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Cosenza, Pavone benedice Valoti: «E’ un martello. Che coppia con De Angelis»

Cosenza, Pavone benedice Valoti: «E’ un martello. Che coppia con De Angelis»

L’ex terzino rossoblù Pavone, playboy e calciatore sui generis da ragazzo, ora è uno stimato procuratore ed ha cambiato vita. «Ma quando segnai contro il Siena e mimai di fare la pipì come il mio cane, scoppiò il putiferio…».

Istrionico, esuberante, un po’ pavone. Anzi, Cristiano Pavone. Quando all’inizio del nuovo secolo si presentò con una Bmw decappottabile al Sanvitino, si notò subito che non era uno del posto. Pavox 18 c’era scritto sul fanale posteriore, che poi era il suo numero di maglia al Cosenza. Esterno sinistro fluidificante di quelli buoni, grande gamba e corsa facile. Tra i professionisti ha segnato solo con i Lupi, ma è sulla fascia che ha trovato il suo habitat naturale. Terzino o ala faceva poca differenza. Pavone vanta anche uno scudetto nel suo palmares, vinto all’Inter da ragazzino con il Trap in panchina. Nemmeno una presenza, ma il tricolore in bacheca è in bella vista lo stesso. Da un po’ di tempo è un agente di calciatori e ne ha uno in particolare che sta facendo carriera. Mattia Valoti, proprio lui, il figlio di Aladino è il pezzo pregiato della scuderia. «E’ un giocatore diverso, di qualità, fisicamente presente. Il padre era un lottatore, un vero motorino – spiega – Mattia è giocatore da top-club, ha avuto un’opportunità al Milan, ma a causa di qualche problemino fisico non l’ha sfruttata al meglio. Al Verona si sta facendo valere».

Se giocasse ancora, Pavone avrebbe mai preso il padre di Mattia in procura?
«Mai! – esclama ridendo divertito – Con lui siamo grandi amici, per me è stato un esempio in campo e fuori. Il nostro rapporto si creò proprio al San Vito».

Valoti è il ds e De Angelis l’allenatore. Non viene voglia anche a lei di tornare a Cosenza?
«Decisamente sì, ho già detto loro che verrò presto a trovarli. A Crotone seguo tre ragazzi (Sampirisi, Barberis e Martella, ndr) ed ho in agenda un viaggio in Calabria. Farò una via e due servizi».

Che ha suggerito a Valoti quando ha saputo che stava per tornare in pista?
«Innanzitutto ho avvertito un senso di felicità per due motivazioni. La prima è che avrebbe ritrovato Stefano dopo tanti anni, la seconda è che lì ci sono i presupposti per fare qualcosa di buono».

Pavone e De Angelis esultano dopo un gol

Ci parli un po’ di lui: che tipo è dietro la scrivania?
«E’ un martello, non si ferma mai. Lavora 20 ore al giorno su 24 e non lascia nulla di intentato»

La gente di lei ha un buon ricordo. E’ per il campionato da sogno vissuto con Mutti o per che cosa?
«La stagione positiva cementò il rapporto della squadra con la città. Io sono stato benissimo ed è una piazza che ricordo con grande affetto».

Pavone era un calciatore sui generis, playboy e con qualche eccesso fuori dal campo, ma professionista sul rettangolo verde. Si rivede in questa descrizione?
«Sì – ride di nuovo con gusto – La descrizione rispecchiava la persona che ero. Oggi sono cambiato, ho una famiglia e quelli sono altri tempi, anzi altre epoche».

Se un ragazzo che ha in procura imitasse i suoi vecchi comportamenti, cosa gli direbbe?
«Di non fare le stesse stupidate che commisi io. Mi è già capitato di dover intervenire e sto cercando di fungere da esempio. Il mestiere di calciatore offre spesso la possibilità di imboccare strade sbagliate e vorrei semplicemente che i giovani non le prendessero». 

Si ricorda quando per festeggiare il gol al Siena mimò di fare la pipì come il suo cane? Scoppiò un putiferio…
«Me ne dissero di tutti i colori, ma alla fine era semplicemente un gesto d’affetto».

