La dirigente dell’Ufficio scolastico regionale smonta le polemiche sui tagli delle cattedre e accende i riflettori sul vero problema: «I contingenti rimangono invariati con un potenziamento sul fronte inclusione. A Cosenza il tempo pieno copre l'80% delle richieste»
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C'è un'Italia che si svuota lentamente, quasi in silenzio. Non con il fragore delle crisi economiche o lo strepito delle emergenze dichiarate, ma con la discrezione silenziosa di chi fa le valigie, di chi non torna, di chi - soprattutto - non nasce più. In Calabria, in particolare, questo processo tristemente rodato: paesi che perdono ogni anno qualche centinaio di residenti, scuole che aprono classi sempre più piccole, maestre che imparano velocemente i nomi di tutti i bambini perché questi ultimi, in certi borghi dell'entroterra, si contano sulle dita di una mano.
Lo spopolamento e il calo demografico non sono due fenomeni separati che si alternano: si inseguono, si sovrappongono, si alimentano a vicenda in un circolo vizioso che cambia - per usare le parole della stessa dirigente scolastica regionale - «i volti stessi dei nostri paesi». Parlare di scuola in Calabria, oggi, significa inevitabilmente parlare di un territorio che si trasforma e di un'istituzione, quella scolastica, che cerca di limitare i danni.
4.606 alunni in meno: i dati che accendono il dibattito
Nei giorni scorsi, il tema è tornato al centro del dibattito pubblico calabrese, alimentato da dichiarazioni sindacali che denunciavano tagli all'organico. La Cisl Scuola Calabria ha, infatti, sollevato la questione dei posti di potenziamento, segnalando la perdita di 55 cattedre sull'intero territorio regionale per l’anno 2026\2027. A fare chiarezza è intervenuta Loredana Giannicola, dirigente dell'Ufficio Scolastico Regionale: «È una polemica infondata e un allarmismo ancor più infondato. Se vogliamo gettare il fumo negli occhi è facile, però poi dobbiamo guardare i fatti e i numeri soprattutto».
I numeri parlano chiaro: 4.606 studenti in meno rispetto all'anno precedente, una cifra che la stessa Giannicola definisce «importante». Ma a questa diminuzione «non corrisponde una riduzione delle cattedre assegnate alla regione, il cosiddetto contingente organico – spiega la dirigente – quindi non possiamo parlare di allarme e perdita di posti».
Il nodo del potenziamento e gli "alloglotti"
Il cuore della polemica riguarda i 55 posti di potenziamento in meno. Giannicola chiarisce che si tratta di una dinamica nazionale e spiega le ragioni tecniche: «Derivano dall'assorbimento nello scorso anno sul passaggio dal potenziamento alla 0,23, che è l'avvio di una nuova classe di concorso per gli alloglotti. C'è un riequilibrio rispetto alla diminuzione». Gli alloglotti sono gli studenti stranieri che necessitano di supporto linguistico: «C'è una tendenza a dare alle scuole, che si trovano sempre più frequentemente nella condizione di accogliere dei ragazzi stranieri, delle risorse importanti per poter gestire i processi di inclusione». Alcune risorse del potenziamento generico vengono dunque canalizzate verso un bisogno reale e crescente.
Sul fronte dell'inclusione, Giannicola precisa anche che i posti di sostegno per gli alunni con disabilità seguono una traiettoria del tutto autonoma: «Il potenziamento non agisce sulla disabilità. Di fatto noi abbiamo un organico di sostegno che è in aumento». I due piani, insiste, non si sovrappongono.
Cosenza: i risultati sono positivi
Sul territorio cosentino, dove si registra un calo di oltre 1750 bambini, la dirigente evidenzia comunque segnali incoraggianti: «Ho avuto la soddisfazione di riuscire a coprire con l'80% delle richieste del tempo pieno della scuola primaria, con una copertura pressoché totale per lo strumento musicale e con l'aumento del numero di ore per le varie classi di concorso musicali a 18». In molte aree interne, il tempo pieno non è solo un'opportunità educativa: è spesso l'unico servizio rimasto attivo in borghi sempre più svuotati.
L'allarme vero: lo spopolamento che cambia i paesi
Se sul fronte scolastico Giannicola esclude emergenze immediate, ben diverso è il tono quando si sposta sul quadro demografico più ampio: «Dobbiamo allarmarci di un'altra cosa. Abbiamo un fenomeno che sta impattando la vita delle famiglie e sta cambiando proprio a livello antropologico il nostro territorio, perché lo spopolamento e il calo demografico stanno cambiando completamente anche i volti stessi dei nostri paesi».
La scuola, da parte sua, cerca di resistere. Grazie ad Agenda Sud –il programma ministeriale dedicato al Mezzogiorno –l'amministrazione scolastica sta cercando di rafforzare la presenza nelle zone più fragili: «Stiamo cercando di garantire nelle aree interne non solo i presidi scolastici ma aumentare anche il tempo scuola». Ci sono, purtroppo, dei limiti non facilmente superabili: «Intorno alla scuola agiscono altre variabili su cui la scuola può incidere poco. Il lavoro, i servizi, i trasporti: sono sfide che richiedono ben altri attori istituzionali».
La sintesi di Giannicola, dunque, è piuttosto chiaro: «La scuola in Calabria è una scuola che funziona nonostante tutto. Dobbiamo piuttosto allarmarci perché la nostra regione si sta spopolando». È in quel «si sta spopolando» che risiede la notizia più grande. Non le polemiche sindacali, non i 55 posti di potenziamento. Ma quei paesi dell'entroterra dove le classi si assottigliano anno dopo anno, dove la scuola resta aperta come ultimo segno tangibile che una comunità esiste ancora. E finché riesce a tenerlo aperto, quel segno, c'è ancora qualcosa da salvare.

