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Danilo Turboli: «A Cosenza non si muoveva foglia se non lo decideva Porcaro»

Il collaboratore si riferisce al periodo in cui Francesco Patitucci era in carcere per la detenzione illegale della pistola e per l'omicidio di Luca Bruni

Danilo Turboli: «A Cosenza non si muoveva foglia se non lo decideva Porcaro»

In ordine di tempo Danilo Turboli è l’ultimo collaboratore di giustizia del circondario di Cosenza. Di lui la nostra testata ha scritto tante volte, anche di recente, ma oggi una parte delle sue dichiarazioni sono state messe in chiaro dalla Dda di Catanzaro nell’ambito della maxi-inchiesta contro la ‘ndrangheta cosentina.
Turboli, pentitosi ufficialmente qualche mese dopo il blitz del 1 settembre 2022, era uno degli uomini di fiducia di Roberto Porcaro. Il presunto boss di Cosenza, lo mandava a commettere atti intimidatori per chiedere il “pizzo“. Racconta tanti episodi in tal senso e tanti altri sul traffico di droga. Ma in questo caso partiamo dai rapporti che aveva con Porcaro e del ruolo avuto da quest’ultimo nella criminalità organizzata cosentina.

L’arresto di Patitucci

Nel febbraio del 2016 i carabinieri di Rende avevano arrestato Francesco Patitucci per la detenzione illegale di una pistola. Episodio che lo ha tenuto in carcere fino al 2019, anno in cui aveva finito di scontare la pena. Qualche anno prima al noto esponente del clan “Lanzino” di Cosenza, era stata notificata un’ordinanza cautelare per l’omicidio di Luca Bruni. In primo grado arrivò la condanna a 30 anni di carcere, poi ribaltata in appello. Assoluzione infine confermata in Cassazione. Tre anni tuttavia che Patitucci ha trascorso in cella, dove attendeva con fiducia la sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro. E chi comandava a Cosenza? Lo spiega Danilo Turboli.

Il pentito parla di Porcaro

Il collaboratore di giustizia Danilo Turboli descrive il ruolo criminale di Roberto Porcaro. «Sebbene non mi sia mai interessato all’attività di usura, anche per la conduzione di tale tipo d’attività illecita, era necessario o, comunque, la collaborazione con Porcaro». Ma non è tutto. Il profilo di uno dei presunti boss di Cosenza viene illustrato in maniera più chiara: «Questo controllo che Porcaro esercitava su tutte le attività illecite – usura, estorsioni e traffico di droga sulla città di Cosenza e dintorni – dipendeva dal fatto ce nel periodo in cui collaboravo con lui, considerata anche l’assenza di Francesco Patitucci, Porcaro era il “reggente” della cosca egemone: “Non si muoveva foglia se lui non lo decideva“». Turboli tuttavia precisa: «Non ho avuto rapporti diretti con Francesco Patitucci ma lui sapeva chi ero e che ero un soggetto vicino a Roberto Porcaro». Infine, conclude il pentito, «con riferimento ai canali di rifornimento di Roberto Porcaro, nei periodo in cui ho collaborato con lui nello spaccio, so che uno di questi canali era costituito da dei napoletani».

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