Ieri il verdetto di primo grado a Castrovillari. Condannati la guida escursionistica Giovanni Vangieri e il primo cittadino Tocci: «Accetto con una serenità amara, mi considero il Tortora dei sindaci»
Tutti gli articoli di Cronaca
PHOTO
Ci sono voluti quasi otto anni dal dramma che ha sconvolto la Calabria e l’Italia intera affinchè il Tribunale collegiale di Castrovillari pronunciasse la tanto attesa sentenza di primo grado per la tragedia delle Gole del Raganello del 20 agosto 2018 quando un’improvvisa e devastante ondata di piena travolse un gruppo di escursionisti all’interno delle gole, nel territorio di Civita, spezzando la vita di dieci persone e ferendone numerose altre. Il verdetto ha assegnato le responsabilità legali di quella giornata drammatica.
Il Tribunale ha condannato il sindaco di Civita, Alessandro Tocci, alla pena di 4 anni e 1 mese di reclusione. Insieme a lui, è stato condannato a 3 anni e 5 mesi la guida escursionistica Giovanni Vangieri, mentre per tutti gli altri imputati inizialmente coinvolti nel filone processuale è scattata l'assoluzione.
Una decisione che il Sindaco Tocci, visibilmente scosso dopo la lettura del dispositivo, accoglie con forte sofferenza, ma nel rispetto delle istituzioni: «Sicuramente è una sentenza non condivisibile – confida con rammarico ai nostri microfoni - però, da cittadino l'accetto. Non dico che l'accetto con serenità ma l'accetto, ma soprattutto mi domando e dico come mai, come è possibile, che quando tutte le parti, parti civili, i nostri avvocati, il Pm stesso chiedevano un confronto fra loro, fra i CTU della procura e i nostri tecnici per dirimere quello che è il vero problema di questa storia, se è un evento prevedibile o imprevedibile?».
Al centro dello scontro giudiziario il complesso tema scientifico della prevedibilità dell’evento meteorologico e della conseguente gestione dell'allerta. Se da una parte le perizie e i consulenti tecnici d'ufficio (CTU) della Procura hanno infatti insistito sul fatto che i tempi di ritorno di un simile fenomeno fossero “ristretti” (circa 15 mesi), configurando l'ondata come prevedibile, dall’altra, la difesa e i consulenti tecnici della comunità locale e del sindaco Tocci hanno sempre sostenuto l'eccezionalità assoluta della piena, stimando tempi di ritorno ben più ampi. Tocci esprime tutto il suo rammarico per il mancato dialogo tra gli esperti in aula: «La prevedibilità che hanno dato i CTU erano in 15 mesi i tempi di ritorno, i nostri tecnici dei 400 ai 1.000 anni. Il collegio dei giudici ha deciso di andare avanti e non tener conto di questo. Questa è la prima, forse, pietra miliare per capire se è un processo che mi ha dato la possibilità di avere contezza di tutto quello che era successo in questa storia tragica che ha coinvolto la scomparsa di 10 persone, che lasciano il Sindaco di Civita e la sua comunità senza nessuna possibilità di rispondere».
La sentenza di primo grado segna una tappa fondamentale e dolorosa di questa vicenda. Mentre le famiglie delle dieci vittime continuano a chiedere che sia fatta piena luce sulla sicurezza del sito naturalistico, Tocci si prepara già a impugnare il verdetto nei successivi gradi di giudizio, parlando apertamente di una profonda ingiustizia e richiamando un celebre e storico caso di cronaca giudiziaria italiana: «Risponderemo chiaramente in Appello e in Cassazione, però una riflessione molto amara è quella di non aver avuto forse giustizia. Penso che l'ingiustizia della giustizia avuta nei miei confronti abbia raggiunto il massimo della pena che mi possono aver combinato in questa occasione – conclude il sindaco di Civita Alessandro Tocci - l’accetto con una serenità amara e vorrei con tranquillità dire quello che ha detto, l'ho ricordato quasi ogni notte, quello che diceva Enzo Tortora: io mi considero il Tortora dei sindaci. Io ho la coscienza a posto, sono innocente, non so se anche altri hanno la stessa coscienza e la stessa serenità che a me manca».


