lunedì,Agosto 15 2022

Il Csm va in soccorso del tribunale di Catanzaro (e di Nicola Gratteri)

Tribunale di Catanzaro: il Csm dispone la proroga di due giudici che dovranno valutare le inchieste coordinate da Nicola Gratteri

Il Csm va in soccorso del tribunale di Catanzaro (e di Nicola Gratteri)

Il tribunale di Catanzaro è in sofferenza. Lo si evince da un documento della settima commissione del Consiglio Superiore della Magistratura che, martedì prossimo, discuterà in Plenum la proroga dell’applicazione dei magistrati Gabriella Logozzo, giudice del tribunale di Locri, e Filippo Aragona, giudice del tribunale di Firenze, per altri sei mesi. La richiesta era stata presentata lo scorso 16 giugno dal presidente della Corte d’Appello di Catanzaro, Domenico Introcaso, «facendo propria» l’istanza avanzata dal presidente del tribunale di Catanzaro, Rodolfo Palermo.

Tribunale di Catanzaro tra scopertura giuridica e assenze…

La settima commissione del Csm, infatti, evidenzia che «il Tribunale di Catanzaro presenta rilevanti flussi di lavoro nel settore penale, anche in ragione della competenza distrettuale e della circostanza che il territorio è “afflitto da una massiccia presenza della ‘ndrangheta”; nel distretto di Corte d’appello di Catanzaro sono “continue le maxi-operazioni”, ossia le indagini, le richieste di misure cautelari ed i giudizi abbreviati che riguardano un numero molto elevato di imputati, per reati di competenza della D.D.A., sicché “i carichi sono oggettivamente tali da mettere in crisi l’organizzazione dell’intero Ufficio”».

«Sia la dott.ssa Logozzo che il dott. Aragona sono applicati a settori in grave sofferenza non è possibile, allo stato, attingere ad altre sezioni, né del settore penale né del settore civile, a loro volta sottoposte a gravosissimi carichi lavorativi; attualmente il Tribunale presenta un grave indice di scopertura giuridica, cui si aggiungono le assenze di alcuni magistrati». Di recente, il Csm aveva disposto il trasferimento “in prevenzione” del presidente del tribunale del Riesame di Catanzaro, Giuseppe Valea, successivamente interdetto dal gip del tribunale di Salerno (LEGGI QUI).

L’impegno dei giudici per il processo “Rinascita Scott”

Il tribunale di Catanzaro, tuttavia, «oltre a presentare una scopertura di organico certamente significativa, versa in una situazione assolutamente peculiare in ragione dall’eccezionale impegno richiesto dai flussi di lavoro, che risultano particolarmente rilevanti nel settore penale, gravato, nelle sue diverse articolazioni (Sezione G.i.p./G.u.p., dibattimento, Tribunale del riesame, misure di prevenzione, Corte di assise), da procedimenti impegnativi sotto il profilo sia quantitativo che qualitativo, in ragione della “incessante, puntuale e approfondita attività del locale Ufficio distrettuale di Procura” 4».

«Tra i numerosi maxi-processi a carico di una pluralità di soggetti (mediamente dai 50 ai 100) spicca, così come segnalato dal Presidente della Corte d’appello, il procedimento cd. “Rinascita-Scott”, con 456 imputati, 230 parti offese e 300 difensori: dopo l’esecuzione delle misure cautelari nei riguardi di 334 persone e l’impegno richiesto ai Gip, con le conseguenti ricadute sul Tribunale del riesame, è attualmente è in corso di celebrazione il giudizio, con rito abbreviato a carico di 90 imputati».

Ad onor di cronaca, i dirigenti dei tribunali di Locri e Firenze, avevano espresso parere contrario alla proroga dell’applicazione. Molto probabile dunque che entrambi i magistrati continuino a lavorare presso il tribunale di Catanzaro, che nei prossimi mesi potrebbe essere nuovamente “impegnato” a valutare le indagini antimafia – dai rapporti tra ‘ndrangheta e politica al narcotraffico – della Dda di Catanzaro nell’ambito del distretto giudiziario di competenza.

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