martedì,Febbraio 7 2023

Arresti a Cosenza, l’estorsione del “gratta e vinci”

Secondo la Dda D’Ambrosio avrebbe compulsato anche un fortunato vincitore di 5 milioni di euro, ma il gip non è d’accordo

Arresti a Cosenza, l’estorsione del “gratta e vinci”

Torni in libertà dopo una lunga detenzione, trascorsa anche al 41 bis, e vieni a sapere che l’ex compagno di malefatte di un tempo ormai lontano ha centrato una vincita milionaria alla Lotteria. Un vero colpo di fortuna per il 47enne originario di Camigliatello Silano che ha messo in tasca tutti quei soldi, ben cinque milioni di euro, ma anche Adolfo D’Ambrosio deve averla vista così: un’occasione fortunata e propizia per rinsaldare una vecchia “amicizia”. Fra tutti i crimini, conclamati e ancora presunti, elencati nell’inchiesta antimafia, la tentata estorsione del Gratta e vinci che vede protagonista uno dei sette gerarchi del boss Patitucci, è certamente il più singolare.

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Tutto ha inizio quando a luglio del 2019, un D’Ambrosio allora fresco di scarcerazione, contatta telefonicamente la sua vecchia conoscenza, baciato dalla buona sorte grazie alla sua mamma. È lei, infatti, che qualche tempo prima ha acquistato il biglietto d’oro in una ricevitoria presilana, offrendo così a suo figlio la chance per cambiare vita senza ripetere più gli errori di quattro anni prima, quando proprio la sua frequentazione con D’Ambrosio, lo aveva fatto finire sotto inchiesta per estorsione aggravata. Purtroppo per lui, però, a volte il passato non si cancella, e quel 31 luglio ritorna accompagnato dal trillo di un cellulare. «Degli amici non mi dimentico» gli dice subito D’Ambrosio, che da un lato mostra di essere a conoscenza del nuovo tenore di vita dell’interlocutore e dall’altro gli rappresenta la propria condizione ben più misera di ex detenuto: «Sono uscito in pantaloncini e maglietta».

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Detto ciò, lo invita a bere una bevanda. I carabinieri apprendono i contenuti di quel dialogo in modo casuale, dalla viva voce del diretto interessato che, quasi certamente, confidandosi con loro non immagina di innescare la macchina investigativa. E invece è ciò che accade nei mesi successivi. I telefoni di entrambi finiscono sotto controllo, e dalle captazioni raccolte fra settembre e gennaio emergono una serie di appuntamenti – alcuni andati a vuoto, altri no – durante i quali il 47enne concorda con l’amico ritrovato la consegna di prodotti tipici silani quali “patate” e “funghi”,  nomi in codice dietro ai quali, secondo la Dda, si celano vere e proprie dazioni di denaro. In un caso si mettono d’accordo per «un vitello», ma dopo alcuni giorni d’attesa D’Ambrosio gli chiede se per caso l’animale “sia scappato” visto che non ha ricevuto quanto promesso.

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Tentata estorsione o gioco degli equivoci? Una possibilità, quest’ultima, che il gip distrettuale non si sente di escludere, tant’è che con riferimento a questo capo d’imputazione, ha respinto la richiesta d’arresto per D’Ambrosio. «Non emergono minacce, neanche implicite» rileva il giudice, e come se non bastasse, non si ravvisa «lo stato di sottomissione della vittima».  

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