Una delegazione scolastica è partita qualche giorno. A Nairobi acquisteranno un monitor didattico da donare. Previsti due anni di connessione, scambio e crescita reciproci
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La nostra parte del pianeta ha dimenticato il futuro. Abitare l'altro emisfero, quello dell'Africa subsahariana, significa garantirsi quotidianamente una sopravvivenza che ancora sa guardare al domani. Un paese povero non ha mappe precise. Le sue strade sono polvere, i suoi tetti piegati dal vento e le notti conoscono il rumore dei piatti vuoti. Eppure il futuro arriva anche lì. Arriva nei campi che attendono la pioggia come una parola attende di essere detta. Arriva negli occhi dei bambini che costruiscono città con pietre e lattine senza sapere che stanno già immaginando il domani.
La luna, dall'altra parte della Terra, è un'infinità di bambini. In questo futuro sconnesso e riconnesso è entrato anche l'istituto comprensivo via Roma Spirito Santo. Una delegazione scolastica è partita qualche giorno fa, trainata dal Moci - Cosenza (Gianfranco Sangermano e Valentino Cuda) che già da tempo ha campagne attive nel Sud del mondo, per raggiungere il Kenya. Con loro il dirigente Massimo Ciglio insieme ai docenti Maria Luisa Morrone, Andrea Bevacqua, Manuela Federici e Maria Todaro. A Nairobi acquisteranno un monitor didattico da donare e garantiranno due anni di connessione, scambio e crescita reciproci.
I bambini non hanno bisogno soltanto di dispositivi, ma di opportunità: imparare a utilizzare un computer, scoprire nuove forme di comunicazione, accedere a materiali didattici e sviluppare competenze che potranno essere utili nel loro futuro che costruiscono lattina dopo lattina, pietra dopo pietra, sorriso dopo sorriso.
Un computer acceso in una classe non cambia il mondo ma può aprire nuovi spazi mentali e aiutare a costruire la propria narrazione del mondo, della storia e della loro vita. In questo percorso, la tecnologia diventa un mezzo e non un fine: uno strumento per ridurre le distanze e favorire l'apprendimento a tutti quei bambini che, qui, sono ancora parte fondamentale del paesaggio umano. Questa presenza così potente dell'infanzia rappresenta ancora una grande promessa collettiva.





