Per tre anni la donna, centralinista non vedente, aveva continuato a chiedere una postazione di lavoro con servizi igienici accessibili, ma la richiesta era stata ripetutamente ignorata. Poi, un giorno, la vicenda ha travalicato i muri del “San Francesco” e la storia ha preso un’altra piega
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C’è un momento in cui una battaglia smette di essere solo personale e diventa simbolo, un momento in cui la voce di chi denuncia non resta più isolata, ma riesce a incrinare il muro dell’indifferenza. È quello che è accaduto all’ospedale San Francesco di Paola, dove oggi una barriera – non solo architettonica, ma anche culturale – è finalmente caduta.
Protagonista di questa storia è Lucia Russo, centralinista non vedente, che per anni ha lavorato in condizioni difficili e spesso ignorate. Poi qualche mese fa, ha deciso di rendere pubblica la sua vicenda, affidando il suo grido di aiuto anche al nostro network.
Non sappiamo, di preciso, se l’attenzione mediatica abbia in qualche modo accelerato il processo di abbattimento delle barriere, ma sappiamo con certezza che già dal giorno successivo la signora Russo aveva ricevuto rassicurazioni.
Tuttavia, il merito della vittoria va senza dubbio anche ad Aila Ets-Aps, l’associazione nazionale presieduta da Ada Orsatti, che ha affiancato la signora Russo in questa lunga e difficile battaglia.
Una battaglia durata anni
La vicenda ha avuto inizio quando Lucia, circa tre anni fa, ha fatto presente ai responsabili che i servizi igienici erano troppo distanti dalla postazione di lavoro del centralino, condivisa con una collega, anche lei non vedente. Una difficoltà che si trasformava spesso in un ostacolo serio, quotidiano, umiliante, soprattutto quando la centralinista era costretta a chiedere aiuto alla persona più vicina per raggiungere il bagno, non prima di aver attraversato una sala piena di pazienti in attesa.
Così, dopo anni di promesse mai mantenute, solleciti ignorati e attese estenuanti, Lucia ha deciso di rompere il silenzio e denunciare tutto pubblicamente, portando all’attenzione dell’opinione pubblica un problema che ancora oggi attanaglia la nostra società: la scarsa attenzione verso le esigenze delle persone con disabilità.
La svolta
La situazione è cambiata quando la storia ha travalicato le mura dell’ospedale “San Francesco”. Lucia ha pubblicato una lettera sui social, che in poche ora è diventata virale e ha attirato l’attenzione dei media. Tra coloro che hanno sostenuto la sua battaglia c’è anche il nostro network, che ha realizzato un servizio in cui si vede Lucia percorrere con difficoltà quei metri che separano il suo ufficio dai servizi igienici.
È in quel momento che qualcosa si è mosso. Nessuno ha fatto espressamente riferimento al polverone mediatico che ne è scaturito, ma proprio nelle ore successive la centralinista è stata rassicurata sul fatto che i lavori in corso al primo piano della struttura ospedaliera avrebbero riguardato certamente anche la sua nuova postazione di lavoro. Lucia - era il novembre scorso - ha incrociato le dita e atteso in silenzio per mesi.
Una stanza nuova
A poche ore dalla Santa Pasqua, Lucia ci ha informato che ha vinto la sua battaglia: è stata trasferita in una nuova stanza con servizi igienici accessibili direttamente collegata al centralino, ritrovando, finalmente la sua autonomia e la sua libertà.
«La nostra lotta è stata lunga e difficile, ma grazie alla perseveranza e al sostegno dell’associazione AILA abbiamo ottenuto questo risultato», ha affermato la centralinista.
I ringraziamenti
Alla luce di quanto accaduto, l’associazione AILA, insieme alla sua presidente Ada Orsatti e alla stessa Lucia Russo, referente regionale per la Calabria, in una nota ha voluto ringraziare la direzione sanitaria e l’ufficio tecnico del presidio ospedaliero San Francesco di Paola per l’intervento realizzato, oltre al referente del centralino per il supporto dimostrato.

