mercoledì,Maggio 25 2022

Processo Bergamini, i ricordi di Galeazzi e il giallo del memorial nel 1998

L'ex ala rossoblù ha parlato della morte di Denis. «Nessuno ha mai creduto al suicidio». Poi si è incartato sulla presenza di Antonio Paese a una partita post promozione

Processo Bergamini, i ricordi di Galeazzi e il giallo del memorial nel 1998

E’ ripreso oggi il processo sulla morte dell’ex calciatore del Cosenza, Denis Bergamini, trovato senza vita il 18 novembre del 1989 a Roseto Capo Spulico lungo la statale 106 Jonica. Secondo la procura di Castrovillari, che ha coordinato le indagini, il mediano originario di Ferrara sarebbe stato ucciso da Isabella Internò, sua ex fidanzata, in concorso con altre persone allo stato rimaste ignote. In Corte d’Assise di Cosenza sono sfilate tre persone: l’ex calciatore del Cosenza calcio, Sergio Galeazzi e due testimoni: Amelia Bargone e Angelina Fusinato.

Tiziana Rota non si è presentata per motivi di salute, ma il pm Primicerio ipotizza che abbia avuto paura a testimoniare. La donna, ex moglie di Lucchetti, vive al Nord ma presumibilmente sarà sentita nelle prossime udienza, a meno che la Corte non opti per l’accompagnamento coatto.

Il primo a presentarsi davanti alla giuria popolare, presieduta dal presidente Maria Lucente (giudice a latere, Marco Bilotta) è stato l’ex esterno silano, che in Riva al Crati vinse il campionato di serie C1, nella stagione 1987-1988, quando al “San Vito” sedeva in panchina Gianni Di Marzio. In aula non era presente Isabella Internò, mentre hanno partecipato alla seduta processuale, come al solito, il pm Luca Primicerio, l’avvocato di parte civile, Fabio Anselmo e gli avvocati difensori Angelo Pugliese e Pasquale Marzocchi, quest’ultimo in sostituzione dell’avvocato Rossana Cribari.

Processo Bergamini, il racconto di Sergio Galeazzi

Sergio Galeazzi, rispondendo alle domande del pubblico ministero, ha ricordato la circostanza secondo cui Denis gli avrebbe detto di essere pronto a diventare padre del figlio concepito con Isabella Internò, prendendosi le sue responsabilità di genitori, ma non era intenzionato a sposarla. «Aggiunse, riferendo parole altrui, “o la sposi o non so come finisce”». Così arriva il passaggio dell’aborto, organizzato dalla zia di lei che abitava a Torino. Il viaggio a Londra, dunque, per interrompere il percorso di vita della creatura che l’imputata aveva in grembo. La frase “incriminata” è stata estrapolata da un’intercettazione con il giornalista Filippo Massara. Dichiarazione che Galeazzi non disse, «perché nessuno me l’ha chiesto», ai carabinieri nel 2012 né nel 2018, quando fu sentito dalla procura di Castrovillari, attraverso i militari dell’Arma di Arona, uno dei comuni che si affacciano sul Lago Maggiore in Piemonte.

Processo Bergamini, la Maserati proposta ai giocatori

Durante l’esame, il pm Primicerio ha tirato fuori anche l’argomento della Maserati. «Eravamo in ritiro e vennero a farci vedere questa macchina: la provai anch’io e la provò anche Denis. Poi chiamai mio padre, dicendogli che avrei voluto comprarla, visto che giravo con una Panda e mi disse in dialetto “ma ti se scemo”. Preciso che non c’era alcun obbligo, ma l’auto fu portata lì da Santino Fiorentino, che era un dirigente dell’epoca». Poi la domanda su Antonio Paese: «Sì lo conoscevo, per sentito dire sapevo che era un poco di buono, dicevano che fosse un mafioso». Parole che hanno invogliato l’accusa a chiedere al testimone se la ‘ndrangheta di quel periodo frequentasse il Cosenza calcio. «Che sappia io no».

Tuttavia, il passaggio più rilevante della testimonianza di Galeazzi è proprio qui, poiché nel controesame, la difesa di Isabella Internò, nello specifico l’avvocato Marzocchi, è ritornata su questo fatto, facendo dire all’ex giocatore rossoblù di aver partecipato a un memorial nel 1998 dopo la promozione in serie B, ottenuta con Giuliano Sonzogni in panchina, organizzata dalla società presieduta da Pagliuso, dove avrebbe rivisto Antonio Paese. Da precisare, ad onor di cronaca, che la persona sopra indicata è stata uccisa nel 1991 a Cosenza. Un delitto affrontato e giudicato nei tre gradi di giudizio nel processo “Missing”. Al termine dell’escussione, infatti, la difesa si è riservata di produrre la sentenza in questione per minare l’attendibilità di Galeazzi. Verosimilmente, la circostanza di cui si parlava nell’esame del pm, riguarderebbe una partita giocata sull’asfalto dopo la promozione in serie B, ovvero nella stagione 1987-1988 che sarebbe avvenuta nei pressi di via Panebianco a Cosenza, alla presenza di alcuni malavitosi.

