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Il server unico, i contrasti tra magistrati e la perquisizione a Roma: i dettagli

Server unico da realizzare a Catanzaro? Tre magistrati contrari alla proposta. «Violava la norma» afferma Facciolla. Ecco tutti i retroscena.

Dopo aver parlato dei rapporti con Nicola Gratteri, il magistrato di Cosenza, Eugenio Facciolla affronta la questione della sala intercettazioni della procura di Castrovillari che «ho creato quando mi sono insediato». Siamo quindi alla quarta parte delle dichiarazioni spontanee rese dall’ex procuratore di Castrovillari al gup di Salerno. «Io ho trovato una situazione in cui c’era il monopolio di una ditta, era la ditta che aveva monopolio assoluto. La maggior parte, la stragrande maggioranza delle intercettazioni erano svolte dalla Esital con un contratto durato otto anni». I suoi colleghi nei primi incontri «si lamentano proprio del settore intercettazioni». (LEGGI QUI LA PRIMA PARTE)

Secondo quanto dichiara Facciolla «la Esitel notoriamente è specializzata nelle telefoniche e non nelle ambientali, allora succedeva che le forze dell’ordine ognuno portavano una sua propria ditta di riferimento, quindi si creava una situazione in cui erano più ditte ad intervenire nei fascicoli» e «ognuno praticava il suo prezzo». Facciolla è determinato a spiegare questi passaggi per far comprendere al giudice di aver dato solo tre incarichi all’Stm e aggiunge che «la rotazione è stata una delle prime cose che ho imposto al mio ufficio» e aggiunge che «le ditte che mi hanno segnalato i colleghi che erano quelle più affidabili, le ho invitate a partecipare, ma non solo le ho invitate a partecipare, ho imposto il listino unico, non determinato da me, ma determinato dal ministero. Le ditte invitate a partecipare hanno dovuto approvare preventivamente i certificati di sicurezza».

Qui arriva una nuova rivelazione: «Mi è stata notificata una informazione di garanzia qualche giorno fa, qualche mese fa, in cui addirittura sarei indagato con Tignanelli e con la Stm per una certificazione di sicurezza, ma lo vedremo poi nella sede competente. Io mi sono attenuto a quello che ha prescritto il ministero con tutte le ditte e tutte le ditte che hanno voluto lavorare con la procura di Castrovillari hanno accettato queste condizioni con le clausole di sicurezza». 

L’ispezione ministeriale alla procura di Castrovillari

Un altro passaggio fondamentale delle dichiarazioni spontanee di Eugenio Facciolla riguarda l’ispezione ministeriale presso la procura di Castrovillari. E’ proprio il magistrato a parlarne davanti alle parti processuali. «Il 2019, a marzo, c’è stata l’ispezione ministeriale, quella ordinaria, quattro anni presi in esame. Giudice, l’ispezione sa come ha concluso? Produrrò anche questo, conclude per rispetto di tutti i criteri di sicurezza, rispetto e adempimento di tutto ciò che era prescritto dal Dgsia, dal Ministero, eccetera, rispetto delle prescrizioni in materia di contenimento dei costi e la cifra integrale di quattro anni per intercettazioni, soltanto per intercettazioni, dicono gli ispettori che hanno accertato essere pari a 2milioni di euro, complessiva di tutte le ditte. Ebbene, se lei paragona il dato che emerge dalla relazione ispettiva con quella che è la prima acquisizione che fa la Guardia di Finanza, la seconda acquisizione che utilizza Lardieri, se mette tutto insieme, si renderà conto agevolmente come non è possibile che solo la Stm ha incassato 700mila euro in due anni rispetto a un monte complessivo di 2milioni di euro». (LEGGI QUI LA SECONDA PARTE)

Tornando alle intercettazioni, e alla mancanza della figura del direttivo amministrativo presso la procura di Castrovillari, chiarisce che «tutti gli atti che pervenivano, liquidazioni di qualsiasi tipo, io dovevo materialmente trasmetterli, una volta verificati dall’ufficio competente, eccetera, poi venivano trasmessi a Catanzaro per la verifica, ulteriore verifica che faceva la procura generale competente alla liquidazione». Facciolla quindi sottolinea che mai la procura generale ha fatto notare che l’Stm aveva più incarichi rispetto alle altre ditte». E ritorna sui rapporti con Tignanelli, affermando di non aver mai avuto contezza che il poliziotto si occupasse della parte contabile dell’Stm, avendo avuto a che fare con la signora Aquino che «ho visto forse due-tre volte negli uffici». 

Il server unico la goccia che fa traboccare il vaso?

Secondo Facciolla, le telefonate con Tignanelli vengono strumentalizzate, a cominciare da quella in cui entrambi parlano del server unico. «Tignanelli mi fa l’esempio della Innova, cioè non parla della Stm, parla sempre della Innova, cioè le problematiche che possono avere le dite, e perché, perché il server è uno, significa che tutti i dati delle intercettazioni, nonostante passino dal server delle ditte private».

Facciolla, a questo punto, fa riferimento a una riunione indetta dal procuratore generale di Catanzaro. «Si pone un problema di un collega che chiede, o meglio, vanta le sue amicizie con il ministro Orlando, i suoi rapporti, eccetera, per dire il server, anziché metterlo a Napoli, lo metterà a Catanzaro. Bene, benissimo, non è un problema nostro, ma il problema si pone proprio per la sicurezza dei dati, perché c’è quella norma, che qualcuno dimentica probabilmente, che prevede che in materia di intercettazioni, le intercettazioni devono essere svolte presso la sala ascolto della procura competente, e la responsabilità è del capo dell’ufficio».

