giovedì,Dicembre 2 2021

“Testa di Serpente”, da Zaffonte alla Palmieri: pentiti in aula

I due collaboratori di giustizia sono stati sentiti nel processo contro la famiglia Abbruzzese

“Testa di Serpente”, da Zaffonte alla Palmieri: pentiti in aula

Due collaboratori di giustizia sono stati sentiti oggi dal tribunale collegiale di Cosenza nell’ambito del processo “Testa di Serpente“. Si tratta dell’inchiesta della Dda di Catanzaro contro due gruppi criminali, guidati separatamente dalla famiglia Abbruzzese, conosciuta come “Banana”, e da Roberto Porcaro, che insieme ad altri imputati ha scelto il rito abbreviato.

Zaffonte e i processi di mafia in cui non è mai stato coinvolto

Nel pomeriggio di oggi, martedì 23 novembre, la pubblica accusa ha sentito i pentiti Giuseppe Zaffonte e Anna Palmieri, moglie di Celestino Abbruzzese, primo e unico esponente dei “Banana”, fuoriuscito dal presunto sodalizio per collaborare con la giustizia. Nel corso della seduta processuale, Zaffonte durante l’esame del pm ha riferito di essere stato vicino al clan “Lanzino” di Cosenza e di aver avuto a che fare con Luigi Abbruzzese solo in una occasione, quando lo avrebbe aiutato a vendere una “partita” di cocaina. I “Banana” – ha aggiunto Zaffonte – erano dediti allo spaccio di eroina.

Le dichiarazioni spontanee di Luigi Abbruzzese

Gli avvocati, tuttavia, hanno fatto emergere che Zaffonte non è mai stato coinvolto in processi antimafia ed è stato in carcere soltanto per un anno. E’ stata messa in dubbio quindi la sua conoscenza del panorama mafioso cosentino che avrebbe frequentato da “autista” di uno degli esponenti di vertice della cosca degli “italiani“. Al termine, Luigi Abbruzzese ha chiesto di fare dichiarazioni spontanee, negando di conoscere Zaffonte e di aver commesso i reati contestati dall’ufficio inquirente coordinato da Nicola Gratteri.

“Testa di Serpente”, la collaborazione con la giustizia di Anna Palmieri

Poi è toccato ad Anna Palmieri rispondere alle domande del pm Corrado Cubbellotti. La compagna di Celestino Abbruzzese ha ripercorso la sua storia criminale, quando era a capo di un gruppo che spacciava droga nel centro storico di Cosenza, grazie all’aiuto di Marco Paura. Episodi da cui nacque l’indagine “Job Center“, condotta dalla Squadra Mobile di Cosenza.

La collaboratrice di giustizia ha spiegato inoltre di aver appreso alcune circostanze direttamente dal marito. Proprio sull’intenzione di parlare con la Dda di Catanzaro, Anna Palmieri ha evidenziato come Celestino avesse iniziato a vuotare il sacco già dal 22 novembre 2018, ma in quella data non firmò i verbali. Poi, prima di Natale, decise di seguire il compagno anche sul piano della collaborazione con i magistrati antimafia. Tutto ciò avviene dopo la condanna definitiva per narcotraffico.

In “Testa di Serpente” anche il tentato omicidio di Rocco Abbruzzese

Infine, Anna Palmieri ha parlato del tentato omicidio ai danni di Rocco Abbruzzese che, secondo quanto da lei appreso, sarebbe stato compiuto da Marco Abbruzzese, detto lo “Struzzo“. Un delitto maturato dopo una seconda riunione avvenuta tra “zingari” e “italiani”, nel corso della quale si sarebbe discusso su chi dovesse gestire le piazze di spaccio della città di Cosenza. Rocco Abbruzzese, in quel momento, era al fianco di “Strusciatappine“.

Il processo è stato rinviato al prossimo 9 dicembre, quando verranno sentiti due operanti di polizia giudiziaria. Il pm ha rinunciato ad ascoltare altri collaboratori, tra cui Daniele Lamanna. Nel collegio difensivo figurano gli avvocati Filippo Cinnante, Giorgia Greco, Paolo Pisani, Antonio Quintieri, Fiorella Bozzarello, Francesco Boccia, Cristian Cristiano, Mariarosa Bugliari e Cesare Badolato.