A quasi un anno dall’allarme lanciato nel maggio 2025, la situazione del commercio a San Giovanni in Fiore non solo non ha registrato miglioramenti, ma – secondo il Comitato 18 Gennaio – è stata «scientemente ignorata» da un’amministrazione che oggi, a ridosso della fine della legislatura, «riscopre strumentalmente» l’esistenza degli operatori economici. Un’accusa che arriva all’indomani di nuovi incontri tra rappresentanti comunali e fruttivendoli locali, iniziative che il Comitato giudica come «appuntamenti elettorali mascherati» e non come un reale tentativo di ascolto.

Il nodo principale, secondo il Comitato, resta sempre lo stesso: l’assenza di politiche strutturali a supporto del commercio di prossimità. Nel mirino finiscono scelte amministrative definite «miopi e svenditrici», che avrebbero favorito per anni operatori esterni attraverso un proliferare di fiere e mercatini «fotocopia», capaci di drenare risorse e visibilità ai negozi locali già provati dalla crisi economica generale. L’effetto, secondo i commercianti e secondo il Comitato, è stato quello di trasformare San Giovanni in Fiore in una “prateria” per attività esterne, riducendo progressivamente il tessuto economico cittadino a un ruolo marginale.

Altro punto critico riguarda il ricorso costante, da parte del Comune, a fornitori esterni per servizi e materiali, una pratica che – nella lettura del Comitato – ha sottratto ulteriori opportunità alle imprese locali. Una scelta che stride con l’appello, indirizzato ora agli stessi commercianti sangiovannesi, affinché sostengano l’amministrazione alle imminenti elezioni.

A pesare è anche la gestione della ZTL, giudicata «un cappio» per la mobilità e per l’economia. Secondo il Comitato, il mantenimento di una zona a traffico limitato così rigida ha colpito in modo particolare le attività del centro, già provate da anni di stagnazione. Il successivo ripensamento dell’amministrazione viene bollato come tardivo, un «pianto del coccodrillo» che non sarebbe in grado di riparare ai danni provocati.

Per il Comitato 18 Gennaio, il commercio non è solo un settore produttivo, ma un presidio sociale e culturale, un elemento identitario per la comunità. Le promesse di «lotta all’ambulantato», annunciate oggi con enfasi dall’amministrazione, vengono interpretate come un tentativo di recuperare consenso dopo anni in cui – secondo la denuncia – è stato fatto esattamente il contrario, permettendo un’espansione incontrollata del commercio ambulante a danno delle attività stabili.

Il giudizio è netto: «La responsabilità e la lungimiranza non si improvvisano a pochi giorni dal voto. Chi ha contribuito allo svuotamento del centro non può oggi spacciarsi per il suo salvatore». Parole dure, che sintetizzano un malessere diffuso tra gli operatori locali e che aprono un fronte politico caldo a poche settimane dalla conclusione del mandato amministrativo.

Il Comitato assicura che continuerà a «dare voce alla verità», denunciando ciò che definisce «pratiche predatorie di forestieri» che avrebbero trasformato il Comune in un vero e proprio “bancomat”. Una retorica che intercetta una sensibilità urbana consolidata: quella di un territorio che chiede maggiore tutela, più attenzione per il commercio stabile e una pianificazione capace di rigenerarlo.

La conclusione è un appello diretto: San Giovanni in Fiore «merita rispetto e una programmazione seria», non slogan di fine legislatura. Il commercio locale, sostiene il Comitato, potrà ripartire solo con una visione chiara, politiche mirate e una collaborazione autentica con chi ogni giorno mantiene viva la città, alzando una saracinesca tra difficoltà crescenti.