«Il Comitato spontaneo Piazza Spirito Santo - si legge in una nota - esprime profonda preoccupazione, amarezza e indignazione per l’ennesimo crollo verificatosi nel centro storico di Cosenza. Non si tratta di un episodio imprevedibile né isolato: è l’ennesimo segnale evidente di un declino lungo oltre sessant’anni, frutto di scelte politiche sbagliate, ritardi, disattenzioni e progressivo disinteresse verso la parte più antica e identitaria della città».

Per il Comitato «il processo di svuotamento del centro storico affonda le sue radici già dopo l’alluvione del 24 novembre 1959, quando lo straripamento del fiume Crati colpì duramente il tessuto urbano dell’area antica, provocando il primo significativo arretramento della presenza abitativa e funzionale. Da quel momento ebbe inizio una lenta ma costante perdita di centralità del cuore storico della città».

«Un ulteriore segnale simbolico e concreto di questo progressivo allontanamento istituzionale fu la scelta di realizzare il nuovo Palazzo di Città orientando lo sviluppo amministrativo verso il nord della città, voltando di fatto le spalle al centro storico. Da allora - rimarcano - si è consolidata una visione urbanistica che ha progressivamente marginalizzato l’area antica, privandola nel tempo delle sue funzioni vitali. Negli anni abbiamo assistito, nel silenzio quasi generale, alla perdita di presìdi fondamentali per la vita sociale, economica e istituzionale del centro storico: il tribunale, la casa circondariale, istituti bancari, uffici pubblici, servizi postali, scuole storiche e strutture educative che rappresentavano punti di riferimento per intere generazioni».

«Sono venuti meno anche importanti presidi dello Stato: nel centro storico erano presenti i Carabinieri, la Questura, la Polizia Stradale e la Prefettura. La loro progressiva dismissione - ricorda il Comitato Spontaneo Piazza Spirito Santo - ha contribuito in modo evidente alla perdita di sicurezza reale e percepita e ha rafforzato il senso di abbandono vissuto quotidianamente dai residenti. Tra le situazioni più emblematiche dello stato di degrado attuale vi è quella dell’ex istituto Serra, immobile di proprietà della Provincia situato in via Donato Bendicenti, oggi in condizioni di grave abbandono. Si tratta di uno dei tanti esempi di patrimonio pubblico inutilizzato che potrebbe invece rappresentare una risorsa fondamentale per la rinascita del centro storico».

Poi ancora: «Questa desertificazione istituzionale ha prodotto conseguenze profonde: meno servizi, meno residenti, meno attività commerciali, meno sicurezza, meno economia, meno vita quotidiana. Il centro storico è stato progressivamente svuotato della sua funzione di cuore pulsante della città. Accanto alle responsabilità politiche, non possiamo ignorare anche quelle di una parte della cittadinanza. Molti immobili, anche di grande pregio storico e architettonico, sono stati lasciati vuoti e privi di manutenzione per anni, contribuendo al degrado strutturale degli edifici e all’aumento del rischio di crolli. Oggi assistiamo al paradosso di nipoti che tornano a fotografare le case dei loro nonni ormai abbandonate, esprimendo nostalgia per un centro storico che non è stato difeso quando era ancora abitato e vivo».

A seguire una richiesta precisa che viene generatada unu’amara riflessione. «Il centro storico continua a svuotarsi giorno dopo giorno: perde famiglie, perde attività commerciali, perde funzioni pubbliche, perde sicurezza, perde prospettive. Senza residenti non esiste comunità. Senza comunità non esiste centro storico. L’ennesimo crollo non può essere archiviato come una fatalità. È il risultato di decenni di rinvii, assenze programmatiche e mancanza di una visione strutturale sul futuro dell’area antica della città. Per questo chiediamo con forza l’avvio immediato di un piano straordinario e permanente di messa in sicurezza, recupero e ripopolamento del centro storico di Cosenza. Un piano che non può essere lasciato alla sola responsabilità del Comune, ma che deve necessariamente coinvolgere la Regione Calabria, il Governo nazionale e tutti gli enti e gli organismi competenti».

«È indispensabile – secondo il Comitato - costruire una vera sinergia istituzionale tra amministrazioni locali, Regione, Governo, Provincia, Soprintendenza, Università e ordini professionali degli ingegneri, architetti, geometri e tecnici del territorio, affinché si possa affrontare in modo strutturale e non emergenziale la situazione del centro storico. In particolare riteniamo necessari:

  • un piano straordinario e permanente di messa in sicurezza degli edifici pubblici e privati;
  • il recupero e il riutilizzo immediato del patrimonio immobiliare pubblico abbandonato;
  • politiche concrete di incentivo al ritorno della residenza nel centro storico;
  • il ripristino di funzioni istituzionali e servizi essenziali;
  • interventi strutturali a sostegno delle attività economiche e commerciali;
  • una presenza stabile dello Stato che restituisca sicurezza e fiducia ai cittadini;
  • un coordinamento operativo tra istituzioni e ordini professionali per avviare programmi concreti di recupero urbanistico e strutturale.

Il centro storico non è un luogo del passato – concludono -. È una parte viva dell’identità di Cosenza e rappresenta una risorsa culturale, sociale ed economica insostituibile. Difenderlo significa difendere la memoria della città, la sicurezza dei cittadini e il futuro delle nuove generazioni. Il tempo delle analisi è finito. È il momento delle scelte».