Il sindaco Armando Bossio e l’identità del “Comune dei due castelli”: «Nel solo 2025 si sono registrati circa 7mila visitatori, dal 2022 incassati 30mila euro reinvestiti nella manutenzione, nella promozione e negli eventi»
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Numeri che sorprendono e raccontano una storia diversa da quella di tanti piccoli centri del Sud. In provincia di Cosenza, Cleto è passata in pochi anni da realtà poco conosciuta a meta turistica capace di attirare migliaia di visitatori.
Ma tutto parte da un gesto semplice e concreto. «Pochi giorni dopo la mia elezione - racconta il sindaco Armando Bossio - la prima cosa che abbiamo fatto è stata radunare volontari per pulire il Castello Angioino di Savuto. È stato un segnale chiaro alla comunità: da lì ripartiva il nostro mandato».
Un momento simbolico, che segna l’inizio di un percorso costruito passo dopo passo. Nell’estate del 2022 arriva l’apertura del Castello Angioino di Savuto, ma i primi giorni non sono semplici: «Per i primi 17 giorni non abbiamo staccato neanche un biglietto». Le difficoltà economiche erano evidenti e le risorse praticamente assenti. È in quel contesto che nasce un’altra idea destinata a cambiare le cose: «Abbiamo fatto una colletta tra amministratori e dipendenti comunali per acquistare un tabellone pubblicitario sulla Statale 18».
Da quel momento prende forma l’identità del “Comune dei due castelli”, rafforzata nel 2024 con l’apertura del Castello di Petramala. I risultati oggi sono evidenti. Nel solo 2025 si sono registrati circa 7mila visitatori, mentre in quattro anni si è superata quota 20mila presenze paganti, con circa 30mila euro di incassi reinvestiti nella manutenzione, nella promozione e negli eventi.
Determinante è stata anche la rete costruita nel tempo: collaborazioni con tour operator, aziende e associazioni locali, ma soprattutto il coinvolgimento diretto della comunità. I cittadini di Cleto sono diventati i primi ambasciatori del territorio, ognuno con un ruolo preciso nel raccontare il borgo e attrarre nuovi visitatori. È questo spirito condiviso che ha trasformato un progetto amministrativo in un percorso collettivo.
Prima ancora dei numeri, infatti, Cleto è cresciuta in consapevolezza. Oggi sa cosa possiede e ha compreso che i castelli - e quindi la propria storia - rappresentano un’ancora concreta per contrastare lo spopolamento. «Sono orgoglioso di quanto fatto - aggiunge il sindaco - perché tutta l’amministrazione ha perseguito una direzione precisa, con veemenza e decisione, e oggi raccogliamo i frutti di questo lavoro».
Uno sguardo che si allarga oltre i confini del borgo: «La Calabria ha bisogno di essere conosciuta e raccontata con parole nuove, ma soprattutto con la credibilità di chi crede davvero in ciò che dice. Noi abbiamo creduto in Cleto e oggi possiamo dire, alla luce di questi risultati, che Cleto ha iniziato il suo cammino». Quelli che un tempo erano luoghi chiusi sono diventati spazi vivi, capaci di generare economia e nuove opportunità. Un percorso che dimostra come anche un piccolo borgo possa costruire il proprio futuro, partendo dalla forza della comunità e dal valore del proprio patrimonio.

