Il cambiamento climatico sta modificando radicalmente le dinamiche ambientali del Mezzogiorno, imponendo una profonda revisione delle strategie di gestione delle risorse naturali. In Calabria, e in particolare nella provincia di Cosenza, i tradizionali indicatori di monitoraggio ambientale riguardo alla siccità si trovano a dover interpretare fenomeni inediti, dove l'alternanza tra precipitazioni intense e periodi di totale aridità si compie con una rapidità sconosciuta fino a pochi decenni fa.

Per fare chiarezza su questi scenari, Alfonso Senatore, docente presso il Dipartimento di Ingegneria dell'Ambiente dell'Università della Calabria (Unical), traccia un'analisi dei rischi fisici e strutturali che corre il territorio regionale. Dal punto di vista della vulnerabilità geografica, la Calabria presenta una marcata differenziazione interna, dovuta alla sua particolare conformazione orografica. La catena costiera funge da barriera naturale, creando due macro-aree dal comportamento climatico opposto.

La fascia occidentale, esposta ai venti umidi provenienti dal Mar Tirreno, beneficia di un tasso di umidità superiore e di precipitazioni più regolari. Al contrario, il versante ionico, situato a brevissima distanza in linea d'aria, sperimenta condizioni strutturalmente più aride. Questa asimmetria fa sì che i territori orientali della regione siano costantemente esposti a deficit pluviometrici cronici, amplificando gli effetti della siccità locale.

Il meccanismo dell'evapotranspirazione e l'insidia delle "flash droughts"

L'aumento globale delle temperature non si limita a innalzare i valori termici percepiti, ma agisce direttamente sullo stato fisico dei terreni. Il primo fattore di criticità è rappresentato dalla forte dispersione idrica causata dalle ondate di calore anomale. «Le ondate di caldo estremo incidono nella misura in cui aumentano il fenomeno della cosiddetta evapotraspirazione, cioè la perdita di acqua da parte degli strati superficiali del suolo e quindi problemi soprattutto dal punto di vista della produzione agricola», spiega Senatore. Questo fenomeno si manifesta con violenza anche laddove i mesi precedenti abbiano registrato un volume di piogge significativo. La transizione verso l'aridità può quindi consumarsi in tempi ristretti, configurando un quadro meteorologico d'emergenza.

La principale minaccia legata a questa dinamica è rappresentata dalle cosiddette flash droughts, ovvero siccità repentine. Se storicamente la siccità si è sempre configurata come una calamità a insorgenza lenta, quasi impercettibile nelle sue fasi iniziali, oggi la combinazione di temperature estreme e assenza di precipitazioni a breve termine può determinare un deficit idrico strutturale nel giro di pochissimi giorni, cogliendo di sorpresa i comparti produttivi e i consorzi di bonifica.

Il fabbisogno antropico e gli eventi estremi nella provincia di Cosenza

Sebbene le riserve accumulate durante la stagione invernale abbiano parzialmente compensato le carenze estive, le criticità emergono con forza in concomitanza con l'aumento della domanda da parte delle comunità e delle attività economiche. La scarsità di risorsa idrica che si registra nei mesi caldi è spesso una conseguenza diretta del fattore umano e dei picchi di consumo, piuttosto che un dato puramente naturale.

Accanto alla mancanza d'acqua, il cambiamento climatico si manifesta attraverso manifestazioni atmosferiche violente e diversificate. Nella provincia di Cosenza, ad esempio, si assiste a una marcata instabilità che spazia dalle piogge torrenziali concentrate in lassi di tempo ridotti fino a fenomeni di forte ventosità. Di recente, nella Piana di Sibari, le raffiche di vento hanno causato danni materiali significativi alle strutture agricole e agli impianti energetici privati. Secondo Senatore, la vera sfida contemporanea consiste nell'abituarsi a questa "nuova normalità", sviluppando modelli di adattamento intelligenti e flessibili.

La rete di distribuzione e accumulo calabrese si poggia su una solida base storica, risalente agli interventi della Cassa del Mezzogiorno. Tuttavia, tale impianto necessita oggi di un profondo ammodernamento tecnologico per rispondere alle sollecitazioni odierne. Il sistema attuale deve essere riprogettato per gestire la doppia polarità del rischio meteo-idrologico: la difesa dalle alluvioni da un lato e la protezione dalla siccità dall'altro.

Un esempio concreto di gestione flessibile e integrata è rappresentato dalle reti di drenaggio presenti nella provincia di Cosenza, in particolare nell'area di Sibari. Tali infrastrutture, se supportate da adeguate tecnologie di controllo, potrebbero svolgere una duplice funzione: drenare l'acqua in eccesso durante le grandi alluvioni invernali e fungere da riserva per l'irrigazione di soccorso durante i mesi di severità idrica.

Sostenibilità agricola e tutela delle falde acquifere

Per anticipare gli effetti dei cambiamenti in atto, l'Università della Calabria sta sviluppando avanzati sistemi di monitoraggio e previsione, finanziati in gran parte con i fondi del PNRR. Tra i risultati più rilevanti figura la messa a punto di un sistema di previsioni meteorologiche stagionali su base semestrale. Questo strumento consente alle istituzioni e alle imprese agricole di conoscere in anticipo le tendenze idriche dei successivi sei mesi, pianificando le colture e i razionamenti con un margine di sicurezza scientifico.

La necessità di una gestione oculata dell'acqua è strettamente connessa al boom economico dell'agroalimentare calabrese, un settore trainante e in forte crescita sul fronte delle esportazioni. Per mantenere questo trend senza compromettere gli ecosistemi, l'approvvigionamento idrico deve essere garantito tramite canali pubblici ordinari.

In assenza di una rete di distribuzione efficiente, gli agricoltori della provincia di Cosenza rischiano di dover ricorrere all’uso intensivo da pozzi privati. Questo comportamento provoca l'abbassamento della falda acquifera superficiale e favorisce il fenomeno del cuneo salino, ovvero l'intrusione dell'acqua di mare nel sottosuolo dell'entroterra. Il risultato è un progressivo e irreversibile deterioramento della qualità dei terreni e delle acque sotterranee, un rischio ambientale che solo una pianificazione pubblica e integrata può scongiurare.

Con il caldo estremo ritorna l’emergenza siccità in Calabria. Ne abbiamo parlato con il docente Unical Alfonso Senatore: dalla necessità di ammodernare dighe e condotte, alle strategie di adattamento per cittadini e imprese. Un quadro da tenere sempre sotto controllo per quello che è il bene più prezioso.