«Da qui nasce il procedimento a Salerno»

«Così come oggi io sono qui a rispondere delle intercettazioni, ogni procuratore è responsabile del settore intercettazioni, e non è un passaggio da poco conto, perché quando si pone questa questione è nato un contrasto con il collega procuratore di Catanzaro, è nato un contrasto perché abbiamo semplicemente chiesto io con il procuratore di Crotone e il procuratore di Cosenza, abbiamo detto: ma se è così, bisogna modificare anche la norma, perché sennò siamo noi responsabili, però i dati vengono gestiti a Catanzaro, ma potevano essere gestiti a Napoli, da qualsiasi altra parte, quindi si è posto un problema normalissimo non di una contesa, un contrasto, è stato semplicemente un disquisire in una riunione di coordinamento alla luce delle nuove riforme che si stavano facendo in quel momento, punto. Quella conversazione diventa significativa e rilevante da far partire il procedimento a Salerno e iscrivere tutto il resto». (LEGGI QUI LA TERZA PARTE)

Le intercettazioni da remoto a Catanzaro

Altra questione menzionata da Facciolla è quella della sala intercettazione. «Le dirò un piccolo particolare, che tanto ormai i procedimenti sono definiti, ma io ho scoperto che la procura di Castrovillari per queste problematiche prima del mio arrivo effettuava attività di intercettazioni remotizzate presso la sala ascolto di Catanzaro, cioè una cosa di una gravità assoluta, gravità assoluta, perché anziché farle presso la sala competente venivano fatte fuori sede. Probabilmente gli avvocati non se ne sono avveduti e nessuno ha sollevato la nullità».

Il viaggio a Roma per indagare sui Greco

Per dare rilevanza ai rapporti tra Facciolla e Tignanelli, la polizia giudiziaria fa riferimento al 21 marzo del 2018, giorno in cui l’ex procuratore di Castrovillari si reca a Roma insieme ai finanzieri del Comando Provinciale di Cosenza e in serata apprende del decesso della suocera. «Alle 23.45 ho ricevuto la telefonata di mia moglie, mi sono allontanato, sono andato via dall’albergo dove stavo a Roma» e dopo aver ritirato i bagagli «siamo andati subito via, alle quattro del mattino sono rientrato a Cosenza. Io nella giornata del 21 marzo 2018 non ho mai isto né Tignanelli e né altri di cui parla Lardieri», perché Facciolla nella Capitale aveva lavorato un’intera giornata, facendo approfondimenti investigativi sulla famiglia Greco di Cariati.

«Una volta arrivato a Roma con il personale della Guardia di Finanza al seguito, e se ci sarà un processo ovviamente ci sarà una lista testi di un centinaio di persone che dovremo avere la pazienza di ascoltare, almeno un centinaio di persone», Facciolla predispone una perquisizione per il giorno successivo al ministero dello Sviluppo Economico a Roma «per quanto riguarda l’indagine sul crack del Gruppo Novelli, Alimenti Italiani, in cui sono coinvolti gli imprenditori Greco di Cariati, Ferdinando Aiello di cui abbiamo parlato e di cui si sta occupando evidentemente la procura di Salerno, per quello che le cronache ci consegnano, e di cui parlano quelle persone nella famosa intercettazione». 

«Non ero nella Capitale»

«Non solo, Giudice. Le produco il verbale di conferimento incarico che abbiamo fatto con la Guardia di Finanza ai consulenti tecnici nell’ufficio della procura generale di Roma, messo gentilmente a disposizione per appoggiarmi per questa attività importante che dovevamo svolgere. Il 21 a sera sono andato a cena, poi è successo quello che le ho descritto», ovvero la scomparsa della suocera. «Quindi non ho mai visto Tignanelli quella giornata, non avevo niente a che vedere con Tignanelli. Perché vengo portato presente? E non solo. C’è una trascrizione del Noe, di cui probabilmente Lardieri non si avvede, in cui si dà atto che Tignanelli e Tridico il 22 marzo, quindi la mattina successiva discutono e l’uno informa l’altro, dice guarda che è morta la suocera di Eugenio, e dicono esattamente quindi io mi trovo a Cosenza perché c’è il funerale. Chi lo dice che sono a Roma? Da dove emerge questo dato che sono a Roma insieme a Tignanelli, con quella frase riportata da Tridico, mozzicata, con mille puntini». 

Per dare forza al suo ragionamento, Facciolla rivela anche di aver ricevuto con la Guardia di Finanza «due autorevoli appartenenti al Parlamento Italiano che avevano interesse a seguire la vicenda del crack Alimenti Italiani per le ripercussioni che stava avendo questa vicenda sul territorio di Spoleto e di Terni con la perdita di circa 1500 posti di lavoro. Questi sono dati oggettivi. Bastava realmente trascrivere, ascoltare bene, trascrivere e dire le cose come stavano. Questa è una conversazione che avviene tra Tridico e Tignanelli che è assolutamente irrilevante per Facciolla». 

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Antonio Alizzi

Giornalista professionista dal 13 giugno del 2012. Dal 2002 al 2006 ho lavorato con "La Provincia Cosentina", curando le pagine del calcio dilettantistico. Nel 2006 passo al quotidiano regionale "Calabria Ora", successivamente "L'Ora della Calabria", in servizio presso la redazione sportiva. Mi sono occupato del Cosenza calcio e delle notizie di calciomercato. Nel 2014, inizio l'avventura professionale con il quotidiano nazionale "Cronache del Garantista", scrivendo di cronaca giudiziaria. Ora collaboro con Cosenza Channel e due riviste nazionali.

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