Nel processo ordinario sollevate due questioni: il deposito dell’impugnazione e il mancato rinvio per legittimo impedimento
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L’inammissibilità dell’appello proposto dalla Dda di Catanzaro e la riapertura dell’istruttoria dibattimentale. Sono queste le richieste avanzate dal collegio difensivo nel processo ordinario nato dall’inchiesta Reset, la maxi indagine della Procura distrettuale antimafia contro la ’ndrangheta cosentina, approdata davanti alla Corte d’Appello di Catanzaro.
Secondo la prospettazione dei difensori, i pubblici ministeri avrebbero impugnato la sentenza emessa dal Tribunale collegiale di Cosenza non attraverso il deposito telematico, ma in forma ordinaria. Una scelta che, secondo quanto si apprende, sarebbe maturata nel giorno di scadenza dei termini, quando si sarebbe verificato un problema sui circuiti telematici. Da qui l’eccezione sollevata dalla difesa sulla validità dell’appello della pubblica accusa.
La seconda questione riguarda invece il mancato accoglimento del legittimo impedimento degli avvocati Fiorella Bozzarello e Laura Gaetano. Le due penaliste, nell’udienza in cui venne sentito il collaboratore di giustizia Francesco Greco, erano impegnate davanti alla Corte di Cassazione per un’udienza cautelare relativa al processo Recovery, procedimento nel quale risultavano entrambe uniche difensori nominate.
Sul tema del legittimo impedimento, la difesa ha richiamato un precedente della Suprema Corte. La Cassazione, in un altro procedimento, aveva annullato la sentenza con cui il Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto aveva condannato un imputato a 4mila euro di ammenda per il reato di porto ingiustificato di coltello a serramanico, riconoscendo la violazione del diritto di difesa.
In quel caso, al centro della decisione c’era il rigetto dell’istanza di rinvio presentata dal difensore dell’imputato, impegnato nella stessa data in un altro procedimento davanti alla Cassazione.
Per questa ragione, l’avvocato Bozzarello ha chiesto la riapertura dell’istruttoria dibattimentale e una nuova audizione del pentito Francesco Greco.
Il processo Reset, nel giudizio di primo grado, ha riconosciuto l’esistenza di un’unica associazione mafiosa nell’area cosentina, divenuta confederata dopo la pax siglata tra il clan degli “zingari” di Cosenza e il gruppo “Lanzino-Patitucci”. In questo quadro, Francesco Patitucci è stato indicato dagli investigatori come vertice della piramide criminale.
Il processo davanti alla Corte d’Appello di Catanzaro è stato aggiornato al 21 ottobre.




