«Sono state adottate tutte le contromisure. I pazienti che hanno avuto contatti sono isolati, così anche i quattro pazienti italiani: in Calabria, a Reggio Calabria, in Campania, in Veneto e in Toscana. Il controllo è in essere, non c’è da assolutamente da attendersi una diffusione più allargata del virus». Così il primario ff del reparto di Malattie Infettive dell’azienda ospedaliera universitaria Dulbecco di Catanzaro, Paolo Scerbo, commenta l’evoluzione del focolaio di hantavirus che desta preoccupazione a seguito della presenza di connazionali rientrati in Italia dopo aver avuto contatti con casi accertati del virus.

In particolare, in Calabria ha fatto rientro nei giorni scorsi un marittimo di 25 anni, Federico Amarelli, che si trovava a bordo del volo Klm sul quale è stata per pochi minuti una donna sudafricana poi deceduta per il virus

Hantavirus e Covid

Il medico chiarisce innanzitutto che vi è una differenza sostanziale tra l’hantavirus e il coronavirus, nonostante entrambi i virus si contraggano per via aerea e generino poi forme di gravi insufficienze respiratorie. «L’organizzazione mondiale della sanità e lo stesso ministro della Salute evidenziano che si tratta di un virus con basso tasso di contagiosità».

Scerbo sottolinea poi che «è un virus contratto nella zona dell'America Latina, però è a noi già noto perché è un virus presente anche in Europa. Si manifesta con pochissimi casi all'anno, molto di più invece di quelli presenti nella zona asiatica».

Resta alta l'attenzione sul focolaio di Hantavirus che di recente ha raggiunto anche la Calabria con un giovane in isolamento. I medici invitano alla cautela e dicono: «Il rischio è basso». Intanto gli ospedali si preparano

Rischio molto basso

«L’Organizzazione mondiale della sanità e il nostro ministero ci dicono che il rischio è molto basso» ha aggiunto il primario. «Quindi, niente allarmismi e soprattutto evitare di cadere nella psicosi di una nuova pandemia. Certamente è necessario stare attenti alla prevenzione. i topi sono tutti potenziali portatori di questo virus, quindi laddove, ad esempio, si va a pulire un ambiente in cui ci sono feci o urine di topi, bisogna prestare attenzione a passare della varechina, non star lì a ramazzare e quindi a sollevare polveri che potrebbero contenere questo virus. Si tratta delle solite precauzioni».

Nel frattempo, l’azienda ospedaliera sta provvedendo al rifornimento del reparto dei presidi di sicurezza: «La Dulbecco è una azienda dotata di reparti di malattie infettive con camere a pressione negativa, quindi, con bagno singolo» ha puntualizzato Scerbo. «Il nostro è, in particolare, un ospedale che, grazie alla lungimiranza dell’amministrazione, è dotato di attrezzature e di personale adeguato, anche numericamente; non un aspetto secondario. Ciò sicuramente dopo l'epidemia da Covid che ha fatto storia e ci ha insegnato.

Siamo quindi sempre pronti, oramai con i piani pandemici, a fronteggiare la diffusione di qualsiasi infezioni similare. Siamo chiaramente in una fase preparatoria, di eventuale ulteriore potenziamento, quindi di acquisizione di presidi per evitare il contagio. Mi riferisco a tute, mascherine anche in previsione dei peggiori scenari».