Sette mesi dopo quel volo dal terzo piano che aveva fatto temere il peggio, Rocco è tornato a casa. E Acri lo ha accolto come si accoglie chi torna da una battaglia che sembrava essere impossibile da vincere. In piazza Don Francesco Nigro, nella frazione di San Giacomo d’Acri dove vive con la sua famiglia, c’era un’intera comunità ad aspettarlo: amici, vicini, parenti, bambini, istituzioni. Palloncini, dolci, applausi, abbracci e occhi lucidi per il ritorno del ragazzo arrivato da Roma, dove era ricoverato dal 22 ottobre scorso dopo la drammatica caduta da un balcone di un bed and breakfast in zona Tiburtina.

Visibilmente emozionato, Rocco ha trovato la forza di rivolgersi a chi lo attendeva con poche parole: «Grazie a tutti per essere qui, adesso voglio mangiare la torta». Un momento che ha commosso tutti, a partire dai genitori Santina ed Enrico, che in questi sette mesi non hanno mai lasciato solo il figlio, affrontando il lungo percorso tra terapia intensiva, interventi chirurgici e riabilitazione all’ospedale pediatrico Bambino Gesù. Ad accogliere Rocco anche il sindaco di Acri, Pino Capalbo, e il parroco don Espedito, che hanno voluto testimoniare la vicinanza dell’intera città a una famiglia diventata simbolo di speranza e resilienza.

Il ritorno a casa segna una nuova tappa del percorso di recupero. Rocco continuerà infatti le cure e la terapia ad Acri per superare i problemi tendinei residui e completare il recupero.

Ai microfoni del network LaC, il padre Enrico ha raccontato il significato di questa giornata, ammettendo di non aspettarsi una partecipazione così ampia: «Francamente no, non me l’aspettavo. È stata tanta la commozione nel vedere tutta questa gente. La comunità c’è stata dal primo all’ultimo giorno, ho sentito la vicinanza di tutti».

Nel suo racconto torna il peso di questi mesi trascorsi in ospedale a Roma: «È stato molto duro – ci dice – . Siamo entrati in un mondo surreale senza volerlo. Stare sette mesi in un ospedale pediatrico è qualcosa che ti cambia. Lui ha affrontato quasi trenta giorni di coma, cinquantatré giorni di immobilità, tantissime ore di interventi. Oggi però siamo qui, ed è quello che conta».

Enrico usa spesso la parola miracolo, legandola a quanto accaduto quella mattina di ottobre: «Sì, io credo che sia stato un miracolo. Prima ci dicevano che non ce l’avrebbe fatta, poi che avrebbe potuto restare in stato vegetativo. Oggi invece parla, legge, scrive, interagisce. Questo per noi conta».

Altrettanto toccante è la testimonianza della madre Santina, che in questi mesi ha affidato alla fede una parte importante della propria resistenza emotiva: «Un’accoglienza così non ce l’aspettavamo – ha affermato – . Pensavamo a qualcosa di bello, certo, ma non a una partecipazione di queste dimensioni. È stato molto emozionante».

 Poi il racconto torna ai giorni immediatamente successivi all’incidente, quando le condizioni di Rocco erano particolarmente gravi. Santina ricorda un episodio che considera centrale nel proprio percorso vissuto in ospedale: «Il 24 ottobre, mentre Rocco era in sala operatoria in una situazione molto critica, ho ricevuto un messaggio di speranza dalla veggente di Crosia Anna Biasi, che mi ha detto che dovevo stare tranquilla perchè  la Madonna era con mio figlio e un angelo dal cielo aveva preso Rocco e lo aveva fatto dondolare.  Io seguivo già da anni un gruppo di preghiera legato alla Madonna di Mirto Crosia e in quel momento avevo chiesto semplicemente preghiere, niente di più».

La madre spiega che in quelle ore il quadro clinico era molto delicato: «Si parlava di complicazioni importanti, di pressione intracranica molto alta, di una situazione davvero pesante. Io ero andata in chiesa a pregare. In quel momento quel messaggio è arrivato come un conforto».

Santina racconta di aver interpretato quelle parole come un segno di speranza: «Mi scrissero di stare tranquilla, che la Madonna era vicina a Rocco, che sarebbe tornato tutto come prima. In una situazione del genere, quando sei una madre e ti trovi davanti a tanta incertezza, ti aggrappi a tutto ciò che ti dà forza».

Nel racconto della donna c’è anche un passaggio che lega questa esperienza a quanto riferito dal figlio dopo il risveglio. «Quando Rocco si è svegliato, una delle prime cose che mi ha detto è stata: “Mamma, mi ha preso un bambino fortissimo e bellissimo e mi ha messo in una camera”. Sono parole che mi hanno colpita molto, anche per ciò che avevo vissuto nei giorni precedenti».

Per Santina, il termine miracolo nasce da questo intreccio tra il percorso medico e la dimensione spirituale: «Io rispetto profondamente il lavoro dei medici, che è stato straordinario, ma da madre ho vissuto anche un’altra dimensione. Quando vedi tuo figlio in condizioni così critiche e poi assisti a questo recupero, è naturale leggere tutto con gli occhi della fede».

La madre racconta anche la mobilitazione della comunità: «Ci sono state tantissime preghiere, soprattutto dalle comunità di Acri e Cirò  Marina, arrivavano messaggi, attestati di vicinanza. Anche persone di altri luoghi ci hanno fatto sentire il loro sostegno».

Nel lungo periodo trascorso al Bambino Gesù, Santina dice di aver condiviso speranze e paure con altre famiglie: «Ho incontrato tante mamme che vivevano momenti difficili. A tutte dicevo di non perdere la fede. Quando sei lì, tra quelle stanze, hai bisogno di credere che qualcosa possa cambiare». Infine il ringraziamento al personale sanitario del Bambino Gesù: «I medici hanno fatto un lavoro enorme. Anche loro hanno seguito questo percorso passo dopo passo. Al momento delle dimissioni ci hanno abbracciato con sincera partecipazione».