La Corte di assise di Potenza assolve l’imputato reggino dal reato associativo. Il precedente nel processo Valle dell’Esaro e gli altri esiti
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Antonio Giannetta è stato assolto dall’accusa associativa legata al narcotraffico nel processo scaturito da un’indagine della Dda di Potenza, che ha coinvolto imputati pugliesi, lucani e calabresi della provincia di Reggio Calabria. La Corte di assise di Potenza, presieduta da Rosario Baglioni, ha pronunciato il dispositivo il 6 ottobre 2026.
Giannetta, indicato nell’ipotesi accusatoria come capo di un presunto sottogruppo, è stato assolto dal reato associativo contestato al capo 1 «per non aver commesso il fatto», ai sensi dell’articolo 530, comma 2, del codice di procedura penale.
Il dispositivo distingue questo esito dalle decisioni relative alle altre contestazioni a suo carico. Per il capo 40, limitatamente all’episodio del 21 novembre 2015, la Corte ha pronunciato assoluzione «perché il fatto non sussiste». Per il capo 39 e per il capo 40, limitatamente all’episodio dell’11 febbraio 2016, ha invece dichiarato non doversi procedere per intervenuta prescrizione.
Il precedente nel processo Valle dell’Esaro
Per Giannetta (difeso dall’avvocato Gianpiero Calabrese) si tratta di un’altra assoluzione dall’accusa associativa legata al narcotraffico. Nel processo Valle dell’Esaro era stato assolto dall’accusa di narcotraffico in favore del presunto gruppo Presta di Roggiano Gravina, mentre era stato condannato per un episodio di spaccio.
Le condanne pronunciate dalla Corte
Per gli imputati riconosciuti colpevoli del reato associativo al capo 1, la Corte ha riqualificato la contestazione ai sensi dell’articolo 74, commi 1, 2 e 6, del D.P.R. 309/1990, escludendo le aggravanti previste dall’articolo 74, comma 4, e dall’articolo 416-bis.1 del codice penale. I reati contestati ai sensi dell’articolo 73 sono stati qualificati nella fattispecie del comma 5, con l’eccezione del capo 38.
Le pene inflitte sono:
- Gerardo Schettino: 7 anni di reclusione.
- Nicola Lo Franco: 10 anni di reclusione.
- Domenico Porcelli: 8 anni e 4 mesi di reclusione.
- Nunzio Larizza: 9 anni di reclusione.
- Domenico Bianco: 6 anni e 6 mesi di reclusione.
- Gianfranco Maiorano: 7 anni di reclusione.
- Giuseppe Signorile: 10 anni e 2 mesi di reclusione e 3.750 euro di multa.
- Daniele Tutino: 6 anni e 6 mesi di reclusione.
- Franceschino Venezia: 7 anni di reclusione.
- Giuseppe Lopatriello: 7 anni di reclusione.
- Casimiro Santarcangelo: 6 anni e 6 mesi di reclusione.
- Michele Renna: 6 anni e 6 mesi di reclusione.
- Vittorio Corrado: 2 anni di reclusione e 4.000 euro di multa.
- Antonio Maddaloni: 6 anni di reclusione e 6.000 euro di multa.
- Luigi Fusato: 2 anni di reclusione e 4.000 euro di multa.
- Francesco Pellegrino: 2 anni di reclusione e 4.000 euro di multa.
- Said Chariki: 2 anni di reclusione e 4.000 euro di multa.
- Nouredine Azzouz: 2 anni di reclusione e 4.000 euro di multa.
- Giuliano D’Amilo: 2 anni di reclusione e 4.000 euro di multa.
Le assoluzioni
Le assoluzioni, pronunciate ai sensi dell’articolo 530, comma 2, del codice di procedura penale, riguardano le seguenti contestazioni. Per alcuni imputati coesistono con condanne relative ad altri capi.
- Antonio Giannetta: assolto dal capo 1 per non aver commesso il fatto e dal capo 40, limitatamente all’episodio del 21 novembre 2015, perché il fatto non sussiste.
- Pawel Jan Federkiewicz, Loredana Fanelli, Francesco Spizzico, Vito Malizia, Marco Bruno, Pietro Suriano, Giuseppe Battafarano, Vittorio Corrado, Pietro Giovanni Galetta, Carmine Vincenzo Lerose e Domenico Marino: assolti dal capo 1 per non aver commesso il fatto.
