Il procuratore di Napoli a Locri per la chiusura della campagna elettorale del No: «Se vince il Sì la situazione peggiorerà». A dialogare con la giornalista di LaC News24 Alessia Truzzolillo anche la pm Eleonora Mazzitelli, il giornalista Sommi e il professore Nicaso. Nel corso dell’evento anche gli interventi di Scanzi e Travaglio
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«Io ho visto tanta arroganza in questa riforma». Ha scelto la platea di Locri Nicola Gratteri per chiudere la campagna referendaria del No sulla riforma della giustizia. Il procuratore di Napoli è stato ospite di un dibattito a più voci sul palco del PalaCultura, in un confronto trasmesso in streaming da LaC News24 e moderato da Alessia Truzzolillo.
La separazione delle carriere
Al pubblico reggino, accorso in massa, il magistrato di Gerace ha spiegato le ragioni del suo No alla riforma che prevede un nuovo assetto della magistratura. «Perché votare No? Ci sono alcuni macrotemi. Uno riguarda la separazione delle carriere: oggi il pubblico ministero ha l’obbligo di trovare prove anche a favore dell’indagato, l’avvocato dell’indagato non ha l’obbligo di portare prove contro il suo assistito, quindi dov’è questa parità? Io voglio un pm tranquillo, non più forte, che ragioni come un giudice. Noi andiamo avanti con la schiena dritta e lavoriamo perché poi il prodotto finale è quello di rendere più vivibile un territorio, di dare giustizia, di dare serenità alle parti offese. Per poche decine di magistrati non si cambia la Costituzione. Noi che abbiamo fatto i giudici ci siamo arricchiti poi facendo i pubblici misteri per capire esattamente cosa serve per la formazione alla prova».
La riforma del Csm
Gratteri è fortemente critico anche sulla riforma del Csm: «Questo non è un sorteggio, ma una truffa. Serviranno tanti soldi che toglieranno dalle intercettazioni telefoniche, li toglieranno dalle assunzioni che non faranno dei cancellieri che ancora non hanno deciso se stabilizzare. Rischiamo di avere i tribunali civili paralizzati senza il contributo prezioso di questi amministrativi che aiutano i magistrati a scrivere le sentenze».
«Ho conosciuto meglio il genere umano»
Poi arriva una replica alle dichiarazioni del vicepremier Tajani sulla polizia giudiziaria: «Ogni tanto i migliori sponsor del No sono quelli che dicono di votare Sì. Noi abbiamo bisogno di una polizia giudiziaria indipendente». E sugli attacchi subiti: «Questa campagna sul piano umano e intimo mi è servita molto perché ho conosciuto meglio il genere umano. Ci siamo tutti impegnati in questo referendum, e il merito e di tutti, non è di Gratteri che va in televisione, ma di tanti cittadini».
L’emendamento «anti-Gratteri»
Per Gratteri insomma «la giustizia italiana non funziona e non funzionerà così come stanno le cose sia se vincerà il Sì sia che vincerà il No. Se vince il Sì di sicuro peggiorerà la situazione. Emendamento anti-Gratteri? È stato presentato da due parlamentari calabresi di Reggio e Cosenza, per limitare la possibilità di andare in tv, pensando di intimidire Gratteri. Io mi sono fatto una risata, sono calabresi e ancora non hanno imparato che Nicola Gratteri non si ferma davanti all’interrogazione parlamentare. La gente mi frega se mi prende con le buone, ma se mi sfida non ce n’è per nessuno. Perché questi attacchi? Perché hanno dei sondaggisti, spendono 50mila euro a sondaggio. Vedono chi sposta voti, si accorgono che in TV aumenta l'audience quando ci sono io e diventano pazzi».
La risposta a Occhiuto
Infine una stoccata al vetriolo al governatore Occhiuto: «Io devo chiedere scusa ai calabresi? I calabresi sanno quello che io ho fatto per la mia terra, sanno quello che ho fatto per rendere più vivibile i territori. A me queste cose non si devono dire, non si possono dire perché sono smentite dalla storia. Sono smentite dei fatti e i fatti sono ostinati. Non si fanno queste battute per prendere qualche voto in più da 'ndranghetisti e massoni deviati. Ho detto l'ovvio: se sentono che la magistratura sarà indebolita per chi devono votare i mafiosi? Io amo la Calabria e l'ho dimostrato dando la mia vita per la Calabria».
