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Gratteri su Mario Oliverio: «Capo d’accusa diverso da misura cautelare»

Gratteri su Mario Oliverio: «Capo d’accusa diverso da misura cautelare»

Il capo della Dda di Catanzaro presente a un convegno sulla legalità e diritto organizzato all’Università di Catanzaro.

Il procuratore capo della Dda di Catanzaro, Nicola Gratteri precisa sempre che non parla mai delle inchieste in corso, in quanto potrebbe incorrere in provvedimenti disciplinari da parte del Csm. Stavolta, però, ha rilasciato una dichiarazione che nella forma sembra scontata, ma non lo è nella sostanza. A domanda di alcuni giornalisti presenti, il magistrato reggino, rispondendo sull’inchiesta del governatore della Calabria, Mario Oliverio, ha detto che «la storia spiegherà tutto. Bisogna studiare: un capo d’imputazione è diverso da un provvedimento cautelare».

La frase di Gratteri è di notevole valore se si pensa al fatto che già nel giorno degli arresti dell’operazione “Lande desolate” aveva annunciato un prosieguo dell’inchiesta e oggi, seppur indirettamente, conferma quanto detto nel mese di dicembre 2018.

Su Oliverio, invece, può aver voluto puntualizzare che un conto sono le esigenze cautelari, che nel corso del tempo possono affievolirsi, ma non per questo viene meno la credibilità dell’impianto accusatorio. Per questo motivo, è importante leggere le motivazioni della Cassazione che ha annullato senza rinvio l’obbligo di dimora nel comune di San Giovanni in Fiore al presidente della Regione Calabria.

Da Morra a De Raho

Sempre parlando di giustizia, il presidente della commissione antimafia Nicola Morra ha dichiarato: «Attendo di conoscere gli sviluppi dell’indagine della procura di Salerno sui magistrati calabresi per capire chi è con lo Stato e chi ha inquinato le istituzioni». Altre parole forti su una vicenda che potrebbe allargarsi dopo le investigazioni condotte dalla procura di Napoli sul caso di “spionaggio” che vede coinvolte due aziende calabresi: Esurv di Catanzaro e Stm di Pietrafitta.

Infine, il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho ha parlato di alcune istituzioni in cui «ci lavorano familiari dei capicosca della ‘ndrangheta» che punta alla corruzione di dirigenti e non solo in tutti i settori, tra cui la sanità. (a. a.)

 

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