Il viaggio di Dante Guarnieri dalla Capitale a Cutura, dove ha deciso di cambiare vita e dedicarsi ai campi di lavanda. Una scelta controcorrente che mette la qualità davanti alla quantità e la sostenibilità davanti al profitto
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C’è chi misura il successo in numeri, fatturati e crescita economica. E poi c’è chi sceglie di misurarlo nella qualità del tempo, nel rispetto della natura e nella capacità di lasciare un segno destinato a durare oltre una singola esistenza. È questa la storia di Dante Guarnieri, fondatore del Parco della Lavanda di Cutura, nel territorio di Parenti, che ha trasformato una svolta personale in un progetto capace di coniugare agricoltura sostenibile, tutela dell’ambiente e valorizzazione del territorio.
Dietro le distese viola che oggi attirano visitatori e curiosi non c’è soltanto un’iniziativa imprenditoriale, ma un percorso umano nato da un dolore profondo. La decisione di lasciare Roma e tornare nella sua terra arriva dopo la scomparsa, a breve distanza l’una dall’altra, della nonna Tanina e dello zio Carmine, figura determinante nel custodire i terreni che oggi ospitano la coltivazione della lavanda. In quel momento Dante aveva appena concluso cinque anni di lavoro come assistente veterinario presso il canile municipale della Capitale e gli era stata offerta un’opportunità professionale in una clinica veterinaria privata. Una prospettiva importante che, però, decide di mettere da parte.
«Ho lasciato un lavoro che amavo, tanti amici con cui avevo condiviso anni bellissimi e una città che porto ancora nel cuore. Ma tornando qui ho sentito che dovevo cambiare strada e realizzare altri obiettivi che avevo dentro di me». Una scelta che, riletta oggi, assume il significato di un ritorno alle proprie radici più profonde e alla volontà di custodire un patrimonio familiare trasformandolo in un progetto rivolto al futuro.
Quella di Dante Guarnieri è una sostenibilità lontana dagli slogan e dalle strategie di marketing. È una pratica quotidiana fatta di sacrificio, costanza e pazienza. «Sono diversi anni che continuo a perseverare in questo sogno, anche nei momenti di sconforto. Ogni mattina provo semplicemente a fare il massimo, pur sapendo che gestire una piccola azienda significa spesso che la spesa è maggiore dell’impresa». Un percorso nel quale il sostegno della famiglia e della compagna rappresenta il punto di equilibrio nei momenti più difficili. «Mi ricordano continuamente che i sogni sono ancora più belli quando si realizzano con tenacia, sacrificio e a piccoli passi».
La lavanda, del resto, impone un tempo diverso da quello scandito dalla società contemporanea. Non conosce scorciatoie né accelerazioni artificiali. Richiede di attendere le stagioni, osservare i cicli naturali e accettare che sia la natura stessa a stabilire quando è il momento della fioritura. È proprio questa dimensione ad aver modificato profondamente il suo modo di guardare alla vita. «Il successo, così come viene comunemente inteso, non mi ha mai interessato in maniera prioritaria. Seguire il ciclo della lavanda, assistere all’esplosione dei colori, dei profumi e al ritorno di insetti e farfalle significa riconnettersi con la vera essenza della vita umana. Ti porta a riflettere sul valore del tempo e a riconsiderare perfino l’idea stessa di successo».
Il Parco della Lavanda nasce anche come luogo di incontro e di educazione ambientale. Per Guarnieri il valore dell’esperienza non si esaurisce nella semplice visita tra i filari. L’obiettivo è offrire alle persone un’occasione per rallentare e recuperare un rapporto autentico con ciò che le circonda. «Spero che chi entra nel parco possa uscire amando e rispettando la natura più di prima. Vorrei che comprendesse quanto il ritmo imposto dalla società rischi di farci perdere il gusto della bellezza e della socialità». E aggiunge: «Mi piacerebbe che ognuno tornasse a casa con la sensazione di aver vissuto un momento bello, ma anche con qualche riflessione in più sulla propria vita».
La sostenibilità del progetto si traduce anche nelle scelte produttive. Dalla lavanda nascono oli essenziali, cosmetici e altri prodotti, ma ogni fase della lavorazione resta subordinata al rispetto della pianta e dei suoi tempi naturali. Nessun pesticida, nessuna sostanza chimica, raccolta manuale e selezione accurata dei fiori rappresentano la filosofia produttiva del parco. «Cerco di ricavare pochi prodotti, ma completamente naturali. Preferisco guadagni minori e una qualità maggiore. Non voglio imporre alla natura tempi che non le appartengono».
Una posizione che diventa ancora più netta quando il discorso si sposta sulla crescita dell’attività. Pur auspicando un ampliamento della coltivazione, Dante non intende sacrificare la qualità sull’altare della quantità. «Le grandi produzioni finiscono spesso per entrare in contrasto con la naturalità del prodotto. Vorrei far crescere il campo mantenendo intatto il rispetto per la natura, continuando a dare priorità assoluta alla qualità».
Parallelamente guarda allo sviluppo delle visite e degli eventi, immaginando il Parco della Lavanda come uno spazio di incontro, convivialità e condivisione, nel quale la natura diventa occasione di relazioni umane.
Anche il suo stile di vita è cambiato profondamente. La scelta di vivere immerso nella natura ha modificato la percezione delle priorità quotidiane e il rapporto con la città. «Oggi apprezzo molto di più le cose semplici. Tornare in città spesso mi provoca una sensazione di disagio e di tristezza. Qui ho ritrovato una dimensione che sento più autentica».
Un cambiamento che si riflette anche nell’educazione del figlio, al quale cerca di trasmettere il rispetto per l’ambiente e per gli animali, gli stessi valori ricevuti dalla propria famiglia. «Senza di loro questo progetto non sarebbe stato possibile, neanche in minima parte».
Il futuro che immagina per il Parco della Lavanda non è legato esclusivamente alla sostenibilità economica. Ciò che desidera è lasciare un’eredità culturale e umana, capace di attraversare il tempo. «Vorrei che fosse ricordato come un esempio di successo non per i risultati economici, ma per aver dimostrato che si può vivere un rapporto davvero rispettoso tra uomo, natura e territorio».
E conclude con l’immagine che meglio sintetizza il senso del suo progetto: «La lavanda è un profumatissimo e colorato messaggio in bottiglia lanciato da Cutura verso il futuro, affinché non perdiamo la bellezza delle cose semplici e il rispetto dell’ecosistema. È questo il successo che vorrei lasciare alle generazioni che verranno».

