Il gup di Catanzaro ha definito l’udienza preliminare dell’inchiesta sul presunto gruppo Scornaienchi, indicato dalla Dda di Catanzaro come operativo tra Cetraro e il Tirreno cosentino e ritenuto, nell’impostazione accusatoria, sotto l’influenza del clan Muto di Cetraro. Il procedimento si sdoppia: il rito abbreviato inizierà il 24 aprile, mentre il rito ordinario prenderà il via il 24 giugno.

I due calendari processuali

Saranno giudicati con rito abbreviato: Giuseppe Antonuccio, Marco Antonuccio, Vincenzo Bufanio, Fedele Cipolla, Giuseppe Ferraro, Ido Carmine Petruzzi, Giuseppe Scornaienchi, Giuseppe Spanò, Claudio Vattimo.

Sono stati invece rinviati a giudizio con rito ordinario: Silvio Bianco, Severino Caruso, Angelo Ferraro, Rocco Grillo, Mauro Leone, Leopoldo Losardo, Michele Macrì, Antonio Palermo, Massimiliano Piazza, Marcello Ricco, Brunello Settecerze e Angelo Lorenzo Tripicchio.

Il contesto investigativo: l’inchiesta chiusa dalla Dda e le accuse

Il passaggio davanti al gup arriva dopo la chiusura delle indagini disposta dalla Dda su un fascicolo che, a settembre 2025, aveva acceso i riflettori su una sequenza di intimidazioni, tentate estorsioni e “colpi” tra Cetraro, Belvedere Marittimo e Sangineto. L’avviso di conclusione indagini – atto che precede l’eventuale richiesta di rinvio a giudizio, poi sfociata nelle determinazioni dell’udienza preliminare – ha cristallizzato il quadro accusatorio costruito nella fase delle indagini preliminari.

L’indagine era sfociata il 25 settembre 2025, quando i Carabinieri del Comando provinciale di Cosenza, con il supporto delle articolazioni specialistiche e il coordinamento della Dda, avevano eseguito un’ordinanza cautelare del gip distrettuale nei confronti di otto indagati. In quella fase venivano contestati, a vario titolo, un ventaglio di reati che comprendeva tentate estorsioni, furti aggravati (tentati e consumati), detenzione e porto di esplosivi, armi da fuoco e strumenti atti ad offendere, oltre a ipotesi di ricettazione, riciclaggio e lesioni personali, con l’aggravante del metodo mafioso per alcuni episodi.

Secondo quanto ricostruito negli atti, il cuore investigativo si era sviluppato a partire da ottobre 2022 e aveva visto operare in prima battuta i Carabinieri della Compagnia di Paola, con segmenti curati anche dal Reparto operativo – Nucleo investigativo del Comando provinciale di Cosenza. L’impianto si fonda su attività tecniche e intercettive, analisi di videosorveglianza e riscontri sul campo.

I due filoni: tentate estorsioni e assalti ai bancomat

Nel fascicolo vengono ricondotti al presunto gruppo due filoni principali. Il primo riguarda le presunte estorsioni e le pressioni ai danni di imprenditori e attività economiche in ambiti diversi. Tra gli episodi richiamati compare anche un fatto del 14 agosto 2025 collegato – nella prospettazione investigativa – a un’azione ritenuta intimidatoria davanti a una discoteca di Sangineto, dove sarebbero stati esplosi colpi d’arma da fuoco.

Un secondo blocco di contestazioni riguarda una presunta pressione esercitata su una clinica privata di Belvedere Marittimo, con episodi distinti tra incendi, sopralluoghi e un ordigno esplosivo che avrebbe danneggiato la camera mortuaria della struttura. La lettura della Procura antimafia di Catanzaro è che si sia trattato di azioni mirate a intimidire e indurre a consegne di denaro, anche quando l’evento estorsivo non si sarebbe concretizzato per cause indipendenti dalla volontà degli indagati.

Il secondo filone ricostruito dagli inquirenti riguarda i furti aggravati e in particolare due tentativi di assalto agli sportelli automatici con la cosiddetta “marmotta”, tra maggio e giugno 2023, ai danni degli uffici postali di Belvedere Marittimo e Cetraro. In almeno uno dei due episodi, gli atti richiamano un filmato di videosorveglianza utilizzato dagli investigatori per ricostruire fasi e movimenti. Nel quadro vengono inoltre citate ipotesi di ricettazione di auto e targhe ritenute funzionali ad altri delitti, oltre alla detenzione di armi ed esplosivi indicati come strumentali ad azioni intimidatorie.

Il nodo “mafioso” e la linea prudente del gip in cautelare

Nella fase cautelare, pur riconoscendo la gravità delle condotte contestate e la disponibilità di armi ed esplosivi, il gip distrettuale aveva adottato un’impostazione prudente sul piano dell’inquadramento, escludendo allo stato la sussistenza di una autonoma associazione di stampo mafioso e riqualificando l’ipotesi principale della Dda in una associazione per delinquere “semplice”, lasciando però in campo – per singoli episodi – la contestazione del metodo mafioso come aggravante legata alle modalità intimidatorie.