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LANDE DESOLATE | Scalea, la difesa di Falvo: «Ecco la verità»

LANDE DESOLATE | Scalea, la difesa di Falvo: «Ecco la verità»

Giovanbattista Falvo ha risposto alle domande del gip delegato in rogatoria, Letizia Benigno, nell’inchiesta sui presunti appalti truccati riconducibili all’imprenditore Giorgio Ottavio Barbieri.

L’imprenditore di Decollata si è difeso dinanzi al gip che lo ha interrogato rispetto alle accuse che gli muove la Dda di Catanzaro nell’ambito dell’inchiesta denominata “Lande Desolate”.

L’indagato ha spiegato di aver fatto un preventivo alla ditta Barbieri per l’installazione di sei climatizzatori presso l’aviosuperficie di Scalea, dove esiste un pre-fabbricato nel quale dovevano essere avviati una serie di servizi. Preventivo di circa 200mila euro.

I passaggi chiave della linea difensiva

Le macchine sono state acquistate da Falvo, di cui proveniente dalla Francia, e sono state installate in una struttura di più di mille metri quadrati. Siamo ad ottobre novembre del 2015. Verso fine anno, ad installazione completata, l’imprenditore (difeso dagli avvocati Antonio Ingrosso e Stefania Ingrosso) si reca personalmente a vedere se i climatizzatori funzionassero a dovere e così avviene a gennaio 2016.

Avendo acquistato le sei macchine, Falvo presenta una fattura complessiva a Barbieri di circa 200mila euro, ma il costruttore ne paga quasi la metà, mentre le altre somme finiscono nel dimenticatoio. Falvo quindi è costretto ad insinuarsi nel passivo del fallimento della ditta “Barbieri Costruzioni srl” di Giorgio Ottavio Barbieri, poi fallita nel 2017.

Falvo, inoltre, ha spiegato che non c’entra niente col computo metrico di circa 560mila euro che la ditta Barbieri d0veva presentare alla Regione, aggiungendo che non era neanche compito suo avviare le macchine climatizzanti attraverso una cabina elettrica, il cui lavoro spettava ad un’altra azienda.

L’imprenditore Falvo, infine, ha ribadito che lui si è limitato a fare il preventivo ed emettere la fattura delle spese sostenute. Parole non solo pronunciate a sostegno della linea difensiva, ma arricchite da documenti che i due difensori hanno presentato al gip a dimostrazione della buona fede dell’indagato: oltre al danno (la perdita di quasi 100mila euro di servizi lavorativi alla ditta Barbieri) anche la beffa (l’applicazione della misura interdittiva dai pubblici uffici).

La difesa di Falvo ha chiesto la revoca della misura cautelare emessa dal gip di Catanzaro. Interdizione che oggi paralizza tutta l’attività professionale dell’indagato, in procinto di dover pagare gli stipendi ai lavoratori e ai fornitori. (a. a.)

 

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