Per il suo famoso alano, giusto?
«Esatto. Il giorno prima della partita eravamo come al solito in ritiro quando mi arrivò una telefonata. A casa avevo un alano stupendo, Golia, e mi dissero che stava male perché il veterinario aveva trovato una macchia tumorale. Ero un po’ turbato dalla brutta notizia, poi segnai ed esultai in quel modo».

A Crotone, invece, una zuccata vincente da urlo. Che effetto le fa vedere in A i pitagorici e non il Cosenza?
«Cosenza è una piazza che merita altro rispetto alla Lega Pro, ma purtroppo ha pagato le vicissitudini del presidente. A Crotone i Vrenna hanno stilato un progetto a lungo termine e le idee sono diventate fatti fino alla scalata nella massima serie».

Il terzo acuto con un piattone di destro (!) in casa col Monza. E’ stata la sua rete più bella?
«Gol importantissimo perché non riuscivamo a sbloccare il match. Fu una coincidenza assurda che decisi io l’incontro. Sono cresciuto nel paese confinante con Monza, per me era un derby e la soddisfazione fu doppia».

Sente De Angelis ogni tanto? Che allenatore è?
«Sì, chiacchieriamo quando capita. Può fare una grande carriera per come è maturato, l’ho detto anche ad Aladino».

Aniello Parisi sostiene che Valoti e De Angelis abbiano trovato lo sbocco naturale delle loro carriere. Entrambi, ha sottolineato, già 15 anni fa possedevano le qualità di ds e tecnico. Concorda?
«Si, assolutamente. Aladino gestiva lo spogliatoio e la squadra come un direttore d’orchestra. Stefano invece aveva fame e voglia di arrivare».

E Pavone? Fare il procuratore è la continuazione della sua carriera?
«Non nascondo che inizialmente ho avuto grandi difficoltà. Poi, legandomi a Beppe Riso, è andata meglio. In Italia stiamo lavorando con grandi risultati, crescendo passo dopo passo».

D’Orazio, Calamai, Letizia e Mendicino: sono gli acquisti del Cosenza a gennaio. In uno di questi c’è il suo zampino?
«In nessuno, giuro. Valoti è uno che sa il fatto suo e prende decisioni in maniera autonoma. Ogni tanto ci confrontiamo su allenatori e giocatori, parliamo del calcio in generale, ma come si fa tra due vecchi amici».

Lei è particolarmente attento ai settori giovanili. Quale sarà il talento che salterà fuori l’anno prossimo?
«All’Atalanta ci sono profili importanti. Melegoni e Bastoni hanno già esordito. Io però segnalo un ’98 del Milan che abbiamo in procura: sentirete parlare presto di Zanellato, fidatevi di me».

Juve, Milan, Inter, Atalanta: chi punta più sul vivaio?
«L’Atalanta ha una tradizione storica sotto questo aspetto e negli ultimi tempi ha fatto bingo. Il Milan, anche per via delle problematiche societarie, ha cambiato politica ottenendo profitti evidenti. Donnarumma e Locatelli non si trovano al mercato sotto casa».

E’ d’accordo a far giocare le seconde squadre in Lega Pro?
«Sì, perché i ragazzi che escono dai vivai importanti poi trovano difficoltà a confrontarsi nella vecchia Serie C. Se invece affrontassero un percorso di maturazione vivendo già la terza serie, tutto sarebbe più facile».

Una società come il Cosenza che armi può usare per competere contro chi investe tre volte tanto sul mercato?
«Mettersi al pari delle big è difficile. Parma e Venezia hanno alle spalle società solide che spendono ed è complicato tenere il loro passo. Il Cosenza vanta però un tifo spettacolare: si dovrebbe cercare di canalizzare quel calore e colmare il gap con la presenza dei sostenitori rossoblù».

Ce l’ha ancora quella Bmw decappottabile?
«No, anche quella è andata. Ne ho cambiate tante…».

Ma alla fine dei conti, quando torna a Cosenza?
«Verrò molto presto, probabilmente nella prossima settimana. Al massimo in quella seguente, parola mia».

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