domenica,Maggio 22 2022

Lucarelli e il feeling con Cosenza. Quando disse: «Chissà che effetto i Lupi in Serie A»

Cristiano Lucarelli e il Cosenza di nuovo faccia a faccia e di nuovo al Marulla. Lui lo lasciò che si chiamava San Vito ed ha sempre detto che uno dei suoi più grandi crucci fu quello di non partecipare al Centenario dei Lupi e al funerale di Gigi. Era in entrambi i casi all’estero, ma definì «imperdonabili» le

Lucarelli e il feeling con Cosenza. Quando disse: «Chissà che effetto i Lupi in Serie A»

Cristiano Lucarelli e il Cosenza di nuovo faccia a faccia e di nuovo al Marulla. Lui lo lasciò che si chiamava San Vito ed ha sempre detto che uno dei suoi più grandi crucci fu quello di non partecipare al Centenario dei Lupi e al funerale di Gigi. Era in entrambi i casi all’estero, ma definì «imperdonabili» le sue assenze. Il feeling col popolo dei Lupi non è mai venuto meno. Striscioni in Curva Bergamini, cori in Tribuna A, ma in generale apprezzamento dall’intero stadio. Ha parlato con Guarascio in almeno un paio di occasioni. Sondaggi, nulla più. Mercoledì tornerà in città al timone della Ternana, squadra con cui ha collezionato record su record in Serie C e che ha raddrizzato dopo un avvio difficile. Stavolta Cosenza sarà un banco di prova importante per testare le ambizioni delle Fere. 

Per dare l’idea, però, di cosa abbia lasciato all’ombra della Sila, riproponiamo parte di una vecchia intervista del 2016 rilasciata a Cosenzachannel. Fu realizzata da Carmen Artusi e risultò tra gli articoli più letti dell’intera stagione. Il titolo era tutto un programma: “Lucarelli, l’intifada del calcio torna a Cosenza. «Chissà che effetto farebbero i Lupi in A»”. Di recente, invece, CL99 celebrò il 25ennale del suo gol alla Reggina.

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Quando Lucarelli approdò al Cosenza, nell’ambito dell’affare-Negri con il Perugia, era il 1995. Lei aveva solo vent’anni.

«Vero e c’è un aneddoto molto simpatico che racconto spesso. Arrivai a settembre, a stagione già iniziata, perché facevo il militare. Purtroppo le cose non stavano andando bene, c’era una forte contestazione. Misi piede al campo e all’interno dello spogliatoio trovai un centinaio di tifosi, molto nervosi, che discutevano animatamente con la squadra. Io cercavo di farmi spazio per entrare con le valige, ma non ci riuscivo. Qualche tifoso voltandosi verso di me, mi disse in dialetto stretto “ma questo chi è?”. Giustamente, io ero molto giovane e non avrebbero potuto riconoscermi. Diciamo che il mio primo incontro con la piazza mi aveva già dato un’idea del temperamento caratteriale cosentino (ride, ndr)».

Il campionato non era iniziato col piede giusto, però poi si concluse bene visto che, anche grazie ai suoi gol, arrivò la salvezza.

«Sì, finì benissimo. Pensi che io all’epoca arrivai in comproprietà e per la normativa vigente in quel periodo, quando si era in compartecipazione, era necessario avere due anni di contratto con entrambe le squadre, nel mio caso Perugia e Cosenza. Io quell’anno in rossoblù segnai 15 reti e immancabilmente mi arrivarono diverse proposte. Un giorno mi chiamò Gianni Di Marzio che era col presidente Pagliuso. Mi spiegarono che la società non navigava nell’oro e che se fossero finiti alle buste col Perugia, quest’ultimo mi avrebbe portato via senza che il Cosenza incassasse nulla. In quell’occasione sottolinearono: “Se rinnovi con noi, salvi il Cosenza dal fallimento”. Non le nascondo che di fronte ad una prospettiva del genere, io che mi ero talmente legato alla città, che ero entrato nel cuore della gente, non ci pensai due volte e firmai subito 4 anni di contratto. Il Cosenza, in accordo con il Parma, mi riscattò alle buste e mi cedette ai ducali. La società rossoblù incassò 4 miliardi di vecchie lire, con cui si iscrisse al campionato successivo. Ecco, questa storia invece non l’avevo mai raccontata. Si può dire in un certo senso che ho salvato il Cosenza, ma sentivo di doverlo fare perché mi ero affezionato».

