio Calabria hanno approvato bilanci arretrati attraverso il metodo deduttivo, ovvero pur in assenza di dati certi e di vecchi bilanci. C'è stata una legge che ha cambiato la contabilità dello Stato solo per la Calabria. Queste due aziende, tanto per capirci, insieme hanno un bilancio di 2 miliardi e mezzo e siamo passati dalla contabilità orale a quella deduttiva, a naso, diciamo così… Poi c’è l’altro nodo: abbiamo circa 23 bilanci che non sono stati approvati dall’allora commissario Guido Longo, il quale non solo non li ha approvati, ma li ha inviati alla Corte dei Conti e alla Procura sospettando, evidentemente, fossero falsi. Questi bilanci il commissario Occhiuto li ha approvati? Se quei 23 bilanci non sono stati approvati non possono stare nella contabilità del sistema sanitario regionale»
Però anche il Governo ha mandato una lettera alla Corte dei Conti, dicendo abbiamo scherzato il tuo parere non serve…
«Come mai non se ne sono accorti prima ma solo ora che la Corte ha avanzato richieste di chiarimenti? Se è così, insisto nel chiedere perché hanno tenuto sotto scacco il sistema sanitario regionale per 3 mesi dal 9 aprile fino ad oggi, perché fanno oggi il riparto del fondo sanitario e non un mese fa?»
Perché?
«Sarà un caso ma a breve ci saranno le Politiche, evidentemente questo condiziona. Restano i rilievi che la Corte dei conti ha fatto sulla situazione reale della nostra sanità che gettano degli interrogativi, delle ombre sulle quali sarebbe bene fare chiarezza a cominciare dall’ammontare del debito. Sono usciti fuori atti dai quali emerge che alcuni debiti, in particolare dell’Asp di Reggio Calabria, non sono stati contabilizzati. Molti non hanno aderito alla cartolarizzazione e l'altro giorno è stata pubblicata una lettera secondo la quale abbiamo pagato interessi elevatissimi quindi ci sono anche qui situazioni sulle quali dobbiamo indagare. Anche sui livelli essenziali di assistenza poi se posso annunciare una cosa il 30 giugno delle Case di comunità e ospedali di comunità ci saranno forse solo le insegne perché non sono state fatte le assunzioni per essere collaudate. Non stiamo parlando dei luoghi fisici che poi anche lì ci sono ritardi, per essere collaudati sono necessari che queste strutture eroghino alcuni servizi obbligatori. Mi auguro che non si faccia come le vacche di Fanfani ovvero che si fanno le inaugurazioni e si trasferiscono infermieri e, medici da una parte e poi il giorno dopo facciamo un'altra inaugurazione e li trasportiamo là».
Questo rischio, però, è per tutto il Paese…
«Sì, ma l'altro rischio qual è per le case di comunità e gli ospedali di comunità? Si stanno organizzando i privati per gestire i servizi»
Si riferisce alle aggregazioni dei medici di famiglia?
«No, a gruppi imprenditoriali privati. Ho letto un articolo su Repubblica giorni fa in cui la Lega Coop metteva a disposizione 5.000 tra infermieri, medici e Oss per gestire le case di comunità e gli ospedali di comunità. Il tentativo ma forse è anche una necessità se le vogliamo mettere in funzione è quella di privatizzare. C'è un disciplinare, sottoscritto anche dalla Regione Calabria, in cui sono elencati i servizi obbligatori, servizi raccomandati e servizi facoltativi. Se non ci sono questi servizi, almeno quelli obbligatori, non si possono inaugurare le case di comunità».



