I legali del club contestano duramente l’operato del Comune: dalla sospensione della convenzione al progetto non validato, fino alla richiesta di indennizzo milionario
Tutti gli articoli di Cosenza Calcio
PHOTO
Non c’è solo la battaglia per riavere il San Vito-Gigi Marulla. Nel ricorso presentato al TAR contro il Comune, la società Cosenza Calcio alza il livello dello scontro e punta il dito direttamente contro l’Amministrazione guidata dal sindaco Franz Caruso. I legali del club non si limitano a contestare il diniego della licenza d’uso dello stadio, ma ricostruiscono l’intera vicenda come il risultato di una condotta ritenuta ostile e dannosa nei confronti del club.
Il passaggio più duro è contenuto nella parte iniziale dell’atto. Secondo gli avvocati della società, la controversia nascerebbe da una serie di «manovre ordite dal Comune», accusato di aver abusato del proprio potere con l’obiettivo di «indebolire la Società» e di intralciarne l’attività sportiva. Una frase pesante, che trasforma il ricorso da semplice questione amministrativa a vero e proprio atto d’accusa nei confronti di Palazzo dei Bruzi.
Cosenza, cosa c’è nel ricorso al Tar sull'utilizzo dello stadio Marulla
Nel mirino finisce anche il clima creatosi attorno alla proprietà. I legali sostengono che il Comune avrebbe inizialmente agitato l’ipotesi della revoca della convenzione per intercettare e cavalcare le contestazioni di una parte della tifoseria nei confronti dell’attuale governance del club. Per il Cosenza, insomma, il malcontento verso Guarascio sarebbe stato utilizzato come leva politica e amministrativa per colpire la società.
Secondo il ricorso, una volta venuta meno la possibilità di contestare reali inadempienze al club, l’Amministrazione avrebbe cambiato terreno di gioco, spostando tutto sul tema dei lavori allo stadio. Ed è qui che i legali parlano di una «sfrenata ricerca dell’escamotage»: prima le presunte irregolarità nella gestione della convenzione, poi l’incompatibilità tra cantiere e attività sportiva. Sempre con lo stesso risultato finale: togliere il Marulla al Cosenza.
Il punto centrale riguarda proprio i lavori di riqualificazione dell’impianto. Il club contesta al Comune di aver fondato la sospensione della convenzione su un progetto esecutivo che, secondo la tesi difensiva, non sarebbe stato ancora verificato né validato. Per gli avvocati, un progetto in questa fase non può diventare la base per una decisione così drastica come il blocco dell’utilizzo dello stadio fino al 31 dicembre 2027.
Non solo. Il Cosenza sostiene che gli stessi documenti di gara prevedessero la possibilità di far convivere il cantiere con l’attività sportiva. Il progetto di fattibilità e il disciplinare, secondo quanto riportato nel ricorso, valorizzavano soluzioni capaci di ridurre le interferenze con allenamenti, gestione ordinaria ed eventi ufficiali. Per questo, secondo il club, il Comune avrebbe dovuto pretendere dall’appaltatore un’organizzazione diversa dei lavori, non arrivare alla chiusura totale dell’impianto.
Altro passaggio pesante riguarda la natura della sospensione. Per il Cosenza, quella decisa dal Comune non sarebbe una semplice pausa temporanea della convenzione, ma una vera e propria revoca mascherata. La concessione scade nel giugno 2028, ma con lo stadio indisponibile fino a fine 2027 il club non potrebbe utilizzarlo né per la stagione 2026/2027 né, di fatto, per quella successiva. Da qui la contestazione sulla sproporzione della misura.
I legali ricordano inoltre che la convenzione per l’utilizzo del Marulla era stata approvata dal Consiglio comunale. Per questo, secondo la società, non poteva essere un dirigente a sospenderne gli effetti. Una scelta così rilevante, con conseguenze sportive, economiche e patrimoniali, avrebbe dovuto seguire lo stesso percorso dell’atto originario e passare nuovamente dal Consiglio.
Nel ricorso c’è poi il tema economico. Il Cosenza sostiene di aver sostenuto interventi di manutenzione straordinaria sull’impianto per oltre un milione di euro. Se il TAR non dovesse annullare gli atti del Comune, la società chiede in subordine un indennizzo pari almeno a 1.008.911 euro, cioè il valore delle opere realizzate sullo stadio e non asportabili.
Il messaggio degli avvocati del Cosenza a Caruso è netto: il Comune, secondo la tesi del club, aveva alternative meno traumatiche e più rispettose della convenzione, della gara e dell’interesse pubblico. Invece avrebbe scelto la strada più dura, costringendo la squadra a indicare lo “Scida” di Crotone come campo casalingo per la prossima stagione. Ora toccherà al TAR stabilire se il Marulla sia stato negato per reali ragioni tecniche o, come sostiene il Cosenza, sulla base di atti illegittimi, sproporzionati e contraddittori.


