Torano Scalo ha toccato 41,1 gradi, Bisignano 40,8 e Cariati 40,2. Ma temperature insolitamente elevate hanno raggiunto anche la montagna. Ora l’attenzione si sposta sulle campagne: stress idrico, maturazioni anticipate e maggiore richiesta d’acqua possono incidere sulle colture di fine estate
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Parco Nazionale della Sila
A un certo punto, per cercare il caldo, non è stato più necessario scendere nella Valle del Crati. È bastato salire in Sila.
È forse questa l’immagine più efficace dell’ultima fiammata africana che ha investito la provincia di Cosenza: il caldo non soltanto per quanto è stato intenso, ma per la quota che è riuscito a raggiungere. Nelle aree interne e nelle vallate il termometro si è spinto verso e oltre i 40 gradi, ma anche a Camigliatello Silano, a circa 1.300 metri di altitudine, le temperature hanno raggiunto e superato la soglia dei 30.
Le rilevazioni meteorologiche dei giorni scorsi indicano per la località silana massime di 30 gradi il 24 agosto e 31 il 25, con valori ancora elevati nei giorni successivi.
Una montagna che continua naturalmente a essere più fresca della pianura, ma nella quale la distanza termica si assottiglia quando le masse d’aria subtropicale investono l’intero territorio.
La provincia stretta nella morsa del caldo
Il Cosentino arriva del resto da un agosto segnato da ripetute ondate di calore. Già nella prima metà del mese le temperature in Calabria erano rimaste per giorni diffusamente sopra i 37 gradi, con punte intorno ai 39 nelle zone interne e anomalie indicate fino a 7-8 gradi rispetto alle medie del periodo.
Adesso l’attenzione si sposta dalla colonnina di mercurio ai campi. Perché il caldo estremo non termina quando la temperatura scende. Una parte dei suoi effetti resta nel terreno, nelle riserve d’acqua e nelle piante che proprio tra agosto e settembre attraversano fasi decisive del proprio ciclo produttivo.
Ed è l’agricoltura a fornire alcuni degli indicatori più interessanti per capire che cosa stia accadendo.
L’ultimo bollettino agrometeorologico dell’Arsac, relativo al periodo tra il 18 e il 25 agosto, segnala temperature ancora elevate in Calabria. L’effetto, almeno sotto il profilo fitosanitario, non è sempre negativo: il caldo ha frenato, per esempio, lo sviluppo della mosca dell’olivo e mantenuto molto basse le catture della mosca mediterranea della frutta negli agrumeti.
Il problema è ciò che accade quando l’eccezione termica diventa persistente.
Uva in anticipo fino a dieci giorni
A fornire un primo segnale sono i vigneti. Già nel bollettino diffuso tra la fine di luglio e l’inizio di agosto l’Arsac registrava, nelle varietà meno tardive, un anticipo dell’invaiatura fino a dieci giorni rispetto alle altre annate, attribuito proprio al caldo intenso che aveva accelerato la maturazione dell’uva.
Ora gran parte della vite si trova tra invaiatura e maturazione. Il caldo, dunque, interviene in una fase nella quale equilibrio tra temperatura, disponibilità idrica e tempi di maturazione diventa particolarmente importante.
Non significa automaticamente raccolti compromessi. Ma significa che l’estate 2026 sta modificando il calendario naturale di alcune colture.
Ed è soprattutto l’acqua a rappresentare l’incognita.
L’acqua che scompare dal terreno
Il dato probabilmente più significativo arriva ancora dall’Arsac. Le piogge abbondanti registrate durante i mesi invernali non sono state sufficienti a neutralizzare la siccità estiva.
La ragione è duplice. Una parte delle precipitazioni è arrivata in maniera violenta e concentrata, favorendo il ruscellamento superficiale invece dell’assorbimento profondo da parte del terreno. Contemporaneamente, l’anomalia termica ha determinato livelli molto elevati di evapotraspirazione, consumando rapidamente le riserve idriche accumulate nel suolo.
Più aumenta la temperatura, maggiore è la quantità d’acqua che evapora dal terreno e viene dispersa dalle piante. Dove è possibile irrigare aumenta quindi il fabbisogno idrico e, con esso, il costo della produzione. Dove l’acqua manca o l’irrigazione è più difficile, cresce invece il rischio di stress idrico.
Una dinamica che interessa in maniera diversa le produzioni della provincia: vigneti e oliveti della Valle del Crati e delle aree collinari, agrumeti e orticole dello Ionio, fino alle coltivazioni delle zone interne e dell’altopiano silano.
Anche la Sila perde il suo fresco
Ed è proprio la montagna a raccontare l’altra faccia dell’estate.
A Camigliatello i valori di questi giorni risultano particolarmente elevati rispetto alla normale percezione climatica della località. Le medie indicate per agosto collocano infatti le massime intorno ai 28 gradi, mentre nell’ultima parte del mese si è arrivati oltre quota 30.
Non è soltanto una curiosità per i turisti che salgono sull’altopiano alla ricerca di refrigerio. Temperature elevate e persistenti anche alle quote montane significano maggiore evaporazione, terreni che perdono umidità più rapidamente e condizioni differenti anche per le colture tradizionalmente favorite dal clima silano.
La fotografia di questa fine agosto, dunque, mette insieme territori molto diversi della stessa provincia. La Valle del Crati arroventata, lo Ionio alle prese con temperature elevate e la Sila che continua a offrire temperature inferiori rispetto alle pianure, ma non sempre quel fresco che per generazioni ne ha fatto il rifugio naturale delle estati cosentine.
E mentre il termometro può impiegare poche ore per scendere, per capire il conto lasciato da settimane di caldo servirà più tempo. Una prima risposta arriverà proprio dalle campagne, quando vendemmie e raccolti consentiranno di misurare quantità, qualità e rese dell’annata.
Perché l’estate più calda non è necessariamente quella che ricordiamo per il giorno in cui il termometro ha segnato quaranta gradi. È quella che, una volta passata, lascia i suoi effetti nella terra.

