Il rettore dell’Unical è intervenuto a Roma davanti a ottocento dirigenti nel programma “Visioni di leadership”
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La leadership nell’era dell’intelligenza artificiale non riguarda soltanto l’uso delle tecnologie, ma la capacità delle istituzioni di governare il cambiamento, formare nuove competenze e mantenere saldo il rapporto tra innovazione e responsabilità pubblica. È su questo terreno che Banca d’Italia ha affidato a Gianluigi Greco, rettore dell’Università della Calabria e ordinario di Informatica, una riflessione sul futuro delle istituzioni.
Lunedì 8 giugno, a Roma, Greco ha tenuto una lectio magistralis davanti a una platea di circa ottocento capi e dirigenti dell’Istituto, insieme a rappresentanti della Presidenza della Repubblica, della Camera e del Senato. L’incontro si è svolto nell’ambito di “Visioni di leadership”, il programma di formazione pensato da Banca d’Italia per i suoi quadri dirigenziali.
Gianluigi Greco tra le nove storie di leadership
Il percorso formativo promosso da Banca d’Italia prevede nove incontri con rappresentanti delle istituzioni, imprenditori e rettori che si sono distinti nel panorama nazionale e che vengono considerati esempi di leadership nei rispettivi ambiti.
Tra queste storie è stata inserita anche quella di Gianluigi Greco, rettore dell’Unical e tra le voci più autorevoli nel dibattito nazionale sull’intelligenza artificiale. Il suo intervento ha spostato l’attenzione dalla leadership intesa come semplice esercizio di comando alla leadership come capacità di ascolto, relazione, visione e governo delle trasformazioni.
Al centro della lectio, le sfide che attendono chi guida istituzioni e organizzazioni in un tempo segnato dall’impatto crescente dell’IA sui processi decisionali, sulle competenze professionali e sulla qualità dei servizi pubblici.
Il confronto con Valeria Sandei
Dopo la lectio magistralis del rettore dell’Università della Calabria, è intervenuta Valeria Sandei, CEO di Almawave e Director of Global Artificial Intelligence del gruppo AlmavivA.
La sua testimonianza ha portato nel confronto la prospettiva della leadership d’impresa, chiamata a misurarsi con intelligenza artificiale, dati, innovazione tecnologica e trasformazione dei modelli organizzativi.
L’incontro ha così messo in dialogo mondo accademico, istituzioni e impresa, mostrando come la sfida dell’IA non sia soltanto tecnica, ma anche culturale, manageriale e civile.
Il Piano strategico di Banca d’Italia
Il ciclo “Visioni di leadership” si inserisce nella cornice del Piano Strategico 2026-2028 di Banca d’Italia, approvato a marzo e firmato dal governatore Fabio Panetta.
Nel documento l’adozione dell’intelligenza artificiale viene indicata tra le priorità dei prossimi tre anni. Gli obiettivi riguardano processi decisionali più agili, servizi istituzionali di qualità superiore, riduzione degli oneri interni e rafforzamento dei presìdi di rischio.
Il Piano, però, riconosce anche un punto decisivo: tecnologie come l’IA impongono una parallela evoluzione delle competenze umane. Per questo attrarre, formare e valorizzare persone capaci di muoversi in uno scenario sempre più complesso resta una delle sfide centrali per le istituzioni.
Nuove competenze per governare la complessità
Su questa linea si colloca anche la riflessione di Massimo Doria, segretario generale della Banca d’Italia, che ha descritto il cambio di passo dell’Istituto. Accanto ai tradizionali profili economici e giuridici, diventano sempre più importanti professionalità differenziate: dai data scientist agli esperti di comunicazione, fino agli psicologi.

