Il commento sulla morte della figlia di Lea Garofalo a margine dell’iniziativa questa mattina a Catanzaro. L’arcivescovo di Cassano ammonisce: «Cerchiamo di essere più vigilanti, prevalga la giustizia del noi»
Tutti gli articoli di Cronaca
PHOTO
«Il suicidio di Denise Garofalo, detto senza retorica, ha graffiato violentemente il mio cuore pensante e la mia coscienza. Mi sono chiesto perché - oltre alle vicissitudini della mamma - ancora oggi un suicidio, quindi una violenza a sé stessi». È questo il commento dell’arcivescovo della diocesi di Cassano allo Ionio e vicepresidente della Cei, Francesco Savino. A margine dell’incontro – avvenuto in mattinata con la rettrice dell’università Cattolica del Sacro Cuore a Catanzaro – Savino ha commentato il suicidio della giovane figlia di Lea Garofalo.
«Mi chiedo cosa potevamo fare e non abbiamo fatto, cos’è mancato in termini di prevenzione da parte della società civile, da parte della chiesa». Savino ha quindi evidenziato come: «Il primo pensiero che mi viene è di chiedere perdono a Denise, se siamo venuti meno ad atteggiamenti propositivi o di accompagnamento alla sua persona sia come società civile che come chiesa. Poi un altro sentimento che mi sento di condividere, oltre a chiedere perdono a Denise, vorrei anche dire a tutti per cortesia, per favore cerchiamo di essere più vigilanti, mettiamoci più insieme. Prevalga anche qui la legalità, la giustizia del noi per evitare tanti altri casi di Lea e Denise».

