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Guarascio e i vizi malcelati

Guarascio e i vizi malcelati

l’editoriale di Piero Bria
Il Cosenza pensa alla Lega Pro dimenticandosi del ritiro e di dare a Fiore la possibilità di allestire una squadra in tempi consoni e con modalità idonee ad una squadra di calcio. Invece di fare parole sarebbe ora di passare ai fatti.

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Non ce ne voglia Guarascio. Eppure quando si leggono alcune sue dichiarazioni viene da sorridere. Soprattutto quando dichiara: “Dopo il responso del Consiglio Federale saremo operativi in tutto e per tutto”. Staremo a vedere. Di certo l’operativa della società rossoblù, da un anno a questa parte, è stata pari a zero o quasi.
L’impressione è che, ancora una volta, saranno le parole ad avere la meglio sui fatti.
Macalli ha chiuso la porta in faccia al Cosenza. Lo ha fatto in maniera rude. Quasi avesse un conto in sospeso con noi. Un sassolino che è diventato masso.
Ma il patron della Lega Pro ha avuto vita facile. Perché quando il tuo interlocutore ha difficoltà a gestire una società in serie D si presume che difficilmente possa ambire ad una migliore gestione in Lega Pro.
Il Cosenza per Macalli non é da ammettere. Badate bene. Sul campo avremmo meritato la promozione, giusta e sacrosanta. Il problema è quello che ruota intorno al rettangolo di gioco. Macalli non lo dice ma è così.
Non basta Fiore come parafulmine. L’ex nazionale troppe volte ha salvato la faccia ad una società che non si è mai comportata da tale e che, sempre e non quasi, è riuscita nell’arduo compito di far rimpiangere persino i tempi di Intrieri e Nucaro. Una società spesso assente. Una società che, nelle poche volte in cui poteva mettersi in mostra e dimostrare di avere serie intenzioni, si è persa in un bicchiere d’acqua.
Non solo. Non riusciamo a capire un “uomo d’azienda” come Guarascio. L’imprenditore doveva e poteva sfruttare a suo favore la figura di Stefano Fiore per creare un Cosenza nuovo, forte e capace di lanciare nel grande calcio giovani di casa nostra. E invece? E invece si è ritrovato in balia delle onde trasportato su un’isola lontana anni luce da noi.
Troppe volte Guarascio ha avuto la possibilità di spiegare e far capire il perché di una gestione a tratti comica. Ogni volta è riuscito a non dire nulla e a prendere tempo. Colpa anche nostra che forse, poche volte, abbiamo sollecitato un presidente di una società fantasma.
Guarascio poteva cambiare corso settimane fa. Invece nuovamente il silenzio.
Eppure un presidente dovrebbe pensare ogni giorno alla sua creatura. Lega Pro o Serie D bisognava già strutturare un mese fa la società e lo staff. Bisognava, sempre un mese, decidere la sede del ritiro. Sempre un mese fa bisognava rinnovare i contratti con i giocatori che si reputavano idonei, Lega Pro o Serie D che sia, ad indossare per un’altra stagione la maglia silana. Un mese fa, e forse anche più, si potevano e dovevano fare tante cose. Ora è tardi. E la pazienza dei tifosi è giunta al limite.
Basta vizi malcelati. Basta riunioni. Basta reclami e soprattutto basta parole. Il calcio a Cosenza è finito nel 2003 quando educatamente aprimmo le porte di casa nostra alla Fiorentina. Ma quello, per molti, è solo un brutto ricordo da dimenticare. E mentre da anni cerchiamo inutilmente di rinascere c’è una partita che incombe. Un derby che, ad oggi, non potremmo neppure giocare. Vero presidente Guarascio?

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