venerdì,Marzo 1 2024

Cosenza, all’autostazione la protesta dei dipendenti della Ias Scura: braccia incrociate per 24 ore

Al fianco dei lavoratori la sigla sindacale Faisa-Cisal: lo sciopero indetto a causa delle resistenze dell'azienda all'aggiornamento del contratto con retribuzioni in linea con gli orari di attività

Cosenza, all’autostazione la protesta dei dipendenti della Ias Scura: braccia incrociate per 24 ore

Hanno protestato nel piazzale dell’autostazione di Cosenza per porre all’attenzione pubblica la loro situazione lavorativa. Al centro delle lamentele dei dipendenti dell’azienda di autolinee Ias Scura un contratto, dicono, vecchio di vent’anni e che contempla retribuzioni non aggiornate e non compatibili con gli orari di lavoro.

Dopo i dipendenti della Simet, – altra azienda, come la Ias Scura, con sede a Corigliano-Rossano – la protesta dei lavoratori del settore dunque si allarga. In ballo, in quel caso, i licenziamenti di una quarantina di persone. Nessun posto a rischio in questo caso, ma ugualmente una situazione che non consente il sereno svolgimento delle attività.

Al fianco dei lavoratori, questa mattina, è sceso in piazza il sindacato di categoria Faisa-Cisal che così, in una nota diramata ieri sera, aveva annunciato la protesta spiegandone le ragioni: «Abbiamo indetto uno sciopero di 24 ore dei lavoratori della Ias Autolinee, l’azienda cori-rossanese che si ostina a non dar luogo al rinnovo del contratto aziendale al quale sono legati importanti tematiche del lavoro accessorio, anche per la parte economica».

«Ripetuti – chiarisce la Faisa-Cisal nel documento – sono stati i nostri tentativi, tutti falliti, di raggiungere un’intesa che fosse di equilibrio per le parti, al fine di dotare i lavoratori, ma anche l’impresa, di un valido strumento regolatorio in tema di disciplina aziendale delle fattispecie di servizio non regolate dal contratto nazionale di lavoro».

«Ad oggi, però – aggiunge –, altro non possiamo raccogliere se non la sostanziale chiusura della Ias Autolinee alla sottoscrizione del contratto aziendale. Ciò ha comportato l’ennesima astensione dal lavoro», la quinta, si sottolinea, «non residuando ai lavoratori altra soluzione che quella della protesta».

Si tratta di dipendenti, sottolinea il sindacato, «che, ogni giorno, si impegnano con serietà e dedizione a rendere un servizio di trasporto pubblico che può dirsi di qualità soprattutto grazie all’apporto di mille attenzioni che in tal senso viene dai lavoratori. Pare, però, che tale impegno non venga registrato in contrada Toscano Jole, sede dell’azienda, dalla quale nessun atto concreto si registra all’indirizzo del dialogo e dell’ascolto dei legittimi bisogni dei propri lavoratori».

Tra le tante incertezze legate al futuro di queste persone, afferma ancora la Faisa-Cisal, c’è «la certezza del nostro impegno a continuare a stare accanto a chi ha deciso di rivendicare regole certe e chiare sul lavoro accessorio e sulle altre tematiche che dovranno confluire nel contratto aziendale secondo quanto previsto dal Ccnl».

E ancora: «I lavoratori di Ias Autolinee non si lasceranno distrarre dalle sirene di chi predica bene ma pone in essere iniziative lontane dai bisogni della classe operaia. I dipendenti agiranno a tutela dei propri interessi legittimi iniziando dall’esercizio del sacrosanto diritto di sciopero; lo faranno nonostante le mille difficoltà derivanti da una disciplina normativa (quella sullo sciopero) che appare un labirinto nel quale districarsi e con la fermezza di chi vuole esercitare appieno il proprio diritto di dire “io non ci sto!”».

Conclude la Faisa-Cisal: «Ai lavoratori che hanno riposto la fiducia in questo sindacato, viene confermata la vicinanza incondizionata, facendo nostre le difficoltà che caratterizzano il vivere quotidiano di chi, come loro, fatica a far quadrare i bilanci familiari a causa di un costo della vita che ha assunto dimensioni spropositate. La soluzione a una tale condizione di estremo disagio non può che passare da iniziative di buon senso che, per quanto ci riguarda, altri non può essere che il datore di lavoro a mettere in campo, quale tributo di riconoscenza verso chi ogni giorno si spende per l’azienda».

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