- Antonio Maddaloni: assolto dal capo 3 per non aver commesso il fatto.
- Gerardo Schettino, Pietro Giovanni Galetta, Carmine Vincenzo Lerose, Domenico Marino e Giovanni Bruno: assolti dal capo 45 perché il fatto non sussiste.
- Loredana Fanelli: assolta dal capo 5 per non aver commesso il fatto.
- Giovanni Bruno: assolto dal capo 40, limitatamente all’episodio del 21 novembre 2015, perché il fatto non sussiste.
- Giovanni Signorile: assolto dai capi 16 e 19 per non aver commesso il fatto.
- Franceschino Venezia e Nunzio Larizza: assolti dal capo 23 per non aver commesso il fatto.
- Dritan Naci: assolto dai capi 23 e 24 per non aver commesso il fatto.
- Francesco Spizzico: assolto dai capi 11 e 12 per non aver commesso il fatto.
- Vito Malizia: assolto dal capo 15 per non aver commesso il fatto.
- Marco Bruno: assolto dai capi 24 e 26 per non aver commesso il fatto.
- Daniele Tutino: assolto dal capo 27 per non aver commesso il fatto.
- Giuseppe Battafarano: assolto dal capo 42 per non aver commesso il fatto.
- Francesco De Bonis: assolto dal capo 2 per non aver commesso il fatto.
- Francesco Di Gregorio e Francesco Pellegrino: assolti dal capo 23 per non aver commesso il fatto.
- Nouredine Azzouz: assolto dai capi 33 e 44 per non aver commesso il fatto.
- Vincenzo Luigi Celico: assolto dal capo 37 per non aver commesso il fatto.
- Giuliano D’Amilo: assolto dal capo 38 per non aver commesso il fatto.
- Berardino Sforza: assolto dal capo 34 per non aver commesso il fatto.
- Gianina Baciu (difesa dall’avvocato Marco Caraffa): assolta dal capo 39 per non aver commesso il fatto.
- Kamal Azili: assolto dal capo 44 per non aver commesso il fatto.
Le prescrizioni e gli altri esiti
La Corte ha inoltre dichiarato non doversi procedere per intervenuta prescrizione nei confronti dei seguenti imputati, per i capi indicati:
- Giuseppe Schettino: capi 1, 2, 21, 22 e 43.
- Giovanni Bruno: capi 1, 2, 5, 6, 8, 9, 13, 15, 20, 21, 22, 23, 24, 25, 26, 27, 39, 40 limitatamente all’episodio dell’11 febbraio 2016, 41, 42 e 43.
- Vincenzo Porcelli: capi 1, 26, 27, 28 e 29.
- Giovanni Signorile: capi 1, 13, 14, 15 e 18.
- Antonio Giannetta: capo 39 e capo 40 limitatamente all’episodio dell’11 febbraio 2016.
- Pawel Jan Federkiewicz: capo 7.
- Carmine Barca: capo 39.
- Dritan Naci: capi 1, 20, 21, 22 e 25.
- Francesco Nicoletti: capi 1, 16 e 17.
- Luigi Carrassi: capo 16.
- Francesco Bellino e Giuseppe Olivelli: capi 1 e 41.
- Giampietro Lo Franco: capi 1, 12, 15, 16 e 41.
- Pietro Suriano: capo 42.
- Giuseppe Battafarano: capo 25.
- Vincenzo Luigi Celico e Ivan Verardo: capo 36.
- Gianluca Adinolfi: capo 35.
Per Luigi Fusato e Nicola Di Cosola, relativamente al capo 11, è stato dichiarato non doversi procedere per l’esistenza di un giudicato sui medesimi fatti. Per Leonardo Salvatore Gianluca Donadio, relativamente ai capi 1, 21, 24 e 42, i reati sono stati dichiarati estinti per la morte dell’imputato.
La Corte ha disposto la confisca e la distruzione dello stupefacente e degli strumenti da taglio e confezionamento sequestrati, oltre alla confisca degli altri beni indicati nel dispositivo e alla devoluzione delle armi e delle munizioni alla competente Direzione di artiglieria.
Il termine per il deposito delle motivazioni è stato fissato in 90 giorni, in relazione al numero degli imputati, alla gravità delle contestazioni e alla complessità dell’istruttoria.

