“Cassandra, l’amaro dono” arriva al PTP di Tarsia il 31 gennaio con una messa in scena che si annuncia profondamente contemporanea. Lo spettacolo, produzione Le Sei Sorelle, è scritto e interpretato da Stefania De Cola, che riporta Cassandra al centro del mito liberandola dalla condanna iconografica a cui la narrazione classica l’aveva relegata: non più figura marginale, non più voce che grida nel vuoto, ma presenza viva, lucida, ferita e lucidamente consapevole del proprio destino.

«Cassandra è certamente fra le figure più note della guerra di Troia - ci racconta - ma nonostante questo resta inafferrabile. Figlia del re Priamo, ha ricevuto da Apollo il dono di predire il futuro; a seguito di un suo rifiuto, però, il dio decise di punirla: nessuno le avrebbe mai creduto. Questa condanna la costringe a una vita solitaria e noi ci siamo interessati proprio alla sua marginalità, condizione dolorosa ma allo stesso tempo posizione privilegiata per osservare un ambiente e scorgere ciò che agli altri resta nascosto».

De Cola spoglia Cassandra dagli orpelli tragici più prevedibili e la riconduce alla radice della sua condanna: il sapere che non salva, la parola che non muta gli eventi, la solitudine della premonizione. In scena non c’è una sacerdotessa distante, ma una donna che pensa, si interroga, rievoca e resiste. La sua voce attraversa Omero, Eschilo, Euripide e Virgilio, ma ne esce autonoma, ricostruita, reinventata.

«Rileggendo Omero, Eschilo, Euripide, Virgilio, abbiamo l’impressione di trovarci di fronte sempre a una donna diversa, cosa che non accade per la maggior parte dei personaggi dello stesso ciclo, per i quali — pur con differenze — è possibile individuare caratteristiche stabili e riconosciute. In questo lavoro, il nostro immaginario ha provato a delineare una Cassandra in carne e ossa che si muove solitaria in un contesto familiare e sociale. Ripercorrendo una strada lunga millenni, ci siamo serviti del mito per riflettere sul nostro tempo».

Lo spettacolo procede per visioni e fratture narrative che si intrecciano al presente. Non c’è solo il mito, c’è ciò che il mito oggi illumina: il rifiuto dell’ascolto, la violenza simbolica, l’isolamento di chi vede e non viene creduto, la fragilità di una verità scomoda. Cassandra diventa una figura attraverso cui parlare del nostro tempo — delle sue ansie, dei suoi collassi emotivi, della sua incapacità di leggere i segni prima del disastro.

La regia insiste su un linguaggio essenziale, quasi ascetico, che affida alla voce e al corpo dell’attrice la forza evocativa dell’intero universo narrativo. La scena si apre così a un viaggio attraverso epoche e rovine: Troia, il destino, le guerre, ma anche le nostre crepe moderne.

«Lo spettacolo è prodotto dall’Associazione Culturale Le Sei Sorelle, che ringrazio molto, soprattutto Francesca Marchese, che è stata una grande sostenitrice di questo progetto».