Un gattino trovato morto e diversi animali in condizioni di malessere nei giorni successivi al ritrovamento. Presentata segnalazione al Comune e alle Forze dell'Ordine: chiesti sopralluogo, bonifica dell'area e verifica su eventuali interventi di derattizzazione
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Poteva finire molto peggio. Una bambina di appena quattro anni ha notato una bustina verde nel giardino di casa e, invece di raccoglierla o aprirla, ha chiesto al padre cosa fosse. All'interno, quello che a tutti gli effetti appare essere un prodotto topicida: un'esca avvelenata, abbandonata — o dispersa — in un'area privata frequentata quotidianamente da bambini e animali. È da questo episodio, avvenuto nei giorni scorsi a Serra Miceli, che nasce una vicenda che solleva interrogativi seri sulla sicurezza del quartiere e sulla gestione dei prodotti tossici sul territorio.
Prima di tutto una questione di sicurezza pubblica
Il punto centrale non riguarda soltanto gli animali. Una bustina di veleno alla portata di una bambina di quattro anni è, prima di ogni altra considerazione, un problema di incolumità pubblica. I topiciin commercio contengono principi attivi anticoagulanti altamente tossici anche per l'uomo, e la normativa ne disciplina rigorosamente l'utilizzo: le esche devono essere collocate in contenitori di sicurezza chiusi, segnalati e inaccessibili a bambini e animali non bersaglio.
Una bustina lanciata o abbandonata in un giardino privato o a bordo strada non risponde a nessuno di questi criteri. Al momento non esistono elementi per stabilire chi abbia lasciato l'esca, né se vi sia stata un'intenzione deliberata. L'auspicio è che non si tratti di un gesto volontario contro gli animali, ma di una grave negligenza nell'uso di prodotti per la lotta ai roditori. In entrambi i casi, però, i fatti richiedono accertamenti: l'abbandono di esche avvelenate in aree accessibili configura una condotta rilevante anche sul piano penale, e l'avvelenamento di animali è un reato previsto dall'articolo 544-bis del codice penale.
La triste scomparsa dei gatti dal quartiere
A rendere il quadro ancora più inquietante è ciò che è accaduto nei giorni immediatamente successivi. A circa tre o quattro giorni dal ritrovamento, gran parte dei gatti che abitualmente frequentavano il quartiere è scomparsa. Alcuni animali avvistati avrebbero mostrato evidenti segni di malessere compatibili con un avvelenamento. Almeno un gattino è stato rinvenuto morto.
Soltanto gli esami veterinari e tossicologici potranno stabilire se esista un nesso tra la presenza del topicida e la sorte degli animali. Ma la sequenza temporale impone, quantomeno, di non archiviare l'episodio come una coincidenza. La situazione è stata segnalata al Comune di Castrolibero, agli uffici competenti e alle Forze dell'Ordine.
Chiedendo un sopralluogo immediato nell'area, con verifica dell'eventuale presenza di altre esche; l'accertamento di eventuali interventi di derattizzazione effettuati di recente nella zona e, in caso affermativo, con quali prodotti e con quali modalità di posizionamento; l'avvio degli esami tossicologici su eventuali animali deceduti rinvenuti, per chiarire le cause della morte.
Le colonie feline sono una risorsa
Il caso riapre anche un tema che a Castrolibero attende da tempo una risposta strutturata: la tutela delle colonie feline. All'amministrazione comunale è stata chiesta una ricognizione e un censimento delle colonie presenti sul territorio, presupposto indispensabile per politiche organiche di tutela, sterilizzazione e gestione, come peraltro previsto dalla legge 281/1991 e dalla normativa regionale. Non si tratta di una battaglia "di nicchia" per chi ama gli animali.
In un territorio come quello di Castrolibero, caratterizzato da giardini, campagne e ampie aree verdi, una popolazione felina correttamente gestita svolge una funzione ecologica concreta: contribuisce al controllo naturale dei roditori e riduce la necessità di ricorrere sistematicamente a sostanze velenose. Esattamente quelle sostanze che oggi sono al centro di questa vicenda.
Una bustina di veleno raggiungibile da una bambina di quattro anni non è un incidente privato: è un problema che riguarda l'intera comunità. Occorre capire cosa sia accaduto, bonificare l'area da eventuali altre esche e accertare le responsabilità. E occorre che il Comune colga l'occasione per dotarsi di strumenti seri di gestione del territorio, dei suoi animali e dei prodotti tossici che vi circolano. Perché la prossima volta potrebbe non esserci una bambina prudente che chiede al padre cos'è quella confezione verde.
La posizione del Comune di Castrolibero
L’assessore al randigismo del Comune di Castrolibero Ilio Perri fa sapere che in giornata manderà i vigili per effettuare un sopralluogo. Da parte dell’amministrazione comunale, quindi, massima disponibilità in merito a questa vicenda.