A schierarsi dalla parte di Gratteri anche il sostituto procuratore della Repubblica di Locri Eleonora Mazzitelli, il giornalista e autore televisivo Luca Sommi e lo storico e docente alla Queen’s University Antonio Nicaso, che da cittadino italiano residente negli USA da 36 anni ha già espresso il suo voto.
Nicaso: «Dibattito segnato da molta disinformazione»
«Se scorriamo la Costituzione pagina dopo pagina è come sfogliare un album di famiglia, dentro ci sono le ferite della guerra, le speranze della liberazione, le battaglie per la libertà e per i diritti, ci sono le radici della nostra democrazia - la riflessione del giornalista originario di Caulonia - Io insegno, sono un docente universitario e non posso non ricordare Don Lorenzo Milani, il quale diceva che la scuola ha il compito di educare i sovrani di domani, perché in una Repubblica il sovrano non è un re, ma il cittadino».
Per Nicaso «il dibattito referendario è stato purtroppo segnato anche da una forte disinformazione. Si è cercato di presentare questa riforma come una soluzione ai problemi di efficienza della giustizia, quando in realtà le stesse dichiarazioni di alcuni promotori hanno finito per evidenziare obiettivi ben diversi se si analizzano nel merito. Le misure proposte appare infatti evidente che non incidono sui veri nodi strutturali della giustizia: la carenza di personale, i tempi dei processi di organizzazione degli uffici e le risorse disponibili. Interventi di questo tipo non hanno alcun effetto concreto sulla durata dei procedimenti, nessun efficacia dell’azione giudiziaria. Una riforma seria dovrebbe invece partire da un confronto trasparente e da soluzioni capaci di rafforzare davvero l’efficienza e l’efficacia del sistema giudiziario».
Sommi: «Una riforma fatta male e in fretta»
«Ho sentito la Meloni dire che i sostenitori del No la buttano in caciara perché senza argomentazioni. - ha detto il giornalista e conduttore televisivo Luca Sommi - La comunicazione politica è assertiva e non più argomentativa. Così è stato fatto per la campagna referendaria del sì. Oggi il giudice per il 50% dà ragione al pm e per l’altro 50% all’imputato. Questa riforma non velocizza ed efficienza la giustizia. È una riforma scritta con i piedi. Quando si mette mano alla costituzione il Governo no dovrebbe sedersi sugli scranni del Parlamento. È tutto fatto male e in fretta. Una riforma che non va incontro ai problemi del sistema giudiziario italiano. Investire sulla sicurezza e sulle forze dell’ordine. Si possono vincere le elezioni dicendo che si tagliano le accise per 20 giorni giusti il tempo di scongiurare il referendum, poi però i nodi vengono al pettine. Lasciamo intatta la Costituzione».
Mazzitelli: «Noi magistrati non abbiamo nessun privilegio»
Significativa la testimonianza del sostituto procuratore Eleonora Mazzitelli: «Prima di essere dei magistrati siamo dei cittadini - racconta Mazzitelli, in servizio da Locri dallo scorso dicembre - Casta? Penso che ti spinge a fare i concorsi di magistratura un qualcosa all’interno che è difficilmente spiegabile, un senso di giustizia. Non abbiamo nessun privilegio da difendere se non il privilegio di esercitare le nostre funzioni così come sono scritte nella Costituzione. A Locri la mole di lavoro è molto elevata, per fortuna però ci sono persone tra gli amministrativi che ci consentono di portare avanti un carico molto elevato. Forse piuttosto che una riforma sulla magistratura, non della giustizia, sarebbe stato molto più opportuno fare delle riforme per legge ordinaria non costituzionali per mettere a posto ciò che nella giustizia non funziona, in primis la lunghezza dei processi. Se avessero voluto ampliare i criteri di responsabilità nostra, avrebbero potuto prevedere altre cose. La responsabilità disciplinare si occupa di tutt’altro, di comportamenti inadeguati nell’esercito delle funzioni e delle funzioni dei magistrati».