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Processo Bergamini, l’incontro con Tonino Sena

Un altro ex componente della criminalità cosentina, citato nel processo, è il “mammasantissima”, Tonino Sena, ammazzato dal clan “Lanzino” di Cosenza, nel 2000, come cristallizzato dalle sentenze di condanna contro alcuni esponenti della cosca degli “italiani”. «Lo vidi a pranzo da Armando Foresta e poi a piazza Fera quando offrì da bere a me e a mio padre, ma né con lui né con Paese parlammo mai della morte di Bergamini». In un’altra captazione telefonica, invece, questa volta con l’ex mediano del Torino, della Reggiana e della Reggina, Beppe Scienza, ora allenatore di calcio, Galeazzi parlò del caso Bergamini, facendo intendere un suo pensiero circa il fatto che se ci fosse stata di mezzo la criminalità organizzata, come avrebbe detto qualcuno in quel periodo, “il corpo di Denis non sarebbe stato trovato”. Frase che Galeazzi attribuirebbe a Donata Bergamini o qualche altro compagno di squadra.

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Com’era Denis prima di morire

Poi l’attenzione processuale si è spostata sul giorno prima del decesso e sul cinema Garden. «Denis ci incitava, dicendo che avremmo battuto il Messina. Il pranzo si svolse in maniera tranquilla, come sempre. Nel pomeriggio andammo al Cinema e mi ricordo che lui si era seduto sotto me e Lombardo. Era sereno e per gioco gli tiravano le palline di carte. Poi lo vidi uscire e nella penombra notai due figure, ma non so dire se fossero persone che erano lì ad attenderlo o la maschera del “Garden”». Dopodiché, a cena arrivò la triste notizie. «Denis era in ritardo e avendo violato il regolamento interno avrebbe dovuto pagare una multa: così scattò l’applauso a tavola. Ma era una cosa scherzosa. Mi ricordo che Simoni chiese a Maltese di andare a vedere se fosse in camera sua, ma non c’era. Poi giunse la telefonata di Isabella Internò che riferì al mister la circostanza che Donato fosse deceduto a Roseto Capo Spulico e ci chiese se fosse ancora fidanzato. Noi sapevamo di no e allora pensò a uno scherzo, ma dopo poco la notizia fu confermata a Ranzani, all’epoca direttore sportivo del Cosenza, che partì per Roseto Capo Spulico. Noi eravamo disperati e piangevamo».

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Galeazzi dunque non ha mai creduto alla tesi del suicidio. «Nessuno ha mai pensato al fatto che un ragazzo di 27-28 anni lasciasse il ritiro per togliersi la vita a 100 km di distanza. Era una persona serena che da lì a poco avrebbe giocato probabilmente in serie A con il Parma». Poi sempre Galeazzi ha fatto riferimento a un incontro causale avuto con Isabella Internò qualche giorno dopo il funerale. «“Mi disse: “perché non mi saluti? Non ti ho visto e aggiunse: “Pensi che io non abbia detto la verità? E risposi di non averla davvero visto”».

Nel 2017, in un’intercettazione riferì di sapere che Denis fu portato a Roseto Capo Spulico perché «si pensava che lì ci fosse un maresciallo dei carabinieri dell’attuale marito», come se questa circostanza potesse aiutare ad “insabbiare” il caso della sua morte, ma non è stato specificato chi fosse realmente questo soggetto.

Il controesame di Galeazzi

L’avvocato Angelo Pugliese, dopo l’esame della parte civile, ha preso la parola, chiedendo quali sono i rapporti con Donata Bergamini. «Con lei non mi sento da diversi mesi, so che non sta bene, è caduta in depressione», spiegando, a una successiva domanda, di non aver detto la frase “o la sposi o non so come finisce”, riferita a Denis, perché «mi è sfuggita anche davanti ai carabinieri nel 2012».

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Infine, altri tre passaggi rilevanti: «Io ad Isabella Internò a casa di Denis e Padovano non l’ho mai vista, non so se andasse in quella dove abitava solo Denis”, ovvero un periodo antecedente a quello con il quale conviveva con l’ex attaccante della Juventus. Circa la riesumazione del cadavere, Galeazzi ha dichiarato di aver appreso questa cosa da Donata Bergamini e da Gigi Simoni, ex portiere silano, che verrà sentito giovedì prossimo. I difensori, in tal senso, gli hanno fatto notare che lui parlava di soffocamento, quando ancora non era stata depositata la perizia medico-legale e l’incidente probatorio, di conseguenza, non era stato svolto. «Forse me l’ha detto Donata» ha sottolineato Galeazzi che, alla domanda sul libro di Petrini, “Il calciatore suicidato”, si è surriscaldato, citando le parole dell’ex massaggiatore Maltese, che aveva parlato di droga nello spogliatoio: «Lo vorrei guardare negli occhi, visto che ha detto una cosa non vera» ha concluso l’ex ala.

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