Un mese di spettacoli, trekking, laboratori e video mapping trasforma il borgo alle porte di Cosenza in un grande racconto collettivo tra arte, paesaggio e formazione
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A Mendicino il teatro esce dal palco, attraversa le pietre del borgo, si arrampica sui sentieri, invade i cortili storici e si mescola al paesaggio fino a diventare esperienza collettiva. La nuova stagione culturale promossa dalla compagnia Porta Cenere con la direzione artistica di Nat Filice e Mario Massaro trasforma infatti il centro storico in un grande sistema narrativo diffuso, dove spettacolo, formazione e territorio dialogano continuamente.
La rassegna, sostenuta dalla Regione Calabria attraverso il progetto “La Calabria che incanta” del POC 2014-2020 e patrocinata dalla Città di Mendicino, si sviluppa tra il Teatro Comunale di Mendicino, il Ridotto del teatro, Palazzo Campagna, l’Anfiteatro Catalano e i percorsi naturalistici del territorio. Un progetto culturale che mette al centro soprattutto i giovani e l’idea del teatro come esperienza partecipata e pedagogica.
Dopo l’inaugurazione dell’11 maggio con “Il Giudizio” del regista turco Onur Uysal — un potente spettacolo d’ombre in cui gli animali processano simbolicamente l’uomo — il festival entra ora nella sua fase più intensa.
Il 30 maggio il Ridotto del Teatro Comunale ospiterà “Le avventure di Giovannino” di Elisa Ianni Palarchio, ispirato liberamente a Italo Calvino. Una fiaba costruita attraverso improvvisazione, dialogo continuo con i bambini e narrazione orale, quasi a ricostruire il rito antico delle storie raccontate davanti al fuoco. In serata, al Teatro Comunale, il festival entrerà invece nella tragedia classica con “Le Troiane” da Euripide, diretto da Nat Filice: le donne di Troia diventano qui figure contemporanee della guerra e della distruzione.
Il 4 giugno spazio alla dimensione più visionaria con “Antigone – Il sogno della farfalla” di Donatella Venuti, interpretato da Maria Milasi e Americo Melchionda. A seguire, le facciate storiche di Palazzo Campagna si trasformeranno in superfici narrative attraverso il video mapping di Giampaolo Palumbo.
Tra gli appuntamenti più attesi anche quello del 5 giugno con Debora Caprioglio protagonista all’Anfiteatro Catalano del monologo “Non fui gentile, fui Gentileschi”, dedicato alla figura di Artemisia Gentileschi. Un lavoro che attraversa violenza, arte e autodeterminazione femminile restituendo alla pittura il valore di sopravvivenza e resistenza.
Il 12 giugno sarà invece il turno di Pippo Franco con “Il grande viaggio: il suono e la parola”, spettacolo che fonde comicità, riflessione filosofica e dimensione spirituale. La serata si chiuderà con un’osservazione astronomica nel borgo storico, trasformando il cielo in prosecuzione naturale della scena teatrale.
Il festival continuerà tra trekking urbani, laboratori per ragazzi, osservazioni astronomiche e percorsi immersivi fino al 20 giugno, quando il gran finale vedrà protagonista Giorgio Colangeli con “E quindi uscimmo a riveder le stelle”, viaggio dantesco nel Purgatorio accompagnato dalle sonorità di Tommaso Cuneo. Un ultimo atto poetico e musicale prima che il borgo ritorni lentamente al silenzio, lasciando però sulle sue pietre l’eco degli spettacoli appena vissuti.