Secondo Lucarelli, ad oggi, esiste un calciatore che direbbe “Tenetevi il milione”?

«Non lo so. Già a quei tempi, ai tempi della mia scelta, il calcio stava cambiando. Oggi non è più la stessa cosa. Le società cercano sempre di spingerti a fare i loro vantaggi economici. Parliamoci chiaro: il club che vende, è sempre il più felice perché così incassa soldi utili per allestire la squadra nella stagione che bussa alle porte».

Torniamo al calcio. Perché Cristiano Lucarelli allena in Lega Pro? Ci sono suoi colleghi, anche con carriere meno brillanti, che sono partiti direttamente dall’alto.

«Perché io sono un bastian contrario di natura. Ho voluto la gavetta per non farmi dire un giorno che mi è stato regalato qualcosa. Molti miei colleghi siedono sulle panchine delle giovanili in attesa di prendere il posto dell’allenatore della prima squadra. Io a Parma ho vinto Scudetto e Supercoppa con gli Allievi, eppure invece di aspettare l’esonero di Donadoni per candidarmi alla sua panchina, ho preferito fare la gavetta nell’inferno della Lega Pro, per lo più in piazze con pochi soldi, ma proprio per questa mia ossessione di dimostrare. Anche quando tutti cercano scorciatoie, nel paese delle raccomandazioni, io tutto quello che ho, l’ho guadagnato. Vado molto fiero di questo percorso, anche quando bisogna lottare con mille difficoltà. Ma le difficoltà sono il mio pane quotidiano».

Lucarelli, in un’intervista, parlando del Cosenza, lo descrisse come un amico leale, uno di quelli su cui sai di poter contare sempre, anche se non lo senti da anni.

«Io non mi perdonerò mai due cose: il giorno del centenario ed il giorno dei funerali di Gigi Marulla. Entrambe le volte mi trovavo all’estero e non ho potuto essere presente. Durante un’intervista (ad Antonio Clausi, ndr) tirai fuori quella metafora perché mi sembrava un paragone calzante. Ed aggiunsi anche che le vicissitudini attraversate nella storia recente dal Cosenza (i fallimenti ed i diversi anni nei dilettanti), hanno fatto sì che all’apice della mia carriera mi venisse sempre chiesto di parlare di altre mie ex squadre, che militavano in serie A, e mai dei Lupi. Io avrei voluto parlare del mio rapporto così forte con questa città e con questi tifosi. E mi dispiace perché io sono nato lì, i miei natali calcistici sono a Cosenza e se aveste militato nei campionati che vi spettano, sicuramente ci sarebbe stato un altro interesse a livello mediatico. In questi anni ho visto approdare nella massima serie squadre che non hanno le potenzialità di tifo che esprime Cosenza. Ho sempre avuto il pallino di chiedermi come sarebbe il San Vito in serie A».

In estate si era fatta insistente la voce di un suo accostamento alla panchina di un’altra calabrese, il Catanzaro.

«A Catanzaro, in quanto ex del Cosenza, non ho potuto accettare. In quei giorni mi arrivò una marea di messaggi di tifosi del Cosenza che mi chiedevano “per favore non andare”, allegando mie foto di repertorio con la maglia rossoblù. Sinceramente sono rimasto molto sorpreso che, a 20 anni di distanza, ancora quella gente avesse una tale considerazione di me. Non me l’aspettavo. Ma la volontà del popolo è sempre sovrana, e così ho detto di no».

Lucarelli, che accoglienza si aspetta domani pomeriggio a Cosenza?

«Non lo so. So che la gente di Cosenza, quando entri nei loro cuori, difficilmente si dimentica di te. Al tempo stesso, però, i ragazzi ultrà non sono più gli stessi ragazzi di vent’anni fa. Immagino ci sia stato un ricambio generazionale nel frattempo. Perciò non so cosa aspettarmi. Sicuramente gli applausi mi farebbero molto piacere, ma non influenzerebbero l’affetto che già provo. Allo stesso modo, se dovessero ignorarmi, quell’affetto non diminuirebbe. Qualunque cosa mi va bene. Certo è che ho molta curiosità di rientrare nel San Vito».